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brig.zero
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[color=#0033ff]L'equilibrio dei tre corpi inferiori[/color]

Le considerazioni che abbiamo fatto recentemente parlando del concetto di conservazione dell’energia, non sono semplici esercizi o esercitazioni filosofiche, ma possiedono una loro utilità anche parlando di altri argomenti riguardanti un po’ più da vicino quelle che sono le particolari caratteristiche dell’individuo/uomo, aiutando a chiarire la visione di voi stessi e, di conseguenza, fornendo, a chi è interessato a conoscere meglio se stesso, elementi utili per inserire la sua realtà più vicina, ovvero la sua incarnazione sul piano fisico, in quella realtà più grande e complessa che è il Cosmo, del quale è parte integrante, necessaria e indispensabile per il suo corretto manifestarsi e la sua stessa esistenza.
Più volte è stato da noi affrontato il concetto di equilibrio dell’uomo, osservandolo quasi sempre dal punto di vista meramente etico/morale, cioè osservando le ricadute che esso possiede nella vita di tutti i giorni dell’individuo incarnato e sugli effetti che la sua esistenza o la sua mancanza può produrre nell’individuo stesso, nel suo rapportarsi con la realtà più prossima che lo circonda e, di conseguenza, nei rapporti che crea nel corso della sua esistenza fisica.

Ma, se vogliamo allargare il concetto di equilibrio inserendolo in un contesto meno limitato, è necessario ragionare ulteriormente su che cosa intendiamo, noi che vi veniamo a parlare da una dimensione diversa dalla vostra, quando parliamo di equilibrio,
Una domanda che vi siete posti – arrivando, secondo me, a darvi una risposta non adeguata e insufficiente – riguardava coma vada inteso il concetto di equilibrio dei tre corpi inferiori, quelli transitori, quelli, cioè, che mutano ad ogni incarnazione dell’individualità.
Per fare questo dobbiamo, per un attimo, cercare di riassumere in quale maniera e attraverso quali elementi viene a formarsi l’insieme costituito dal corpo fisico, quello astrale e quello mentale, sfruttando l’ampliamento dei concetti che vi abbiamo presentato negli ultimi anni di insegnamento.

Come sapete la formazione dei corpi inferiori non è casuale, ma è una diretta conseguenza di quelli che sono i bisogni evolutivi dell’individuo: la loro costituzione è tarata su questi bisogni, e questo significa che ogni essere umano avrà i corpi transitori strutturati materialmente in maniera tale da poter garantire ad ognuno individuo incarnato la possibilità di poter recepire dall’esperienza incarnativa gli elementi da cui poter trarre un allargamento del sentire personale.
Ovviamente, per arrivare a ottenere il complesso ottimale di corpi finalizzati all’acquisizione di ulteriori porzioni di comprensioni e, quindi, di sentire, collaborano diversi fattori.
Il primo fattore, logicamente, è dato dai bisogni di comprensione del corpo akasico.
Questi bisogni, espressi da vibrazioni emesse dallo stesso corpo akasico, forniscono il primo substrato di base, e determinano il raccogliersi delle materie inferiori in strutture adeguate all’espressione e alla ricezione di particolari elementi.
Il che sta a significare che le vibrazioni emesse dal corpo akasico strutturano la materia mentale stimolando la formazioni di aggregazioni di unità elementari mentali che determinano le caratteristiche razionali e logiche che l’individuo in via di incarnazione deve possedere per trarre il maggior utile possibile dalla sua vita sul piano fisico. Ecco così, per esempio, che se l’individuo ha bisogno di sperimentare la sua reazione di fronte alla scienza, dovrà possedere un corpo mentale particolarmente strutturato per il ragionamento sia pratico che astratto e tale da garantirgli la possibilità di avere ottime capacità di deduzione, di sintesi e di comparazione che lo mettano in grado di interagire con le nozioni scientifiche che si troverà a dover affrontare.
Allo stesso modo avviene la costituzione del corpo astrale e di quello fisico: la loro formazione sarà sempre strettamente correlata a quelle che saranno le esperienze che gli saranno utili per affrontare la sua esistenza nell’ottica che scaturisce dalle esigenze di comprensione del corpo della coscienza.
Se, per fare un esempio riguardante il corpo astrale, l’individuo dovrà condurre una vita da attore, dovrà necessariamente possedere un corpo astrale con caratteristiche di sensibilità tali da potergli permettere di immedesimarsi nei personaggi che interpreta e di poter comunicare agli spettatori la sua personale interpretazione del personaggio.
Lo stesso tipo di ragionamento è fattibile, ovviamente, per quanto riguarda il corpo fisico: se la persona avrà bisogno di sperimentare un’esistenza da sportivo, per esempio, dovrà possedere un corpo fisico adeguato a permettergli di usufruire al meglio della sua fisicità.

Di conseguenza, si può affermare che i tre corpi inferiori debbano, per necessità evolutive individuali, venire strutturati in maniera “personalizzata”, ovvero con preminenza di determinate caratteristiche rispetto ad altre che, pur non essendo assenti al suo interno, resteranno più in secondo piano.
Ovviamente tutto questo è reso possibile dalla presenza del DNA (non solo fisico, come abbiamo detto in passato, ma costituito anche – e non potrebbe esser altrimenti, vista la maniera in cui tutto il Cosmo, nella sua interezza, è strutturato – da porzioni di materia sia astrale che mentale che, per semplificare le cose, avevamo chiamato DNA astrale e DNA mentale) il quale ha la funzione di fissare nei vari corpi l’ordine di precedenza di attivazione e l’intensità delle varie caratteristiche che li contraddistinguono.
Quanto abbiamo esaminato di recente – ovvero il concetto di conservazione dell’energia (e, di conseguenza, della materia – può aiutarci a definire in maniera più consona a una visione più estesa dei concetti quello che viene definito l’equilibrio dei corpi inferiori?
Direi proprio di sì.

Per prima cosa dobbiamo domandarci se l’insieme dei tre corpi inferiori dell’individuo incarnato è considerabile come un sistema chiuso o un sistema aperto.
Affermerei senza timore che non vi sia ombra di dubbio che ci troviamo dinnanzi a un sistema aperto: l’attività vibratoria che attraversa i corpi inferiori varia in continuazione sotto la spinta dei diversi elementi che la attraversano, arrivando a sfociare in manifestazioni dell’individuo all’interno del piano fisico e questo, com’è ovvio, indica uno spostamento di vibrazioni appartenenti a questi corpi all’esterno (e non stiamo parlando soltanto di vibrazioni che provengono dalle emozioni messe in moto dal corpo astrale, o di quelle provenienti dal mentale, ma anche di movimenti vibratori della materia fisica dei corpi, quale il movimento del corpo fisico stesso, l’emissione di sudore e via e via e via).
In base alla concezione di sistema chiuso che avevamo proposto, mi sembra innegabile dire che quanto vi ho prospettato non possa che portare a considerare i corpi incarnativi dell’individuo come un sistema aperto, visto che emette vibrazioni e, con esse, materia che viene in qualche maniera ceduta all’esterno di sé.
In questo contesto sembrerebbe, a prima vista, che non possa venire applicato il concetto di conservazione dell’energia.
Di conseguenza, allora, com’è possibile che esista un equilibrio tra i tre corpi inferiori, dal momento che essi mutano e cambiano in continuazione sia a livello energetico che, di conseguenza, a livello prettamente materiale?
Vediamo se riusciamo a trovare un meccanismo o un processo che ci possa ancora autorizzare a considerare la possibilità dell’esistenza di un equilibrio tra i tre corpi inferiori.

Forse ciò che rende difficile poter contemplare come reale una tale ipotesi è la concezione comune di equilibrio mutuata, solitamente, dall’abitudine a definire come equilibrio ciò che, in realtà, indica una stasi: quando affermiamo che una tavola, posizionata nella maniera giusta su un perno, è in equilibrio, in realtà definiamo il momento in cui le varie forze che la attraversano (peso, massa, forza di gravità e via dicendo) si compensano vicendevolmente, provocandone l’immobilità.
Ma, come abbiamo visto, l’essere umano è difficilmente assimilabile a una tavola: la materia dei suoi corpi è continuamente in movimento, anche nei momenti in cui non ci sono grandi forze esterne che la sollecitino, cosicché ognuno dei tre corpi via via deve tendere a compensare quanto ha perduto a causa del suo funzionare come sistema aperto.
Il corpo fisico ha in dotazione evidenti meccanismi che tendono a ristabilire il suo personale equilibrio energetico e materiale, per esempio attraverso l’assunzione del cibo.
A sua volta il corpo astrale trova compensazione all’emissione di vibrazioni a carattere emotivo trasformando al suo interno quelle provenienti dalle vibrazioni emesse dal corpo mentale allorché le vibrazioni di ritorno dall’esperienza compiuta sul piano fisico ritornano verso la sua coscienza, facendo elaborare al corpo mentale nuovi pensieri che, a loro volta, favoriscono il nascere di vibrazioni diverse all’interno del corpo astrale attraverso la mutata qualità dei pensieri emessi, tendendo in questa maniera a ristabilire un suo nuovo equilibrio interno.
A sua volta il corpo mentale riceverà nuovi impulsi vibratori dal corpo akasico, sulla scorta delle modifiche che in esso avrà stimolato l’acquisizione dei dati provenienti dall’esperienza appena affrontata dall’individuo, e anch’esso cercherà di ricreare un suo nuovo equilibrio.
Tutti e tre i corpi, in sintesi, nel corso di questo processo, tendono a ristabilire un nuovo equilibrio vibrazionale al loro interno.
A questo punto abbiamo sì individuato la maniera in cui i tre corpi inferiori tendono a ristabilire di volta in volta il loro equilibrio, ma non abbiamo ancora elementi precisi per poter rispondere alla domanda se e come detti tre corpi possano essere in equilibrio tra di loro.

Dobbiamo ancora ricordare che stiamo parlando comunque di un sistema (aperto o chiuso, in questo momento, non ha importanza) costituito da tre sistemi, fisico, astrale e mentale che, in qualità di sistema, può essere considerato come un unico corpo costituito da tre parti diverse.
Affinché il sistema “corpi inferiori” non finisca col disgregarsi attraverso questo scambio continuo di vibrazioni (e di materia) è necessario che abbia al suo interno dei meccanismi regolatori che gli permettano di far coesistere senza grandi scompensi le tre componenti.
E’ evidente che il meccanismo che permette il processo di coesistenza dei tre corpi non possa che provenire dal DNA (nelle sue varie componenti fisiche, astrali e mentali) il quale porta scritto dentro di sé quali caratteristiche e quale sviluppo dovranno seguire i corpi che aiuta a costituire.
Per parlare più semplicemente, il modello di riferimento che ha il DNA al suo interno a proposito dei corpi inferiori dell’individuo gli permette di intervenire per mantenere in equilibrio le tre componenti che identificano e caratterizzano la manifestazione incarnativa dell’individuo. E lo mette in atto variando di conseguenza le vibrazioni di ognuno dei tre corpi in maniera tale che essi siano in equilibrio (cioè stabili) tra di loro.
Ecco quindi che abbiamo la costituzione dell’equilibrio all’interno di un sistema aperto, anche se questo ci porta ad affermare che si tratta di un equilibrio variabile, nel quale variano le sue componenti.
Ma il ragionamento è, forse ancora un po’ nebuloso, quindi vediamo d fare delle altre considerazioni che ci possano ritornare utili per comprendere meglio quello che stiamo tentando di spiegare.

Un elemento di errore nel vostro talvolta affermare: “la tal persona è mentale” oppure “la tal persona è emotiva” è evidente: non esiste la “persona mentale” o la “persona emotiva”, ma esiste la persona che si manifesta sul piano fisico con reazioni preferentemente mentali o emotive. Questo non è un segno della preponderanza di un aspetto invece di un altro ma soltanto il segnale che l’Io preferisce esprimersi attraverso di esso invece che in un altro modo.
Infatti, in realtà, all’interno dei corpi inferiori dell’individuo le energie si muovono sempre e comunque, attraversando tutti e tre i corpi, non in maniera prevaricante l’una sull’altra, bensì cooperando tra di loro nel fornire vibrazioni utili all’espressione sul piano fisico di quello che in essi viene elaborato, seguendo le norme dell’equilibrio tra le varie componenti, in qualche modo dettate dalla costituzione del carattere già a livello genetico; quella stessa costituzione che, tramite il DNA, delimita gli spazi e le direzioni in cui l’individuo può esprimere se stesso, variando l’influsso di uno dei tre corpi rispetto agli altri, col risultato concomitante di indurre delle variazioni nell’influenza esercitata delle altre componenti.
Se vogliamo parlare in modo più figurato potremmo dire che nel DNA è inscritta una certa quantità vibrazionale, dalla quale i tre corpi inferiori, di volta in volta, attingono energie.
Questa “quantità” possiamo considerarla fissa, dal momento che esiste per determinare i percorsi che l’individuo, per i suoi bisogni evolutivi, deve percorrere. Ma questa fissità “numerica”, pur restando costante nel totale, è estremamente variabile nella “quantità” proporzionale che assumono le varie componenti, cosicché talvolta diventa necessaria una maggiore quantità di vibrazioni astrali e una conseguente diminuzione di vibrazioni mentali, oppure di vibrazioni fisiche a scapito di quelle astrali o mentali, e via dicendo.
Il totale, comunque, resta costante, pur nella estrema variabilità, da momento a momento, delle tre componenti in questione.
Questo, d’altra parte, è esattamente lo stesso meccanismo che si osserva, per esempio, nel corpo fisico: se prendiamo in considerazione la persona che ha un forte handicap (per esempio una cecità) possiamo facilmente notare questo processo, in quanto è facile osservare che la persona cieca affina, per esempio, le sue capacità auditive, operando una sorta di equilibrio compensativo. E tale meccanismo esiste per tutti e tre i corpi inferiori, che fanno della loro variabilità la fonte delle possibilità di esperienza dell’individuo incarnato.

Quanto ho detto poc’anzi sul DNA potrebbe far sorgere il dubbio che, allora, ci si trova di fronte a un sistema chiuso che va dal corpo fisico, all’astrale, al mentale al DNA nelle sue varie componenti. Ma non è così.
Infatti, col procedere delle comprensioni, il DNA dell’individuo riceve nuove informazioni dalle vibrazioni che provengono dal corpo akasico e subisce delle modifiche, che lo portano a variare e a modificare i percorsi che traccia non solo per quello che è il carattere della sua parte incarnata (e, quindi, delle sue possibilità espressive all’interno delle situazioni che si trova a dover affrontare e vivere) ma anche per la stessa costituzione dei corpi inferiori. Tutti e tre, infatti, si modificano nel tempo, e non solo per il normale evolversi fisiologico della struttura dell’individuo, ma anche proprio grazie alle energie che li attraversano e che, guidate dalle richieste del sentire, inducono delle trasformazioni nella materia stessa dei corpi inferiori.
Se osservate il vostro corpo fisico non potete avere dubbi che esso si trasformi nel tempo, basta pensare al vostro corpo quando avevate un mese di vita e allo stesso corpo quando avrete venti, trenta o ottant’anni.
Se nel DNA le forze che inducono la costituzione del vostro corpo non fossero variabili, non avreste queste differenze corporali, se non quelle minime dovute, in massima parte, dalle ingerenze su di esso da ciò che è esterno a voi stessi, con la conseguenza che i vostri corpi inferiori sarebbero fissi e tali da non essere più adeguati alle vostre esigenze evolutivo o espressive.
Questo significa che il vostro DNA ha al suo interno, come avevamo affermato molto tempo fa, tutte le possibili variazioni che il vostro corpo può o deve assumere nel corso del periodo incarnativo, e che ciò che cambia è l’attivazione di determinati geni e la disattivazione di altri per adeguare il vostro corpo fisico ai vostri bisogni espressivi.
Il discorso appena fatto, se risulta essere vero per quanto riguarda il corpo fisico, non può che risultare altrettanto vero per il corpo astrale e quello mentale: la relativa porzione di DNA varia la successione dei geni attivati o spenti assecondando le mutate esigenze d’esperienza del corpo akasico, e questo porta a una modifica delle possibilità espressive sia a livello astrale che a livello mentale da parte dell’individuo.

Potrei andare avanti a lungo su questo discorso, così complesso che ho dovuto, necessariamente, semplificarlo anche a costo di affermare delle inesattezze, ma ritengo che non sia l’occasione giusta per farlo.
Tuttavia vorrei ancora accennare alcuni argomenti che possono essere strettamente correlati a quanto ho appena descritto, ovvero gli psicosomatismi e le cristallizzazioni.
Se ci pensate attentamente vi renderete conto che sono elementi estremamente influenzati dai processi che abbiamo appena descritti, e vi si schiuderà un mondo di possibilità e di deduzioni che sfoceranno, com’è inevitabile, in una quantità di domande alle quali probabilmente non saprete rispondere. Se il discorso vi interesserà e vi farà piacere, riprenderemo in seguito questi ultimi addentellati per esaminare dal punto di vista più “filosofico” elementi come gli psicosomatismi e la cristallizzazione che avevamo trattato in passato essenzialmente in funzione della loro nascita legata all’Io e alle ricadute che essi hanno sull’individuo.

Per concludere vediamo di tirare le somme sull’equilibrio dei tre corpi inferiori, cercando di trovare un filo logico conduttore tra la grande massa di elementi che vi ho presentato.
Come abbiamo visto, i tre corpi inferiori sono sempre in equilibrio tra loro, qualora l’equilibrio sia considerato non una fase di staticità bensì un raggiungere e mantenere costante una quantità vibrazionale, il cui equilibrio è fatto salvo dalla continua variabilità delle vibrazioni fisiche, astrali e mentali che li attraversano.
Questo ci ha portati ad affermare che non è possibile riuscire a comprendere veramente qual è l’equilibrio di una persona semplicemente osservando la sua manifestazione esteriore: a chi osserva un’altra persona il suo mondo interiore è quasi del tutto sconosciuto e l’opinione che ci si forma su come sono gli altri – oltre ad essere condizionata fortemente dalla propria percezione soggettiva, quindi dal proprio Io – è solitamente basata su dati estremamente riduttivi, legati principalmente e. spesso, quasi esclusivamente, dall’osservazione del comportamento di quella persona all’interno del piano fisico.
Certamente quest’osservazione può fornire dei dati che possono aiutare a comprendere alcuni aspetti della persona che si osserva, ma raramente (a meno che il nostro sentire sia così ampio da poter veramente comprendere il sentire dell’altro) fornisce una visione oggettiva e realistica di come sia veramente quella persona, il che rende ancora una volta di estrema attualità e pregnanza il nostro ricordarvi sovente di non “giudicare” le altre persone, dal momento che vi sfuggono troppi elementi che le riguardano per poter veramente avere la possibilità di emettere un giudizio, sia in positivo che in negativo.

Osservando la maestosità e la maestria con cui tutta la Realtà, dal microcosmo al microcosmo, è stata costruita dall’Assoluto, non si può che restare stupiti, e quasi senza parole, di fronte alla consapevolezza che le nostre capacità, per quanto grandi possano essere, difficilmente possono veramente abbracciare e comprendere la multiforme r complessa costituzione di ciò di cui facciamo parte.
Resta così, dentro di noi, la sensazione di appartenere a un Grande Disegno, così indescrivibilmente grande da non poterlo abbracciare nella sua interezza, ma anche così grande da lasciarci senza fiato e colmi di meravigliato stupore allorché qualche suo aspetto ci si manifesta permettendoci, per un attimo, di intuire la sua immensa trama.
Consapevoli della nostra limitata pochezza facciamoci guidare da questa sensazione e accompagniamola con la certezza interiore che, un giorno, saremo consapevoli della nostra appartenenza ad esso e che, in quel momento, non soltanto sapremo con assoluta certezza di essere una sua piccolissima ma importante frazione, ma sentiremo con tutto noi stessi di non essere solamente una sua parte, bensì di essere il Disegno stesso. (Scifo)
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