Rispondi a: Nuovo Ordine Mondiale: la nuova schiavitu delle masse

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orsoinpiedi
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No della Francia e dell’Inghilterra al TTIP

Qualche tempo fa il primo ministro inglese Cameron, per trovare motivi validi da dare ai suoi concittadini contro la Brexit,dava alla London School of Economics uno studio sugli effetti del TTIP ,presumibilmente secondo lui positivi.I risultati dello studio sono stati tanto negativi,da costringere Cameron a nasconderlo.Ma in base al Freedom Of Information Act (un tipo di legge sulla libertà d’informazione che in Italia non esiste) su istanza giudiziaria di Global Justice Now, un gruppo di cittadini attivi.ha costretto il Primo Ministro a divulgarlo.
Per il Regno Unito, dice chiaro, l’introduzione del Trattato transatlantico “configura moltissimi rischi e quasi nessun beneficio”.

L’istituto – che è una voce autorevolissima – punta il dito specificamente sulle camere arbitrali, i tribunali (privati e segreti) istituiti dal Trattato, davanti a cui le multinazionali possono trascinare gli Stati, protestando che certe leggi ostacolano il suo business, e quindi la libera concorrenza. Fra gli esempi, il LSE ne ricorda alcuni: l’Australia querelata dalla Philip Morris per aver imposto per legge pacchetti anonimi; la Philip Morris che denuncia l’Uruguay per aver questo stato messo un annuncio del tipo “Il fumo danneggia la salute” sui pacchetti.

Esempi più sinistri ancora: l’Argentina denunciata e condannata per avere bloccato i prezzi delle bollette elettriche, a protezione dei cittadini consumatori, durante il tragico collasso economico. La Veolia, la multinazionale francese che gestisce i servizi di acqua, energia e nettezza pubblica, la quale ha avuto lo stomaco di denunciare l’Egitto per aver introdotto il salario minimo, cosa che secondo la ditta la danneggia.
C’è motivo – dice il LSE – di aspettarsi che il trattato UE-USA imporrà costi significativi al governo. Basandoci sull’esperienza del Canada nel NAFTA [il trattato pan-americano gemello del TTIP], ci dobbiamo attendere che le clausole di “protezione dell’investitore” [del TTIP] saranno regolarmente invocate da investitori USA per atti del governo del Regno che di norma non sono contestabili secondo il diritto nazionale”. Per cui, continua l’Istituto con tipico understatement, “si ha poco motivo di ritenere che [il Trattato] darà al Regno Unito benefici di qualche significato. Si ha scarso motivo di credere che darà al Regno Unito benefici politici significativi”

Chi vuole leggere l’intero studio, lo trova qui
http://www.globaljustice.org.uk/news/2016/apr/25/foia-reveals-governments-assessment-ttips-corporate-courts-–-lots-risks-and-no
Non potrebbe essere più chiaro: non è capitalismo, è il ritorno alla legge della jungla..

Il Primo Ministro francese Valls dichiara:«Nessun accordo di libero scambio dovrebbe essere concluso se non rispetta gli interessi dell’Unione. L’Europa deve essere ferma»
«Posso dirvi francamente che – ha detto – non ci può essere un accordo sul trattato transatlantico. Questo accordo non è sulla buona strada». Secondo lo stesso Valls l’accordo Ttip «sarebbe imporre un punto di vista che non solo potrebbe essere terreno fertile per il populismo», ma anche, più semplicemente un punto di vista che rappresenterebbe «un male per la nostra economia»,

Come vedete ,posizioni molto diverse da quelle del nostro governo,che non solo vuol tenere molto circoscritta la conoscenza del trattato,ma che lo firmerebbe così come è, buttandoci nelle mani delle multinazionali.
Grazie Renzi,tu sai bene cosa sei!