Rispondi a: io NON sono Charlie

Home Forum L’AGORÀ io NON sono Charlie Rispondi a: io NON sono Charlie

#311252
abuandre
abuandre
Partecipante

Sui fatti di Parigi e Bruxelles allego una riflessione di un docente di pedagogia dell’Università di Bologna, Alain Goussot, di origini francesi, che aveva studiato anche a Bruxelles.
“Il dramma di Bruxelles, come quello di Parigi, pone una serie d’interrogativi sui quali sembra che la politica europea e le classi dirigenti non vogliono riflettere più di tanto. I fratelli Kaouchi e i fratelli El Bakraoui hanno profili simili. Nati in Francia e in Belgio, scolarizzati in quei paesi con dei percorsi di fallimento scolastico e sociale, di marginalità, con dei percorsi di delinquenza (spaccio di droga, rapine), avevano vissuti anche alcuni periodi di carcere ma non certo per motivi di terrorismo. È assai evidente da anni che questi ragazzi provenienti dal mondo dell’immigrazione di origine maghrebina vivono condizioni di vuoto esistenziale, fra l’altro come tanti altri giovani europei: tentano di riempire con i valori dominanti del sistema dei consumi finendo per vivere dei conflitti enormi a livello psicologico.
Sul vuoto esistenziale, prodotto dal sistema dell’economia finanziaria e del relativismo nichilista individualistico e competitivo tipico della società liquida nella quale viviamo, s’innescano questi dispositivi di manipolazione (incluso un certo “laicismo”, non la laicità che è altra cosa, apertura autentica alla pluralità dei modi di essere socio-culturali con il rispetto assoluto della dignità di ognuno, come ci hanno insegnato il pedagogista Raffaele Laporta, il filosofo indio-ispanico Raimon Panikkar e padre Ernesto Balducci) che trasformano giovani sbandati in “bombe fanatizzate”, che non riescono più ad avere nessun tipo di empatia con l’altro. Sono queste le nuove forme dell’alienazione che si radicano in un humus di grande povertà culturale e di disumanizzazione nella misura in cui le persone finiscono per non sentire più la propria umanità, e quindi neanche quella dell’altro.
Credo che soltanto una risposta insieme sociale, politica e educativa possa prevenire questi fenomeni di disgregazione aggressiva e violenta andando alla radice di queste nuove forme di fanatismo impedendole di svilupparsi. Ma forse questo fenomeno è comodo e funzionale alle mire e al dominio di quelle classi che controllano ricchezze e territori… Sicuramente si potrebbe fare molto ampliando l’azione sociale nelle periferie delle grandi città europee (il fatto è che negli ultimi decenni la politica neoliberista ha finito per tagliare 3/4 dei bilanci sociali…), agendo ad esempio nella scuola con progetti pedagogici e laboratori educativi transculturali, intervenendo in modo più deciso nel senso dell’eguaglianza e della giustizia nell’accesso all’istruzione, la cura, il lavoro e la casa. Si potrebbe fare molto agendo con delle tecniche di mediazione sociale e interculturale per costruire convivenza, incontro, cooperazione e dialogo. Purtroppo dobbiamo notare che pochi sono i cosiddetti esperti e ancora meno i politici che in questo momento si pongono questo tipo di domande”.