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brig.zero
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“Io devo, io posso, io voglio” #=


Fratelli, sorelle, io vi vedo correre affannosamente per le strade dei luoghi in cui vivete, sopraffatti dall'ansia perché il tempo sembra non essere mai abbastanza, tormentati dall'impressione che la vostra vita non vi appartenga veramente ma che siate in eterna balia degli avvenimenti, irritati o, addirittura adirati, per la sensazione che non abbiate alcuna libertà, e che la vostra vita sia una continua costrizione in binari dai quali vorreste, inutilmente, poter deragliare.
Miei cari, abbiate il coraggio, trovate dentro di voi la forza per fermarvi almeno un attimo a cercare il perché di tutto questo.

Pensate forse che se le vostre giornate fossero di 100 ore non riuscireste lo stesso a trovare il modo per eludere voi stessi?
Il vostro correre è così tristemente spesso dovuto alla vostra ansia di riempire le vostre giornate, illudendovi di riempirle con la quantità, invece che con la qualità del vostro vivere, cercando di compensare la vostra insoddisfazione aggiungendo in continuazione nuovi percorsi che percorrerete, come sempre, superficialmente, ritrovando alla loro fine la stessa insoddisfazione che vi muoveva all’inizio del vostro correre affannosamente.
Ma fino a quando non troverete del tempo per voi stessi, per guardarvi davvero dentro, con estrema sincerità, il vostro correre assomiglierà sempre al vagare senza fine di una formica che non trova quello che vorrebbe trovare e che, in fondo, neppure sa che cosa stia veramente cercando.
La vostra pretesa che il tempo non vi basti è evidentemente infondata, e per capirlo basta che calcoliate il tempo che trascorrete a fare cose che appagano il vostro Io, la vostra curiosità, il vostro apparire più che il vostro essere. Se la gestione del tempo fosse lasciata meno in balia del vostro Io e più in balia dei vostri veri bisogni riuscireste a comprendere quali sono le cose a cui dovreste dare la precedenza, col risultato che le vostre giornate sarebbero più soddisfacenti di quanto non siano solitamente.

Contrariamente a quanto tendete a pensare, sorelle, la vostra vita vi appartiene totalmente; non continuate ad attribuire all’esterno di voi stessi le responsabilità che sono solo e sempre vostre: questo comportamento non può che portarvi a una frattura tra la vostra manifestazione nel mondo fisico e le spinte del vostro sentire, rendendovi squilibrati e, di conseguenza, più indifesi contro la sofferenza.

Allo stesso modo vi prego, fratelli, vi prego, sorelle, non continuate a cercare all’esterno di voi stessi la libertà: l’ingannevole sensazione di libertà che l’esterno vi può offrire, facilmente si rivela essere una nuova catena aggiunta alle vostre pastoie o, quanto meno, con la stessa facilità con cui vi viene offerta, quella falsa sensazione di libertà vi può essere tolta, togliendovi, contemporaneamente, tutte le vostre illusioni.
La libertà che andate cercando dovete trovarla dentro di voi, e trovandola sarà vostra per sempre e nessuno potrà privarvene: la libertà di manifestare le vostre emozioni, di esprimere i vostri pensieri, di amare chi vi sta accanto, di percepire e assaporare la miriade di piccole e grandi cose belle che vi accadono in continuazione e che così spesso, travolti dall’insoddisfazione interiore che nutre i vostri cuori, vi scivolano accanto senza che voi ve ne accorgiate.

“Io devo, io posso, io voglio”.
Queste poche parole riassumono quello che dovrebbe essere il vostro percorso all’interno della vita che state vivendo.
Fino a quando la vostra interazione con la vostra vita, il vostro lavoro, il vostro matrimonio, i vostri figli, i vostri cari, i vostri amici sarà governata dall’”io devo” difficilmente porterà altri frutti al di fuori della sofferenza, dell’insoddisfazione e del senso di inutilità; a quel punto, inevitabilmente, arriverà il momento terribile in cui vi renderete conto che le cose che avevate fatto perché dovevate farle e non perché le sentivate veramente come giuste vi travolgerà come una valanga, e allora vivrete con intensità il rifiuto dei doveri, il rancore verso gli altri, la rabbia per ciò che avete tralasciato di fare per voi stessi per adempiere a un malinteso senso del dovere.
Certo, ci sono doveri che sembrano e sono inderogabili, ad esempio verso i vostri figli.
Ma osservatevi con attenzione: quello che spesso fate per loro è davvero ciò che dovrebbero ricevere da voi o, in fondo, non è altro che un adempiere a quello che più vi risulta facile, disinteressandovi veramente di quelli che sono i loro bisogni, per tacitare la vostra coscienza e poter dire a voi stessi e agli altri quello che avete fatto o state facendo per loro?
Se foste obiettivi vi rendereste conto che molte delle cose che fate sono frutto del vostro concetto del “dovere” e che, ponendo una maggiore attenzione e sensibilità, avreste potuto fare per loro cose forse meno appariscenti ma, senza dubbio, più utili per la loro formazione e la loro crescita.
Tante sono le cose che potreste fare per migliorare la vita vostra e quella di chi vi sta accanto. E non parlo delle cose utili al sostentamento quotidiano (che in realtà sono molto poche e ben diverse da quelle che i modelli della vostra società o del vostro stato sociale vi presentano come necessarie e indispensabili), ma di tutte le piccole o grandi cose che permettono l’instaurarsi di rapporti di scambio, di condivisione, di partecipazione e, in ultima istanza, d’amore con le persone che interagiscono con voi.
Non negatevi agli altri, e gli altri non si negheranno a voi, rendendo le vite di entrambi più utili e più facili da affrontare.

E, non dubitatelo, fratelli, credetemi, sorelle, verrà il momento in cui il vostro essere nel mondo fisico non sarà più dettato dal dovere o discriminato da quello che credete di poter fare o non fare, ma scaturirà dal vostro sentire, e allora le vostre azioni saranno sempre quello che vorrete fare voi, proprio voi, al di fuori di qualsiasi condizionamento che dall’esterno possa venirvi imposto, trovando in voi stessi la vera espressione della vera libertà, quella della vostra coscienza.
E quando arriverete a quel punto, fratelli, quando raggiungerete quel momento che sembra ancora così dolorosamente lontano, sorelle, vi chiederete per un attimo come sia stato possibile che, per così tante vite, non abbiate capito quelle cose che, alla luce dell’oggi, vi appaiono così semplici ed evidenti.
Ma sarà solo il pensiero di un attimo, perché avrete anche la piena comprensione che non potevate comportarvi in maniera diversa dal momento che non avevate ancora raggiunto la capacità di essere veramente sinceri con voi stessi. E sarà da questa accettazione di ciò che eravate che scaturirà il vostro perdono verso voi stessi.

E così, sorridendo di voi stessi, abbandonerete la ruota delle nascite e delle morte, pieni di gratitudine per le molteplici possibilità che l’Assoluto ha posto sul vostro cammino per indirizzarvi e aiutarvi nella scoperta di ciò che veramente siete. (Viola)

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