Rispondi a: Dualità o non Dualità

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Guglielmo_Menegatti
Partecipante

Ciao a tutti
questo è il mio primo post in AG e per iniziare: i miei più vivi complimenti alla direzione e un grazie a chi scrive e partecipa nei vari forum, forum che leggo frequentemente e con interesse.

orsoinpiedi
Commento questa alcune parti del testo.

Testo
Quel giorno, al momento della raccolta delle offerte, il Buddha indossò il suo sanghati e, con la ciotola tra le mani, si reco nella città di Sravasti per mendicare il cibo, andando di casa in casa.

I° commento
Un uomo non può essere libero o insegnare come divenire liberi se lui stesso dipende dagli altri.
Se esiste un “Lui” ed esistono gli altri (dai quali il “Lui” dipende) significa che esistono due categorie di persone. L’attribuzione della categoria di appartenenza è però una scelta personale del “Lui” mentre gli “Altri”, evidentemente oltre a non poter scegliere devono subire.

Testo
Terminata la questua, tornò al monastero per consumare il pasto di mezzogiorno.
Ripose il sanghati e la ciotola, si lavò i piedi, sistemò il cuscino e si sedette…

II* commento
Qui sono descritti una serie di oggetti e di esigenze fisiologiche che portano il nostro “Diamante” in una situazione di ridicolo.
L’insegnamento che si ricava è questo: le tecniche per vincere la paura e per diventare indistruttibili non appartengono al solo pensiero ma anche alle cose banali.

Conclusione per tutto il testo del Buddha.
Personalmente ritengo che esista una via che porta all’equilibrio interiore e al
miglioramento del proprio stato di salute ma questa “via” non può essere descritta
usando banalità e logiche antitetiche.
Credo, ma ovviamente non ne sono sicuro, che il primo passo verso la conoscenza sia proprio quello di un’analisi attenta della congruità dei fatti che sono narrati e applicando inoltre il seguente concetto: “Se anche una sola parte di un insegnamento (testo) non è vera tutto il resto (insegnamento) potrebbe essere falsa.

Guglielmo