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Perché il governo d’unità nazionale libico fallirà: Washington e Londra tifano per una nuova Somalia

Nel resort marocchino di Skhirat è stato firmato il 17 dicembre l’accordo per la nascita di un governo d’unità nazionale libico: il documento, non ratificato dai parlamenti di Tobruk e di Tripoli ha il valore della carta straccia ed il nuovo esecutivo patrocinato dagli angloamericani attraverso l’ONU ha l’unico scopo di chiedere un intervento militare internazionale in Libia. Washington e Londra non hanno alcun desiderio di pacificare il Paese e lavorano per la propagazione dell’ISIS nell’intero Nord Africa: come in Siria, Ankara e Doha collaborano introducendo i miliziani e contrabbandando petrolio. Solo l’Egitto e la Russia hanno l’interesse ad evitare l’implosione dell’ex-colonia italiana, mentre una coalizione internazionale a guida ONU la trasformerebbe in una nuova Somalia.
Un accordo di facciata, per coprire le vere intenzioni di Londra e Washington

Ha il sapore di una stanca riproposizione di un film già visto e rivisto, della messa in onda di un programma trito e ritrito, lo spettacolo proiettato il 17 dicembre nelle sale del resort di Skhirat, località balneare della Marocco bene: dopo mesi di estenuanti trattative è firmato l’accordo per la nascita di un governo d’unità nazionale libico, presieduto dal premier Faiez Al-Serraj.

Uomo d’affari originario di Tripoli, già membro della Camera dei Rappresentati esiliata a Tobruk, Faiez Al-Serraj è designato premier non su pressione dei suoi colleghi parlamentari1, bensì è scelto dal precedente rappresentante dell’ONU per la Libia, lo spagnolo Bernardino Leon (a suo tempo cooptato dalla britannica Catherine Ashton per gestire la “Primavera Araba” in qualità di rappresentante dell’Unione Europea per gli affari mediterranei) per i suoi trascorsi negli Stati Uniti2.

Nonostante siano adottate tutte le raffinatezze del caso (Consiglio Presidenziale composto tre rappresentanti per la Cirenaica, tre per la Tripolitania e tre per il Fezzan) l’accordo non è ratificato dai due Parlamenti che attualmente si contendono la Libia (quello laico di Tobruk sostenuto da Egitto e Russia e quello islamista di Tripoli sostenuto da Turchia, Qatar ed angloamericani) ma da singoli deputati dei due organi legislativi, più qualche rappresentante di Misurata e signorotti vari3. Il valore dell’accordo è, dal punto di vista formale e soprattutto sostanziale, nullo.

Il compito del neonato Consiglio presidenziale è quello di formare entro 40 giorni un governo d’unità nazionale che nei piani dovrebbe traghettare il Paese a nuove elezioni legislative entro un anno. Nel frattempo, l’esecutivo sarebbe il solo rappresentante della Libia riconosciuto dalla comunità internazionale e già si parla di un probabile appello per il dispiegamento di contingenti militari internazionali, più volte categoricamente rifiutato da Tobruk e Tripoli.

Un risultato gli angloamericani l’hanno già ottenuto: il governo islamista di Tripoli ha ricevuto una sostanziale legittimazione, essendo stata richiesta ed invocata la sua firma per l’accordo, quando fino a ieri l’unico esecutivo riconosciuto formalmente dalla comunità internazionale era quello esiliato a Tobruk. Passo dopo passo, avanza in sordina quindi una nuova realtà: la Libia unita non esiste più, ma è divisa almeno in due centri di potere, la Tripolitania e la Cirenaica.

L’intera operazione di Shkirat ha il sapore della propaganda, uno sforzo mediatico per illudere l’opinione pubblica che si lavora alla pacificazione della Libia ed al ripristino di un governo centrale, quando in realtà l’obbiettivo di Londra e Washington è esattamente l’opposto, ossia la balcanizzazione dell’ex-colonia italiana ed il suo utilizzo come trampolino di lancio per esportare il caos in tutto il Magreb. Il premier Matteo Renzi è un ingenuo, oppure si comporta come tale, quando lamenta il mancato impegno della NATO dopo l’intervento militare che porta alla caduta ed all’uccisione di Muammur Gheddafi: “non possiamo permetterci una Libia bis” dice il presidente del Consiglio pressato per intervenire in Siria contro il Califfato. In verità, l’attuale scenario libico era proprio quello preventivato ed auspicato dagli strateghi angloamericani: la distruzione del potere centrale e la somalizzazione del Paese, da estendere in prospettiva ad Egitto ed Algeria.

È lo stesso disegno perseguito in Siria ed Iraq: si sostituisce uno Stato capace di proiettarsi all’estero, stringere alleanze con Russia e Cina, difendere le proprie risorse naturali e minacciare potenzialmente Israele, con un vespaio di tagliagole e trafficanti, non solo innocui ma pure profittevoli perché come si è recentemente visto con l’affaire Erdogan, l’ISIS vende il greggio alla metà delle quotazioni di mercato. Per le compagnie occidentali è il ritorno all’età dell’oro, prima delle nazionalizzazioni delle risorse petroliferi degli anni ’50 e ’60 da parte dei governi arabi laici ed anti-britannici.

Le analogie tra Libia e Siria meritano di essere sviluppate, perché ci consentono di capire meglio cosa avviene sulla Quarta Sponda e chi lavora per l’implosione dell’ex-colonia italiana.

segue su http://www.luogocomune.net/LC/index.php/18-news-internazionali/4305-perche-il-governo-d-unita-nazionale-libico-fallira-washington-e-londra-tifano-per-una-nuova-somalia

Solo opinioni,o tasselli di una maledetta verità?
Il puzzle si va sempre più definendo.