Rispondi a: Inganno e religione

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#304703

Omega
Partecipante

@wind said:
io non appartengo assolutamente ad alcun gruppo di pensiero,

Soltanto quell’essere umano che dichiara di non sapere nulla su nessun argomento, non appartiene ad una corrente di pensiero. Lo so, che è una brutta notizia, per molti.

@wind said:
non vado cercandomi guru nè dò soldi e finanzio alcuno nè vengo finanziata, nè faccio la propaganda a nessun gruppo organizzato mondiale

Cercare il guru non ci rende più umani, anzi; i soldi sono l’invenzione del diavolo, la fonte di ogni male – l’umanità non si vende e non si compra; fare la propaganda è un nostro diritto, tra l’altro sancito dalla Costituzione, non bisogna vergognarsi del Buddha, del Cristo, di Muhammad, di Castaneda, del Maitreya, o più semplicemente della nostra filosofia personalissima qualunque essa sia.

@wind said:
Non sono religiosa e non mi devo scrollare di dosso alcun peccato originale

Essere religiosi ovviamente non significa scrollare di dosso il peccato originale (che non esiste) ma armonizzarsi con l’infinito che siamo. “Religere” vuol dire essere coscienti del legame con il Tutto e con il Prossimo. Per contro, non essere religiosi vuol dire non essere coscienti del legame con il Tutto e con il Prossimo.

@wind said:
nè ho bisogno del guru di turno che dovrebbe valutare se la mia persona è abbastanza “spirituale” rispetto alla sua e Guidarmi… dove?

Il maestro specchia l’allievo in modo da vedere se stesso più chiaramente. Una volta che l’allievo si è potuto vedere più chiaramente, sceglie il da farsi. Non è il maestro a guidare l’allievo – sarebbe un’assurdità – ma è l’allievo a guidare il maestro. Questa non te l’aspettavi, eh? Nessun maestro serio si sognerebbe mai di dire ad un allievo che cosa fare o pensare, il suo obiettivo è aiutare l’allievo a compiere la sua “missione di vita”, missione scelta dall’allievo stesso, inscritta nell’anima o DNA dell’allievo – diverso per ognuno di noi. Il vero maestro non dirà mai “devi assomigliare a me”, piuttosto ti indicherà come essere differenti da lui – questo perché non esistono due coscienze uguali nel cosmo. Il maestro non conduce l’allievo da nessuna parte, bensì descrive gli ostacoli che lui ha dovuto superare per comprendere le leggi superiori, la conoscenza che permette all’allievo di progredire più rapidamente nel proprio percorso (quello che sente dentro) o di non rinunciare alla missione al primo ostacolo, insignificante ma apparentemente invalicabile. Il potere creativo di un cervello è grande ma il potere di molti cervelli è illimitato, per questo motivo la sinergia risulta uno degli strumenti più importanti per gli uomini di buona volontà che desiderano costruire una civiltà evoluta che rispetta la natura e la vera natura degli Esseri. Il maestro non dovrebbe atteggiarsi da maestro ovvero sopravvalutarsi e l’allievo non dovrebbe atteggiarsi da allievo ossia sottovalutarsi, perché quello che succede tra i due è un’interazione alla pari, l’uno aiuta l’altro e viceversa, ed i due sono Uno. Chi è che stabilisce il livello di “spiritualità” dell’allievo? Sempre l’allievo, altrimenti sarebbe una farsa. Non conta quello che accade fuori di noi ma quello che accade dentro di noi, così un bravo allievo non bada a quello che gli dice il maestro, ma alla reazione che hanno provocato le sue parole o anche la sola presenza del maestro, nell’anima/ coscienza profonda dell’allievo. La vera comunicazione non è verbale ma quella interiore, la quale non prevede ordini e comandi ma compassione e amore – e quello non fa male a nessuno. La paura del maestro è la paura di se stessi, il timore di scoprirti diverso da come ti sei immaginato. Che guai!