Rispondi a: La legge del ritmo e la fine della logica…

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brig.zero
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La Logica e la Realtà – :yesss:

Abbiamo visto che, ultimamente, ad alcuni è sembrato interessante cercare di capire che cosa sia la logica.
Per questo motivo vi vorremmo offrire alcune considerazioni – non un trattato filosofico, per carità, dato che la maggioranza di voi se ne discosterebbe poco interessato – al fine di aiutarvi a risolvere alcune piccole questioni che vi eravate posti e, principalmente, se esiste una logica solamente oppure se si può supporre l’esistenza di logiche diverse.
Per poter portare avanti questo tipo di discorso è necessario, prima di tutto, chiarire a tutti voi che cosa intendiamo con il termine ‘logica’ quando vi veniamo a parlare.
La nostra definizione di logica non si discosta molto dalla definizione strettamente filosofica di tale termine: è da noi ritenuto logico ogni ragionamento che si sviluppa partendo da certe basi iniziali per arrivare a sviluppare una teoria o un ragionamento attraverso l’impiego di passi successivi che non si contraddicono mai tra di loro.
Ad esempio: partendo dal concetto che l’individuo ha una costituzione che comporta la presenza in lui di corpi transitori e di corpi non transitori, siamo arrivati a concepire l’esistenza di una vita oltre la morte del corpo fisico e, da questa, all’esistenza di una realtà diversa da quella che l’uomo può generalmente conoscere finché è incarnato dal momento che l’abbandono del corpo fisico non porta – in forza dei presupposti enunciati – all’annullamento della sua esistenza bensì ad ipotizzare logicamente un piano di vita diverso in cui non entra più in gioco il corpo fisico.
In maniera più semplice (o più semplicistica, se lo preferite) si può ravvisare il processo logico come una consequenzialità di proposizioni l’una derivante dall’altra mantenendo, ognuna di esse, intatta la loro realtà. In parole ancora più semplici il processo logico-razionale è tale quando è possibile individuare tutti gli elementi di causa ed effetto che lo compongono, consequenziali tra di loro e non in contraddizione sia rispetto a se stessi che rispetto a quelli che sono i punti di partenza su cui era stato innestato l’intero processo logico.
Secondo quanto appena detto, quando noi vi diciamo che vorremmo che voi non credeste in noi per un atto di fede ma attraverso l’esame di ciò che vi diciamo alla luce della logica, intendiamo proprio invitarvi ad osservare le nostre parole alla ricerca di eventuali ‘buchi’ nella logica che vi proponiamo, ovvero che, tenendo presenti i punti di partenza che di volta in volta vi possiamo presentare, controlliate che l’insieme delle nostre parole sia costituito da quel continuo passaggio logico che parte dalle premesse che abbiamo posto e che sviluppi con continuità e coerenza quell’insieme di passaggi, ognuno causa del passaggio successivo ed effetto del passaggio precedente, che costituiscono il processo logico che vi andiamo suggerendo. Anche se sono stato forse un po’ prolisso spero che quanto ho appena detto vi abbia fornito già una spiegazione accettabile del nostro modo di concepire la logica.
Com’è ovvio, ogni processo logico dipende strettamente e irrimediabilmente dai presupposti che sono stati fissati: è evidente che se non accettate il presupposto dell’esistenza di una vita dopo la morte non potete neppure accettare veramente tutto il resto che su questo concetto la nostra logica ha costruito. Basta, in realtà, che voi non crediate vero anche uno solo dei presupposti da noi stabiliti perché tutto il nostro processo vi diventi ostico e impossibile da accettare come vero.
Se si vuole indagare l’esistenza di una logica assolutamente vera, si pone chiaramente, a questo punto, l’esigenza di determinare se i presupposti che danno l’avvio a un processo logico sono a loro volta veri, perché se non fosse così, ovviamente, il processo logico di causa/effetto su cui si sviluppa il ragionamento potrebbe anche essere perfetto ma, essendo i presupposti falsi difficilmente le conclusioni raggiunte alla fine del processo logico potrebbero essere vere.
La questione essenziale a cui trovare una risposta è: è veramente possibile stabilire se il punto di partenza di un processo logico è sicuramente, senza ombra di dubbio alcuno, vero o no?
Una maniera per poter trovare una risposta a questa domanda potrebbe essere quella di applicare quanto abbiamo detto fino a questo punto non soltanto al processo logico nel suo sviluppo, ma anche agli elementi apparentemente primari da cui l’intero processo logico è scaturito.
Cioè – ricordando che il meccanismo di base del processo logico è la consequenzialità, ovvero il principio di causa/effetto di ogni sua parte componente – ricercare all’indietro le tracce di questo rapporto causa/effetto, individuando le cause che hanno generato i punti di partenza e risalendo da queste alle cause precedenti alla ricerca di una causa che abbia indiscutibili caratteristiche di verità e che quindi, attraverso lo sviluppo dell’intero processo logico, attribuisca inequivocabilmente e logicamente la caratteristica di verità anche ai punti di partenza del nostro processo logico. Si tratta, insomma, di spostare i punti di partenza dei vari processi logici all’indietro, lungo la catena di causa/effetto fino a raggiungere la causa prima…
E qua ci troviamo davanti a una situazione che, in millenni di discussioni filosofiche, non ha mai trovato una soluzione soddisfacente, se non ipotizzando l’esistenza di una Causa Prima, un Assoluto che però, di per sé, è ipotizzabile ma non riconoscibile non solo nella sua esistenza ma anche nella pienezza della sua Verità a meno di non essere noi stessi l’Assoluto, la Causa Prima, dal momento che solo il Tutto può conoscere se stesso mentre una sua frazione può soltanto ricavare una certezza interiore dell’esistenza della Totalità senza, tuttavia, poter avere la prova logico/razionale della sua realtà.
E’ inevitabile, a questo punto, sconfinare nella fede: quel tanto di fede che permette all’osservatore di ‘sentire’ come vera l’esistenza di un Tutto pur non potendo sottoporre l’esistenza di questo Tutto alla verifica del processo logico. Aldilà di questo punto crediamo che la logica dell’uomo non possa, da sola, arrivare a meno che non sia sorretta da quel ‘sentire’ che permea l’individuo e che, essendo direttamente e sempre in contatto con l’Assoluto, è l’unica possibilità che resta all’uomo per considerare come ‘sentitamente vero’ il punto di partenza dell’intero processo logico della Realtà.
Poiché l’ipotesi di partenza che permea tutto il nostro ‘filosofeggiare’ è l’esistenza di un Tutto dal quale, attraverso il processo di causa/effetto, si sviluppa tutta la Realtà nelle sue varie sfaccettature, ne consegue che è possibile ipotizzare l’esistenza di una logica assoluta, costituita dall’intero esistente; ne consegue ancora che sia possibile, da un punto qualunque dell’esistente stesso, arrivare sempre e comunque all’ipotesi dell’esistenza di una Prima Causa, di un Assoluto, percorrendo attentamente lo sviluppo del meccanismo di causa/effetto.
Noi vi diciamo così che, accettando l’esistenza di un Tutto, è indubitabile la presenza di una e una sola Logica Assoluta che non solo permea il Tutto ma che ne costituisce, in qualche maniera, la vera essenza, la linfa vitale, il fattore coesivo che lega tutti gli elementi tra sé, nessuno escluso, giustificando anche solo per questo la sua definizione di ‘Tutto’.
Mi sembra ovvio che, esistendo una e una sola Logica Assoluta, tutti gli altri processi logici non possono essere che costituiti da una logica relativa e, quindi, parziale e che, come tali, possono risultare utili per esaminare particolari porzioni della Realtà, ampliando magari la possibilità di scorgere porzioni sempre maggiori di essa ma, tuttavia, per il fatto stesso di essere parziali, in qualche misura si discostano più o meno grandemente dalla vera visione della Realtà.
Nella logica dell’essere incarnato ogni individuo pone dei punti di partenza, quasi mai perfettamente uguali a quelli posti da un altro individuo, cosicché si può tranquillamente affermare che esista una logica per ogni individuo esistente dal momento che essa è, comunque, strettamente collegata ai fattori che contraddistinguono quello stesso individuo: dalla semplice costituzione dei suoi vari corpi, alla qualità e quantità del sentire che l’individuo stesso possiede nel momento in cui attua il suo processo logico.
Apparentemente questo fatto potrebbe suggerire la visione di una realtà dell’individuo totalmente inconoscibile da un altro individuo e, quindi, far percepire ogni individuo come un cosmo a sé stante che difficilmente può entrare in contatto, in sintonia con i suoi simili. Ma questa è solo un’apparenza priva di fondamento: poiché la Realtà è Unica ma costituita da passaggi logici tra i suoi vari momenti, ogni individuo, a seconda del suo stato, riconosce e sente come veri certi passaggi della Realtà e da questi passaggi [u]tutti gli individui, prima o poi, devono comunque passare perché esiste Uno e Uno solo processo logico Assoluto al quale tutto l’esistente fa riferimento[/u].
Questo concetto fa sì da garantire che ogni individuo, comunque, prima o poi raggiunga lo stesso passaggio del meccanismo di causa/effetto del processo Logico Assoluto e, in quel momento, raggiungerà anche tutti gli altri individui che da quel passaggio, nel corso della loro evoluzione, sono transitati.

Tanto ancora ci sarebbe da dire ma penso che quanto vi ho appena detto possa già essere sufficiente per fornirvi materia di riflessione. (Ombra)

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