Rispondi a: l’ italia in rovina

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camillo
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Partecipante

I giornali sono pieni della “quasi spaccatura” all’interno del PD.
Tutti parlano della spaccatura ma NON si capisce il motivo:
COSA VUOLE LA MINORANZA PD?
Per cercare di far luce su questo mistero ho dovuto faticare MOLTO e non ho capito ancora bene il motivo.

Il giornalismo italiano FA SCHIFO!!!! NON INFORMA ma straparla a vanvera. Sembra un racconto di liti tra comari. Incredibile.
Mancano di concisione, efficacia, insomma manca l’aspetto concreto.

Se qualcuno ha capito perché la minoranza è così irrigidita ci può illuminare.
Qualcosa di concreto l’ho trovato qui:
http://www.ilfoglio.it/politica/2015/04/15/cosa-racconta-napolitano-sulla-minoranza-pd___1-v-127791-rubriche_c174.htm

Ma francamente non ho capito bene COSA VUOLE LA MINORANZA.
Se tutti dicono che il porcellum fa schifo perché lo preferirebbero?

Purtroppo mi sono fatto una cattiva idea, la minoranza ce l’ha con RENZI perché lo vede come un dittatore. Altra spiegazione non ne vedo.
Da ridere a crepapelle è poi la questione della democrazia all’interno di un partito.
Se fanno un’assemblea interna discutono, votano, allora esiste una linea votata democraticamente. Ma per alcuni questo non va bene, la democrazia esiste solo quando convalida le loro idee. Bel concetto di democrazia!!! Bravi l’Italia che è allo sfascio ha proprio bisogno di questo?

Per chi volesse farsi un’idea sulla legge riporto:
Addio coalizioni. Il premio di maggioranza alla lista sancisce la fine definitiva dello schema basato sulle coalizioni a cui ci siamo abituati negli ultimi vent’anni. Sarà la lista che arriva prima a ottenere la maggioranza assoluta dei seggi (al primo o al secondo turno) e a governare da sola. Attenzione però a non confondere la lista con il partito: com’è spesso successo nel passato, sarà sufficiente che due o più partiti si uniscano in una sola lista per aggirare il problema. È comunque una garanzia di solidità, visto che una lista ha un solo leader, un solo programma, un solo simbolo e un solo gruppo parlamentare. Insomma, la rottura è più difficile.

Capolista bloccato e preferenze. Nei 100 collegi i partiti che otterranno i voti necessari eleggeranno automaticamente il loro capolista, che è bloccato e deciso quindi dal partito. A partire dal secondo eletto funzioneranno le preferenze: sarà possibile segnalare due nomi sulla scheda elettorale, con alternanza di genere.

Doppio turno – Se al primo turno la lista più votata supera il 40%, conquista 340 seggi, ovvero una agevole maggioranza assoluta. Se nessun partito o lista dovesse raggiungere quota 40, si andrà al secondo turno tra i partiti più votati, chi vince conquista il ugualmente 340 seggi.

Soglie di sbarramento – Al 3% per tutti i partiti, mentre nella prima versione era del 12% per le coalizioni, dell’8% per i partiti non coalizzati, del 4% per i partiti coalizzati. Il premio di maggioranza alla lista fa piazza pulita di tutto questo, con una soglia di sbarramento sola, al 3%.

Entrata in vigore – Come clausola per evitare un ritorno troppo anticipato alle urne, l’Italicum entrerà in vigore il primo luglio 2016 e si applicherà solo alla Camera dei deputati, dal momento che, nel frattempo, il Senato dovrebbe essere riformato in senso non elettivo e depotenziato.
Si è discusso tantissimo dell’Italicum e dei suoi mille limiti, va però detto che, rispetto al Porcellum, si tratta di un consistente passo avanti. Innanzitutto perché, con il premio di maggioranza e il doppio turno, si ha la certezza di chi sarà il vincitore. Non saranno più possibili cambi di schema dell’ultimo minuto come avvenuto nel 2013, dal momento che la lista che vince ha la maggioranza. Certo, quella lista si può sempre spaccare e far venire meno la maggioranza assoluta, a quel punto torna in campo il meccanismo parlamentare della nostra Repubblica e nulla impedisce che risorgano le larghe intese, che questa avvenga, però, è sicuramente più difficile. Se vince una lista di sinistra, governa; se vince una lista di destra, idem. Lo schema insomma sarà molto più chiaro, fatta salva la nascita di un fantapolitico Partito della Nazione.

Altro problema è quello delle preferenze, che ci sono, ma vengono dopo i capilista bloccati. Una scelta che fa storcere il naso, ma che è comunque un passo avanti rispetto alla lista interamente bloccata che c’era nel Porcellum. Si sarebbe potuto optare per i collegi uninominali (ogni partito candida un suo uomo in piccoli collegi, chi arriva primo va in Parlamento e ha la responsabilità di essere il rappresentante di una porzione di territorio che lo ha eletto), ma putroppo la cosa non è davvero mai entrata nella discussione.

Il difetto principale è quello delle candidature plurime: i capilista potranno candidarsi fino in dieci collegi. Una stortura a cui siamo abituati ma che è il “male necessario” per salvaguardare i partiti più piccoli. Se il leader di partito sbagliasse collegio in cui candidarsi rischierebbe di restare fuori dal Parlamento. Niente di male dal punto di vista democratico, ma è una sorta di psicodramma per i leader dei partitini.

C’è poi il nodo dell’affluenza. Come si è fatto notare, oggi come oggi andrebbe al voto realisticamente il 60% degli italiani. Nel caso di un secondo turno, si parla del 40%. La lista che governerà, quindi, potrebbe essere stata eletto dal 20% circa del corpo elettorale. Ma un discorso simile può valere per ogni legge elettorale che vuole garantire la governabilità attraverso un premio di maggioranza.

Nel complesso, una legge elettorale con alcuni limiti e difetti; ma che nel rappresenta sicuramente un passo avanti che andava fatto rispetto al Porcellum, che negli ultimi dieci anni ha garantito solo ingovernabilità, un Senato eletto in maniera