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Cosa ci facevano degli agenti stranieri ad Aleppo Est?

Circola una lista di dodici agenti stranieri nascosti ad Aleppo Est e scovati dall’esercito siriano in un bunker. I Paesi coinvolti dovrebbero darci qualche spiegazione in merito.
di Mauro Indelicato – 21 dicembre 2016

La notizia è di quelle che ben si conoscono da anni, che rimangono confinate nel sottile territorio ‘dell’ufficiosità’ e che però, al di là delle fonti da cui provengono, la loro conferma spiegherebbe molte circostanze; il riferimento è alla presenza di agenti stranieri all’interno di Aleppo, i quali avrebbero addestrato ed aiutato le milizie jihadiste nei tanti anni di battaglia contro l’esercito siriano. La notizia ufficialmente è stata data giorno 18 dicembre dall’ambasciatore siriano all’ONU, il quale in un incontro con la stampa ha letto i nomi dei ‘foreign office’ presenti nella seconda città siriana prima della definitiva caduta dei quartieri orientali in mano all’opposizione:

Bashar al-Jaafari elenca i nomi degli agenti stranieri presenti ad Aleppo

In particolare, l’ambasciatore Jaafari ha letto una lista di dodici agenti stranieri, non quindi semplici combattenti ma veri e propri ufficiali al servizio diretto dei propri paesi d’appartenenza, storia quindi diversa dai miliziani non siriani la cui presenza invece ad Aleppo è ben evidente dall’inizio del conflitto. Prima però di approdare nelle mani del rappresentante della diplomazia di Damasco all’ONU, questa lista è apparsa su varie fonti web già dalla giornata di giovedì 15 dicembre, di fatto il giorno dopo la notizia della definitiva rottura del fronte aleppino, con l’esercito siriano che oramai in quelle ore ha preso possesso dell’intera città. E’ proprio in quel momento che in occidente si scatena l’offensiva mediatica su Aleppo: nei tg si inizia a parlare di ‘genocidio’, di ‘massacri’ e di ‘rappresaglie’ e viene dato ampio spazio a chi, specie negli ambienti delle Nazioni Unite, chiede immediate tregue ovviamente per ragioni meramente ‘umanitarie’. In quel momento, per l’appunto, esce fuori la lista di dodici nomi di agenti stranieri presenti nella seconda città siriana, ma anche gli stessi siti vicini al governo siriano in un primo momento non sembrano dare ad essa molta importanza: da un lato infatti, in Siria parlare di agenti stranieri presenti nel proprio territorio non fa notizia essendo cosa risaputa, ma dall’altro ben si conosce, in un momento così delicato, il pericolo di etichettare quella lista come frutto di mera propaganda pro Assad. Qualcosa cambia però nella stessa serata di giovedì, quando un deputato siriano di nome Faris Shihabi pubblica sul proprio profilo ufficiale Facebook i nomi dei dodici agenti stranieri. Basta visualizzare la stessa traduzione fornita dall’opzione messa a disposizione da Facebook per capire cosa ha pubblicato il deputato in questione: in particolare, Shihabi afferma che le operazioni militari ad Aleppo proseguono ma in tanti chiedono un rallentamento per via della presenza di agenti stranieri nella sacca cittadina in mano ai ribelli e vi sarebbero, sempre secondo il deputato, trattative tra Russia e Turchia per l’evacuazione dei dodici i cui nomi vengono scritti nella parte finale di questo post, con accanto il nome della nazione di provenienza. Sei sauditi, un turco, un israeliano, un americano, un giordano ed un marocchino, sarebbero queste le nazionalità dei ‘foregin office’ presenti ad Aleppo mentre l’esercito siriano avanza ed in città in tanti festeggiano la cacciata dei gruppi salafiti.

Cittadini di Aleppo ovest in giubilo per l’accensione delle luci dell’albero di Natale

A questo punto la notizia inizia a diventare di dominio pubblico anche all’estero e viene presa in maniera molto più seria rispetto alle prime ore, visto che Faris Shihabi non è un cittadino qualsiasi: infatti, oltre ad essere un deputato eletto nelle scorse legislative di aprile, egli è presidente della sezione aleppina della Camera di Commercio Siriana ed in questi anni è sempre rimasto nei quartieri in mano ai governativi ed è uno dei personaggi più radicati nel tessuto sociale e politico di Aleppo. Il suo post viene condiviso da più di 400 persone ed ottiene migliaia di visualizzazioni; la notizia varca i confini siriani ed approda in diversi siti europei, anche se i media mainstream danno spazio soltanto a quanto proviene dai comunicati dell’osservatorio siriano dei diritti umani, gestito e curato da Londra e le cui fonti sono riconducibili soltanto a gruppi legati alla galassia dell’opposizione armata siriana. Infine, giorno 18 per l’appunto, la notizia assume i contorni dell’ufficialità grazie alla lettura della lista fornita direttamente dall’ambasciatore siriano al palazzo di vetro sede delle Nazioni Unite.

In questo contesto, fermo restando la fondatezza della notizia, è opportuno evidenziare due elementi importanti: il primo, riguarda il fatto che questa lista andrebbe a confermare il fatto che quella in corso non è una guerra civile interna alla Siria, bensì un conflitto mosso per procura all’interno della Siria con l’unico obiettivo di rovesciare Assad e senza che i gruppi presenti sul territorio abbiano quel ‘sostegno popolare’ di cui spesso si è parlato in occidente in questi anni. In secondo luogo, sarebbe interessante sapere la sorte dei dodici presenti in lista: in particolare, i ‘foregin officers’ sono stati arrestati dall’esercito oppure i loro nomi sono stati posti sul piatto delle trattative guidate da Russia e Turchia per l’evacuazione di Aleppo est ancor prima dell’arrivo delle forze fedeli a Damasco? Rispondere a quest’ultima domanda apparirà impresa impossibile anche dopo la fine del conflitto, pur tuttavia essa potrebbe spiegare diversi episodi accaduti in queste ore in Siria (e non solo ad Aleppo), così come potrebbe motivare la scelta di molti media di far passare in deciso secondo piano la notizia.
i nomi
Moataz Aouglakan Davutoglu – Turchia
David Scott Weiner – USA
David Shlomo Aram – Israele
Muhamad Shayq al-Islam al-Tamimi – Qatar
Muhamad Ahmad al-Sibyan – Arabia Saudita
Abdalmunayim Fahd al-Harij – Arabia Saudita
Islam Salam Zahran al-Hadjlan – Arabia Saudita
Ahmad ibn Nawfal al-Dridagi – Arabia Saudita
Muhamad Hasan al-Subaya – Arabia Saudita
Hamid Fahad al-Dusari – Arabia Saudita
Amjad Qasim al-Tirawi – Giordania
Qasim Sad al-Shamari – Arabia Saudita
Ayman Qasim al-Thalbi – Arabia Saudita
Muhamad Shafyah al-Idrisi – Marocco

Fonte http://www.lintellettualedissidente.it/esteri-3/cosa-ci-facenvano-degli-agenti-stranieri-ad-aleppo-est/

Inutile commentare visto tutto quello che si è gia detto.Questa notizia non è altro che una conferma:dov’è la guerra di religione????.
Parole del Papa:”non è una guerra di religione”, ma è piuttosto una “guerra di interessi, per i soldi, per le risorse naturali, per il dominio dei popoli. Tutte le religioni vogliono la pace, capito?”


  • Questa risposta è stata modificata 1 anno, 5 mesi fa da  orsoinpiedi.