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#309255
camillo
camillo
Partecipante

Grazie Guglielmo delle concrete obiezioni,
in queste situazioni equivoche occorre sempre mettersi con un atteggiamento critico tipo “avvocato del diavolo”.
Poiché io sono un tipo curioso e possibilista al massimo prevedo che prima o dopo andrò a verificare questo Magravs Power anche se gli do probabilità basse di essere vero in quanto è fuori da tutti gli schemi della Fisica.

caro guglielmo gradirei una mano per sbrogliare questa matassa.
Vediamo dunque di fare il punto della situazione.
Cominciamo col dire che vengono forniti tutti i dettagli per l’auto-costruzione e questo fa onore e suggerisce l’assenza di frode intenzionale, però, analizzando le istruzioni, ci si accorge che non è per niente facile costruire l’apparato. Solo la nanostrutturazione appare semplice il resto direi di no. Serve costruire Gans particolari, della giusta consistenza, poi costruire il così detto “condensatore plasmatico”, tutta roba nuova che introduce una tecnologia quasi aliena di cui non si capisce bene il perché.

Molto probabilmente mi abbinerò a qualcuno che ha comperato il generatore e desidera testarlo.
A questo punto ricordo che non basta attaccarlo alla presa e funziona.

Le istruzioni sembrano suggerire che il generatore sia come dotato di una sua vita propria, esso si deve adattare a tutto l’ambiente a cui viene agganciato. Non si utilizzerebbe subito a potenza massima, ma si parte da un carico in uscita di qualche centinaio di Watt per poi salire gradualmente fino a qualche migliaio.
Le specifiche asseriscono che il generatore Magravs comincia ad aumentare progressivamente il suo rendimento (mi sa tanto che c’entra l’intento dell’umano che lo usa e il suo essere più o meno un “attivatore”). Man mano che ciò accade i fili di rame a cui è connesso si ricoprirebbero di una nanostruttura, sarebbe il segnale dell’estensione della potenza dell’apparato. (Mi viene in mente un ragno che tesse una tela sempre più larga.)

Non è chiaro quali siano i rendimenti alla prima accensione, da quello che si può dedurre nelle prime fasi potrebbe addirittura andare in perdita. In effetti guardando il circuito ricorda una bobina di attenuazione (choke coil) questa bobina diminuirebbe l’energia che transita, pertanto se il carico in uscita fosse una lampada da 100 W infrapponendo il Magravs otterremmo apparentemente una diminuzione del consumo energetico, ma in realtà questo dipenderebbe dal fatto che la lampada è semplicemente sotto alimentata e produce meno luce.

Pertanto il testare l’energia in uscita potrebbe non essere così sicuro come uno si aspetta.

Propongo questa metodologia:
Utilizziamo una piastra riscaldante supponiamo di 500, 1000, 1500 Watt, (controlliamo con un Wattmetro la potenza) mettiamo una precisa quantità d’acqua portiamo il tutto a 20° centigradi. Quindi misuriamo il tempo per portare all’ebollizione e i calcoliamo i Joule consumati moltiplicando i Watt per il tempo in secondi. Facciamo un adeguato numero di prove in bianco alle varie potenze per vedere l’intervallo d’errore.

Partendo dal minimo (per esempio da 500 Watt) attacchiamo il generatore Magravs e
misuriamo il tempo e misurando a monte i Watt-ora consumati. Se il tempo per raggiungere l’ebollizione è lo stesso ma l’energia erogata è cambiata calcoliamo il rendimento.
L’operazione dovrebbe essere ripetuta una o più volte al giorno per parecchi giorni, teoricamente il rendimento dovrebbe migliorare di giorno in giorno. In una conferenza Keshe dice che per un carico puramente resistivo il rendimento dovrebbe diventare altissimo, tanto che la potenza di pilotaggio in ingresso tenderebbe allo zero ( sto riferendo mi raccomando! “ ambasciator non porta pena”)

Dopo un adeguato numero di giorni da rilevarsi sperimentalmente, si passa a 1000 Watt e dopo un ulteriore periodo si sale a 1500 Watt Dopo un certo tempo (mesi?) si raggiunge un rendimento stabile che dovrebbe essere (per carichi NON resistivi) di circa 3-4 volte l’energia presentata in ingresso. Va detto che in ingresso non si può superare i 2000 W pertanto ammettendo un rendimento di 4 volte la potenza massima di uscita dovrebbe essere di circa 8000 Watt.

Caro Guglielmo io ero arrivato a questo punto della metodologia di verifica, ora tu giustamente poni l’accento sulla possibile distorsione dei dati di ingresso. Le tue argomentazioni sono assolutamente valide, in effetti potrebbe esserci semplicemente l’introduzione di un condensatore che sfasa il cos-phi (In ingegneria elettrica il fattore di potenza di un sistema elettrico a corrente alternata è il rapporto fra il modulo del vettore potenza attiva che alimenta un carico elettrico e il modulo del vettore potenza apparente che fluisce nel circuito, e coincide con il coseno dell’angolo di sfasamento compreso tra i vettori tensione e corrente. È un numero adimensionale nell’intervallo chiuso tra 0 e 1)
Anch’io non so valutare quanto i moderni contatori Enel possano essere disturbati o ingannati da questo fattore, ma condivido con te l’ipotesi che le misure dell’energia in ingresso possano essere sfalsate.

A questo punto io pensavo che:
a) Interponiamo un alternatore misuriamo di pilotaggio dell’alternatore come riferimento, l’alternatore poi fornirà l’energia al Magravs usiamo due Wattmetri uno all’ingresso dell’alternatore e uno all’ingresso del Magravs e confrontiamo.
b) Usiamo alcuni grossi accumulatori abbinati ad un Inverter come generatori.

Tu cosa suggerisci?