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orsoinpiedi
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Chi ha voluto la crisi e perchè.la spiegazione in tre parti
parte prima:
LO TSUNAMI FINANZIARIO: LE FONDAMENTA FINANZIARIE DEL SECOLO AMERICANO

DI F. WILLIAM ENGDAHL
Global Research

Le Fondamenta finanziarie del Secolo Americano

L’attuale e crescente crisi finanziaria globale, ufficialmente innescata nel luglio 2007 da un evento che interessava una piccola banca tedesca che deteneva beni cartolarizzati garantiti da mutui del mercato immobiliare subprime USA, può essere meglio compresa come una parte essenziale di un processo storico che risale alla fine della seconda guerra mondiale—l’ascesa e il declino del Secolo Americano.

Il Secolo Americano, orgogliosamente proclamato dal fondatore di Time-Life nonché membro dell’establishment Henry Luce in un famoso editoriale del 1941 pubblicato sulla rivista Life, fu costruito sul ruolo preminente delle banche di New York e delle banche di investimento di Wall Street che allora avevano chiaramente sostituito la City di Londra come centro di gravità per la finanza globale.

Il Secolo Americano di Luce doveva essere costruito in maniera molto più calcolata rispetto all’impero inglese che stava sostituendo.1

Un gruppo di pianificazione per il dopoguerra del Council on Foreign Relations allora top secret, il War & Peace Studies Group, guidato dal preside della Johns Hopkins e geografo geo-politico Isaiah Bowman, espose una serie di studi pensati per gettare le fondamenta del loro mondo dopo la guerra già all’inizio del 1939, molto prima che i blindati tedeschi invadessero la Polonia. L’Impero Americano stava per diventare davvero un impero. Ma non avrebbe commesso l’errore fatale dell’Impero Inglese e degli altri imperi europei precedenti, ossia di essere un impero aperto alle conquiste coloniali con eserciti costosi in occupazioni militari permanenti.

Invece il Secolo Americano sarebbe stato confezionato e venduto al mondo, soprattutto ai paesi emergenti dell’Africa, dell’America latina e dell’Asia, come il guardiano della libertà e della democrazia. Si sarebbe presentato come il maggiore fautore della fine del dominio coloniale, una posizione che beneficiava unicamente la sola grande potenza senza grandi colonie—ossia gli Stati Uniti.

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