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brig.zero
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Partecipante

… forse a qualcuno interesserà :yesss: … a me è servita a chiarire … Buon lavoro :fri:

[color=#0033ff]La cristallizzazione e … la malattia … [/color]

D – Ci chiedevamo quale potesse essere il rapporto tra la cristallizzazione e gli archetipi transitori.

Intanto partiamo da un'altra cosa: dovete tener presente alcuni elementi per cercare di comprendere meglio tutti i discorsi che abbiamo fatto, perché mi sembra che facciate un po' di confusione.
Quando parlate di cristallizzazione sul piano fisico, commettete l'errore di identificare il sintomi con la cristallizzazione. La domanda che avete posto, che pure potrebbe avere risvolti interessanti – ovvero se l'intervento di un medico sul fisico di un paziente per curare una cronicizzazione di malattia è assimilabile al terzo modo per risolvere o cercare di risolvere le cristallizzazioni – ovvero l’intervento esterno che cerca di sciogliere forzatamente la cristallizzazione – visti gli elementi che corrispondono alla cristallizzazione è una domanda che non ha molto senso, in quanto il medico interviene sul sintomo e non sulla cristallizzazione. Non dovete commettere l'errore, così facile da commettere, di identificare la cristallizzazione sul piano fisico con la sua manifestazione sul piano fisico, ovvero con il problema fisico che è il risultato della cristallizzazione.
Ad esempio nel caso del tumore,: il tumore non è la cristallizzazione ma può essere il risultato della cristallizzazione. Quindi il medico che interviene chirurgicamente o in qualsiasi altra maniera per cercare di risolvere il problema che si è presentato, cronicizzato all'interno del piano fisico, agisce – come abbiamo sempre detto – sul sintomo e non sulla cristallizzazione vera e propria sulla quale, in realtà, in ultima analisi l'unico che può veramente agire è l'individuo stesso.
La differenza con l'ipotetico intervento di un medium, di un sensitivo o di un mago per risolvere la cristallizzazione di un individuo, consiste nel fatto che questo ipotetico intervento esterno – come tutti voi d'altra parte avete detto – è che questa persona esterna che cerca di intervenire sulla cristallizzazione si comporta diversamente dal medico, in quanto le energie che smuove non sono soltanto di tipo fisico; certamente attraversano anche il fisico dell'individuo cristallizzato e quindi anche il suo sintomo, la sua manifestazione sul piano fisico ma, in realtà, la cosa è più complessa perché interviene anche sulla porzione astrale e mentale della cristallizzazione. Ed è qui che vi è la pericolosità: se anche il medium, il sensitivo, o il mago intervenissero soltanto sul sintomo non vi sarebbero grossi pericoli; nel momento in cui, però ,vi è il tentativo di influire sulle vibrazioni appartenenti a tutti e tre i corpi dell'individuo, ecco che le energie in gioco sono ben diverse, in quanto provocano reazioni a catena all'interno di tutti i corpi inferiori dell'individuo che, come potete facilmente immaginare, non sono facilmente controllabili e neanche facilmente quantificabili e circoscrivibili dall'interno del piano fisico.

D – Non mi è chiaro quando dicevi che confondevamo la manifestazione della cristallizzazione sul piano fisico con il nucleo della cristallizzazione stessa, puoi fare un esempio? Cioè io avrei pensato al tumore come la cristallizzazione.

Certamente è la manifestazione della cristallizzazione come hai detto tu stessa, ma non è la cristallizzazione: la cristallizzazione è formata dalle energie più sottili di tipo fisico, ovviamente, che poi portano alla manifestazione del sintomo che è il tumore.

D – Potrebbe essere l'ipertensione che poi, come sintomo, causa un infarto…?

Sì potrebbe essere già più aderente alla realtà
Bisogna ricordare che le vibrazioni di incomprensione che partono dall'akasico attraversano le altre materie prima di manifestarsi e cristallizzarsi all'interno del corpo fisico, e ciò significa che, pur essendo il “nocciolo duro” della cristallizzazione all’interno della materia fisica dell’individuo, le vibrazioni che hanno avuto come conseguenza la sua costituzione agiscono, comunque, anche sugli altri piani di esistenza e, di conseguenza, anche sugli altri corpi dell'individuo.
Quindi: certamente il nucleo è all'interno del corpo fisico, però esistono anche, comunque, dei riflessi sugli altri corpi dell'individuo. E qua forse varrebbe la pena agganciarsi a un altro argomento che avete esaminato nel corso della discussione, ovvero le atmosfere.
Tra le domande che avete preparato vi eravate posti il problema se la cristallizzazione ha un'atmosfera e, eventualmente, se questa atmosfera assume delle diverse connotazioni dovute proprio alla presenza della cristallizzazione.
Ancora una volta siete stati bravissimi, incredibile ma vero!
In effetti, il fatto che ci sia una cristallizzazione all'interno dell'individuo ha influenza anche sulla sua atmosfera, e questo è inevitabile: siccome nella cristallizzazione le energie vibrano in continuazione su se stesse senza trovare una variazione di percorso, finiscono per creare all'interno dell'atmosfera di un individuo delle porzioni di vibrazioni che restano più compatte e quindi più difficilmente riescono a comunicare con le altre atmosfere. Ecco perché, ad esempio, nei casi di cristallizzazione principalmente situata all'interno, ad esempio, del corpo mentale – il che porta spesso a manifestazioni di tipo psicologico accentuato fino ad arrivare a disturbi di comprensione e di percezione della realtà – risulta facile trovarsi in presenza di una difficoltà di comunicazione con gli altri individui; questo accade perché quel nucleo di vibrazioni cristallizzate all'interno dell'individuo impedisce all'aura dell'individuo stesso di poter vibrare con le vibrazioni degli individui con cui viene a contatto, e tutto questo, come potete capire ed immaginare, rende più difficile lo scambio di vibrazioni e, di conseguenza, rende più difficile anche la compartecipazione, l'empatia, il rapportarsi e via e via e via.
Questo discorso dovrebbe averlo capito in modo particolare F., perché è un discorso che ben si adatta, ad esempio, al problema dell'autismo.

D – La comunicazione è in qualche maniera interrotta, non c'è fluidità e, in sostanza, diventa un circoscriversi per quanto riguarda la persona cristallizzata?

No, la comunicazione non è interrotta è resa parziale e difficoltosa, per cui accade che entrano in contatto soltanto certe parti delle atmosfere e non l'atmosfera nella sua interezza vibrazionale.

D – Quindi l'individuo cristallizzato è meno ricettivo?

E’ meno ricettivo, meno empatico e con ridotta capacità di percepire una maggiore realtà dell'altro e, solitamente, la percezione dell'altro viene tendenzialmente limitata a certi aspetti e sempre in direzioni selettive. Se voi aveste la possibilità di osservare quattro o cinque persone fortemente cristallizzate sul corpo mentale, vi rendereste conto che tutte quante presentano la caratteristica di non riuscire a comunicare con le altre persone principalmente proprio dal punto di vista mentale, quindi, per la legge di compensazione dell'energia, acuiscono le loro reazioni dal punto di vista astrale proprio per compensare questa mancanza di comunicazione attraverso il mentale, così come possono compensare invece con reazioni legate al corpo fisico con toccamenti e cose del genere, per esempio.
Il discorso delle atmosfere, lo avete poi trasportato, senza un grandissimo successo, verso gli archetipi transitori, chiedendovi se esistono anche delle atmosfere per quello che riguarda gli archetipi transitori. Pensateci bene un attimo tutti assieme, adesso, qua con me.
Pensate che sia possibile che un archetipo transitorio non produca atmosfera?

D – Produce atmosfera…

Certamente, la risposta non può che essere immediata: non può che produrre atmosfera in quanto è costituito da un insieme di vibrazioni appartenenti a tanti individui, cosicché il concentrarsi, il condensarsi, il raggrupparsi, il raggrumarsi di queste vibrazioni non può far altro che creare un ambiente vibrazionale che è tipico dell'archetipo. D'accorsd? E questo spiega, se ci pensate un attimo con attenzione, in quale maniera l'archetipo può arrivare a influenzare gli individui che sono collegati ad esso.

D – Spiega anche un po' come fa far collegare delle altre persone, perché una persona che sarà collegata ad un certo archetipo avrà un'atmosfera legata quell'archetipo e quindi sarà in contatto anche con qualcuno che non sarà collegato a quell'archetipo il quale potrà restare “incastrato”da questa atmosfera?

Certamente. E questo discorso, se ricordate il vecchio adagio del “così in alto così in basso” – alla fin fine non è che la ripetizione, in scala molto minore, più terra a terra, più vicino a voi poveri incarnati, di quello che avevamo detto parecchi anni fa, quando avevano accennato al fatto che i vari “ciccioni” (ricordate i ciccioni?) che si formavano all'interno della massa akasica finivano con il formare delle isole akasiche, delle masse akasiche più complesse alle quali si collegavano diversi corpi akasici di diversi individui. Ricordate il discorso? Se ci pensate è la stessa cosa, lo stesso meccanismo che, trasportato con elementi diversi in gioco, si attua per quello che riguarda gli archetipi transitori, ovvero: affinità di elementi, affinità di comprensione portano alla costituzione di un ambiente akasico comune in cui tutte le individualità collegate mettono una parte di se stessi e, quindi, contribuiscono a rinsaldare coi loro collegamenti la costruzione e i collegamenti interni della massa akasica. La stessa cosa, esattamente, avviene per la costruzione, la costituzione, il mantenimento delle qualità e della forma dell'archetipo transitorio.
La differenza principale consiste nel fatto che l'archetipo transitorio – dopo che esso avrà portato tutti gli individui ad esso collegati a sperimentare l'intero archetipo – si scioglierà per mancanza di vibrazioni adeguate da parte dei partecipanti.
Invece, le individualità che entrano a far parte di un’isola akasica, dal momento che sono tenute assieme dagli elementi di comprensione comune le quali non sono variabili ma soltanto ampliabili, resteranno per sempre unite all'interno dell’isola akasica.

D – Mi pare che in questo momento un archetipo che sta diventando sempre più grande e più forte, riguarda la bellezza, con la complicità dei media. Quello che tu hai detto prima secondo me spiega bene come è possibile che questo archetipo diventi sempre più grande tramite le atmosfere… magari non soltanto tramite quelle ma principalmente tramite quelle.

A mano a mano che questa atmosfera, creata dal nucleo dell'archetipo, perché si crea un nucleo dell'archetipo che si espande con l'unirsi all'archetipo di più individualità (ricordiamo che il numero degli individui collegati all'archetipo non è sempre lo stesso: vi è chi finisce di sperimentare e quindi si allontana, vi è chi ha ancora bisogno di sperimentare e un po' alla volta arriva alla comprensione e vi è chi si unisce gradatamente all'archetipo per poter sperimentare quel determinato tipo di esperienza.
Questo cosa comporta? Comporta l'ampliarsi sempre più vasto di quella che è l'atmosfera dell'archetipo transitorio, il che, a sua volta, porterà a permettere il collegamento di altre individualità che sono arrivate a quel punto, perché le atmosfere si toccheranno, vibreranno assieme e, quindi, vi sarà un confluire all'interno della vibrazione dell'archetipo, fino a quando tutti quelli che avevano bisogno di sperimentare quel tipo di archetipo l'avranno sperimentato e quindi l'archetipo diventerà sempre meno “potente”, fino a quandonon avrà più alcuna ragione di esistere e si scioglierà.

D – Ma prima di sciogliersi, nel suo massimo fulgore, le persone che sono collegate a questo archetipo come ricevono le informazioni inserite in questo archetipo? Ovviamente attraverso le atmosfere, ma c'è qualcosa che fa sì che questa comunicazione avvenga?

Vedete il corpo akasico dell'individuo non è intelligente… anzi possiamo quasi dire che è un “idiota sapiente”. Con questo non voglio dire che siete tutti degli idioti anche se a volte fate di tutto per sembrarlo! Il corpo akasico passa, nel suo percorso evolutivo, dall'essere il corpo akasico di un individuo che non ha ancora compreso niente al corpo akasico di un individuo che ha compreso tutto. Giusto? Naturalmente, a mano a mano che questa consapevolezza, questa comprensione si amplia, il corpo akasico assume nuove potenzialità, qualità diverse, e diventa sempre più completo e strutturato fino a quando si forma quel passaggio vibrazionale armonico e fluido che porta l'individuo a non aver più bisogno dei corpi inferiori e a camminare all'interno dei piani spirituali più alti per arrivare, infine, alla fusione con l'Assoluto.
Ora il fatto che il corpo akasico agisca quasi meccanicamente per mettere assieme i tasselli della sua comprensione che cosa significa, che conseguenze ha, secondo voi?

D – Che ci sono delle ricadute meccaniche, diciamo così, non è altro che un ricettore, uno smistatore non saprei come definirlo…

Il fattore più importante è il fatto che esso non ha nessuna possibilità di riconoscere a priori se l'archetipo che lo sta influenzando – supponendo che si ponga il problema cosa che in realtà non fa – è un archetipo permanente o un archetipo transitorio. Quindi significa che, nel momento in cui il corpo akasico dell'individuo viene investito dalle vibrazioni dell'archetipo transitorio, deve comunque tenerle in considerazione perché potrebbe dargli degli elementi di paragone per creare il suo equilibrio, la sua struttura di comprensione interna…

D – Scusa non ha nessun traduttore che gli permetta di distinguere che la vibrazione che lo sta investendo derivi dagli archetipi permanenti o dagli archetipi transitori?

E no, non può, perché la comprensione può arrivare solo dall'esperienza: l'archetipo influenza l'esperienza, quindi gli elementi arrivano al corpo akasico attraverso l'esperienza modulati anche dagli archetipi. Noi avevamo detto, se vi ricordate, che l'archetipo tende a modulare il “giusto o sbagliato” per le sue comprensioni in base alle vibrazioni degli archetipi permanenti, che fanno, in qualche modo, da elementi di riferimento per capire se è nel giusto.
Il fatto è che il corpo akasico non ha gli strumenti per capire a priori se le vibrazioni che lo attraversano sono quelle giuste e provengono da un archetipo permanente o da un archetipo transitorio: l'archetipo transitorio, infatti, ha comunque un'atmosfera vibratoria che attraversa anche il corpo akasico. Questa impossibilità di distinguere con certezza da quale tipo di archetipo provengono le vibrazioni che lo attraversano, lo porta, così, a dover comunque presumere come potenzialmente utili le vibrazioni che lo attraversano; di conseguenza sperimenta gli elementi che l'archetipo transitorio gli può fornire e trattiene quelli che sembrerebbero giusti, confrontandoli, poi, con quelli che altre vibrazioni di altri archetipi, questa volta compresi quelli permanenti, gli propongono come esatti, basandosi sull’affinità vibrazionale. A questo punto avviene la comprensione, la presa di coscienza che è stato compreso veramente qualche cosa e quanto compreso va a inserirsi organicamente all'interno della sua struttura non più come ipotesi ma come elemento definitivo di comprensione.

D – Non mi torna però a questo punto il discorso del corpo akasico non come una frittella ma messo in qualche maniera in verticale che è a contatto con tutti i tipi di materia che la parte superiore è a contatto con tutte le comprensioni… quindi dentro la mia testa che questo potesse il traduttore, quel qualcosa che gli permesse di identificare la provenienza delle vibrazioni…

Che sia in contatto con tutte le comprensioni d'accordo, però è “in contatto”, non è certo che la comprensione sia veramente acquisita. Fino a quando non la può inserire organicamente nella sua struttura può essere a contatto ma non le ha comprese, quindi per lui l'essere a contatto non significa nulla, significa avere un'ipotesi, una possibilità di comprensione.

D – Pensavo che questo essere a contatto gli permettesse in maniera anche “inconsapevole” di distinguere se una cosa era una comprensione vera o un qualcosa da modificare.

La decifrazione avviene, come dicevo prima, attraverso le vibrazioni emesse dagli archetipi permanenti.

D – Praticamente è un po' come cercare la moneta sotto i tre bicchieri, devi andare per tentativi, fino a quando non trovi la moneta.

Certamente… può essere un esempio accettabile…
La differenza consiste nel fatto che non c'è nessuna malizia da parte di chi sposta i bicchieri.
Questa è una certezza che dovreste avere tutti voi e che dovreste riuscire a fare vostra, in modo da rendervi conto che tutto quello che trovate sotto ogni bicchiere lo trovate perché è quello che dovete trovare ed è quello che vi serve, e questo renderebbe già di per sé il di vivere la vostra vita in maniera più piacevole e meno faticosa.
Così abbiamo esaminato le atmosfere e gli archetipi… resta un elemento molto importante da esaminare cioè il karma.
Il karma è un argomento molto complesso, anche perché bisogna che io riesca a spiegare le cose tenendo conto di quello che non avete capito e degli errori che fate e dell'interpretazione vostra degli elementi, dei concetti. E questo è un po' come fondere pere e pietre, trovare un punto di contatto tra le cose non è mai facile. Vediamo se riesco a indicarvi alcuni elementi che possono tornarvi utili per comprendere meglio che relazione ci sia tra il karma e la cristallizzazione.
Voi facilmente dite “quello che mi è successo è il mio karma” come se questo giustificasse tutto quanto. E' un errore semplice, un errore molto comune, è un errore, anche, estremamente stupido, perché cosa fa: non fa altro che attribuire all'esterno di voi stessi delle responsabilità in modo tale da avere la scusa per non guardare le vostre responsabilità.
Così accade che tendiate a dimenticare che il karma, quando agisce su di voi, lo fa perché voi avete smosso le cause, quindi siete voi stessi colui che ha messo in moto il karma che si è ripercosso su di voi, sia positivo che negativo, di conseguenza la responsabilità è comunque e sempre vostra, anche nelle situazioni karmiche.
Consideriamo poi il fatto che se anche voi non aveste mai sentito parlare di karma non cambierebbe assolutamente niente per voi, tuttavia la vostra vita e il vostro cammino evolutivo comunque andrebbero avanti; questo significa che nel corso della vostra vita potete anche, oziosamente, dire “quello che mi è successo è stato un karma”, però dirlo non ha alcun senso e non vi serve assolutamente a nulla, a meno che non vi porti a riflettere sui perché dei vostri comportamenti che vi hanno portato a mettere in moto il karma. Altrimenti resta un concetto che è presente nelle pagine dei libri e che resta lì senza dare alcun frutto, privo di alcuna utilità se non per il vostro Io.
Quello che vi accade per karma, comunque sia, è principalmente qualcosa che proviene dall'esperienza, ogni karma che vi si presenta è fatto affinché voi sperimentiate un certo aspetto dell'esistenza che avete bisogno di vivere per comprendere la vostra interiorità.
Quindi certe domande che sono state fatte del tipo: “Sono davanti al panificio, una macchina mi viene a picchiare dentro… è un karma non è un karma…” non sono di molta utilità. Certamente,, può essere un karma, però pensare che se la macchina che vi è venuta addosso ciò è stato per un karma per voi non ha nessun significato dal momento che le gambe rotte le avete voi e continuerete ad averle voi, sapere che è un karma non è che vi possa cambiare le cose. Certamente non riuscirete mai a capire qual è il karma insito nel fatto che la macchina vi è venuta addosso, perché non è così che devono funzionare le cose. Il karma si può comprendere e modificare nel momento in si capiscono le cause che l'hanno messo in moto, ma non le cause che hanno messo in moto la macchina, ma le cause vostre interiori che vi hanno portato ad avere quel tipo di esperienza così che accade che molte volte i fatti che vi accadono vi accadono sì per karma, ma ciò che vi devono insegnare, ve lo mostreranno soltanto con il passare del tempo attraverso le reazioni che voi avrete a quello che sarà successo in base all'avvento dell'episodio karmico.

D – Quindi è un'osservazione in avanti, non all'indietro, di solito si prova un malessere e si cerca di capire a come si è arrivati a quel malessere, invece in questo caso devo osservare tutto quello che succede dopo.

Il karma si mette in moto spesso proprio in conseguenza del fatto che l'osservazione all'indietro di voi stessi non ha avuto risultato, quindi continuare a farlo non sarebbe altro che una perdita di tempo; entra in gioco allora l'esperienza karmica per mettervi davanti, con forza, le vostre reazioni, in modo che voi da esse possiate arriviare a capire cos'è che non avete compreso.

D – Quindi in realtà l'esempio delle gambe rotte non è che io devo star lì tanto a pensare “cosa faccio io adesso con le gambe rotte” ma porre l'attenzione a come reagisco io al fatto di avere le gambe rotte.

Certamente, a come reagisci tu, che grado di accettazione hai, cos'è che ti impedisce di accettare quello che ti è successo, a chi dai la colpa, con chi te la prendi, se tendi a far la vittima o se tendi a reagire, come interagisci con le persone che ti sono vicine cosa pretendi da loro, e via e via e via, in modo da avere tutte le possibilità di sfumature, di direzioni e di esempi sulle tue reazioni da poter analizzare per far arrivare l'esperienza al tuo corpo akasico.

D – A me verrebbe da fare una domanda personale sul mio incidente, cioè da questa esperienza quello ce ho capito riguardava più che altro la gestione della paura, dello star male delle emozioni che ho avuto sul momento e della paura che risuccedesse… non tanto sull'aspetto fisico di dolori e cose varie. Quindi potrebbe essere questo.

Potrebbe essere questo ma se vuoi andare un po' più in profondità potrebbe essere che ti ha messo davanti alla percezione sicura e indubitabile che tu non eri forte e decisa come ti sembra di essere dato che l'incidente ha portato a galla la tua insicurezza e la tua paura di fronte alla vita, ad esempio…

D – [u]Quindi pensando alla relazione tra karma e cristallizzazione: il karma potrebbe essere un tentativo che fa la vita per aiutarti a superare una cristallizzazione… [/u]

Chiediamoci, dunque, come e perché un karma può aiutarti a superare una cristallizzazione.
E' ovvio il fatto che un evento karmico porti comunque ad aiutare l'individuo a ragionare su se stesso, quindi a scoprire anche le sue cristallizzazioni ad esempio; questo è abbastanza evidente, tant'è vero che, molte volte, attraverso un'esperienza karmica abbastanza forte e dolorosa anche gli psicosomatismi spariscono, perché magari l'esperienza karmica ha permesso di comprendere quei particolari, quelle cose che mettevano in moto il meccanismo interiore che portava al manifestarsi dello psicosomatistmo. Questo, però, con quello che riguarda la cristallizzazione non può succedere, l'abbiamo detto. E allora in che maniera il karma può aiutare a superare e a ammorbidire la cristallizzazione permettendone poi la scomparsa graduale?

D – Inserendo nuove vibrazioni nel circolo anormale…

Qualcosa di più pratico… pensate a qualcosa di umano: è chiaro che a livello vibrazionale vi sono tutti questi scontri di vibrazioni i quali, senza dubbio, qualcosa provocano dentro di voi. Ma lasciamo un attimo da parte questo discorsi, restiamo un po' più a livello terra a terra…

D – Forti traumi destabilizzano, quindi destabilizzeranno anche qualcos'altro

D – Ti obbliga a pensare a qualcos'altro.

L'azione decisa dal punto di vista karmico ti costringe a vedere quello che tu non volevi vedere, per spinta, influenza, conseguenza della presenza della cristallizzazione.
Avevamo detto, se ricordate, che chi è cristallizzato, solitamente, non si rende conto della cristallizzazione, perché se se ne rendesse conto vorrebbe dire che la cristallizzazione si sta sciogliendo, e il problema principale risiede proprio nel fatto che l'individuo non si rende conto, solitamente, di essere cristallizzato.
Ora, l'esperienza karmica, l'evento karmico che interviene bruscamente, improvvisamente nella vita dell'individuo lo costringe con l'esempio diretto e forzato a osservare determinate cose di se stesso, e queste cose sono proprio i perché che hanno messo in moto la cristallizzazione, che hanno portato alla sua formazione. Ecco, quindi, che l’individuo è costretto a vedere questi elementi e a riconoscere la sua cristallizzazione, e riconoscerla vuol dire già avere incominciato a scioglierla. Nel momento in cui, però, malgrado l'intervento coercitivo del karma, l’Io continua a rifiutarsi di ammettere con se stesso la cristallizzazione e le sue motivazioni, che cosa succede? Succede quello che abbiamo detto più di una volta, ovvero che l'esistenza non si dà per vinta e continuerà a ripresentargli una situazione che gli permetterà di avere gli elementi per rendersi conto del suo stato interiore. Però, ovviamente, siccome la prima esperienza non era riuscita nel suo intento, la forza della seconda esperienza dovrà essere più grossa, più forte, più intenso ecco, quindi, come abbiamo sempre detto, che l'esperienza si ripresenterà una seconda volta, poi una terza, poi una quarta sempre con livelli di intensità maggiore, proprio per permettergli di superare questo impasse da parte dell'osservatore, di chi osserva se stesso di fronte all'esperienza.

D – Si possono distinguere due tipi di interventi karmici, c'è quello che magari nel corso di una vita può avere giusto lo scopo di cercare di interrompere la cristallizzazione, poi c'è il caso diverso tipo un bambina che nasce con dei problemi alle gambe ha comunque uno scopo diverso.

Non ho detto che ad ogni azione karmica corrisponde una cristallizzazione. Non è assolutamente così anzi, l'esperienza karmica ha tante sfumature diverse, anche se poi lo scopo è sempre lo stesso cioè quello di indurre l'individuo, con una certa coercizione, a comprendere qualche cosa.

D – Quindi il karma può essere considerato come un punto di partenza e non un motivo per ripiegarsi ancora di più su se stessi, dando origine a ulteriori cristallizzazioni anche mentali…

Voi tendete a considerare il karma come una spada di Damocle che è pronta a tagliarvi il corpo in due e dalla quale dovete ben guardarvi e stare attenti, invece dovreste vederla come un dono che vi viene offerto per aiutarvi ad andare avanti. Quindi, nel momento in cui vi accorgete o pensate di accorgervi di stare subendo un karma, non state a soffermarvi molto sugli effetti del karma, al di là di quelli che possono essere gli aspetti comuni del poter vivere – che dovete pur vivere ne siamo consapevoli – all'interno del piano fisico la vostra vita, dovete cercare invece di focalizzare la vostra attenzione su quello che il karma vi sta insegnando o vi dovrebbe insegnare. A quel punto vi risparmiate sofferenze future e, magari, interrompete anche la sofferenza attuale.
E qua mi sembra che avete materiale per poter andare avanti per un altro ciclo, così non mi sembra neanche il caso di andare avanti.
Però ci sono tante altre piccole cose di cui si poteva parlare.

D – Ad esempio c'è questo aspetto che secondo me si sta cercando un po' di esagerare, di partire dal sintomo psicosomatico e di risalire all'incomprensione; che secondo me vale la pena di tentare senza la presunzione di voler raggiungere l'obiettivo o il risultato certo, perché ovviamente l'Io vorrebbe automaticamente risolvere il problema è giusto porsi in condizione senza avere la pretesa di avere il risultato.

Io direi una cosa… ovviamente il discorso tra psicosomatismo e cristallizzazione da questo punto di vista è molto diverso, quindi limitiamoci agli somatismi, perché poi a voi quello che interessa sono le ricadute sul piano fisico e quelle che vivete come problema interiore. Certamente il vostro interesse principale non può essere altro che quello di cercare di non soffrire, giusto? E qua parlo sia di sofferenza fisica che di sofferenza emotiva e sofferenza mentale.
Il vostro interesse è quello di fare le cose che dovete fare senza suscitare in voi tutte queste sofferenze che portano ad un irrigidimento dell'Io e, quindi, ad una sua reazione con l'evolversi della situazione in una concatenazione di cause ed effetti che diventano sempre più difficili da superare.
Allora voi avete uno psicosomatismo con un organo bersaglio, osservate lo psicosomatismo e cercate, partendo dall'organo, di vedere le diramazioni a cui fa capo questo organo all'interno del vostro modo di essere, dove porta la vostra esternazione di voi stessi; vi accorgerete, così, che vi sono dei cammini all'interno di voi che partono dal vostro organo bersaglio per arrivare alla vostra interiorità.
[color=#0033ff]Voi direte “ma come faccio a capire se ho capito?” .
Semplice: se avete capito, il vostro psicosomatismo si attenuerà se non addirittura sparirà del tutto[/color].

D – E questo allora porta ad una domanda che faceva un'amica: se effettivamente lo psicosomatismo non cambia ma anzi degenera è proprio perché non si è guardato nella direzione giusta o magari si è guardato nella direzione giusta e i dati … non si affrontano le esperienze giuste per mandare vibrazioni che possono sciogliere lo psicosomatismo?

Ovviamente generalizzare può essere pericoloso e fuorviante. Possono essere vere tutte e due le ipotesi aggiungendovi l'ultima che ho fornito, ovvero che l'osservazione porta ad un irrigidimento dell'Io per cui lo psicosomatismo magari aumenta invece di diminuire, perché l'Io non vuol vedere quella cosa, non volendo vedere quella cosa le vibrazioni ritornano al corpo akasico che chiede di nuovo di cercare di capire quell’aspetto, mandando delle vibrazioni più forti, e la vibrazione più forte è ostacolata ed arriva a manifestarsi sul piano fisico con uno psicosomatismo ancora più accentuato.
Quindi, per cercare di ovviare a queste specie di serpente che si morde la cosa, è importante cercare di osservare se stessi cercando di sfrondare la propria osservazione di tutti quegli elementi che possono aumentare l'impatto delle vibrazioni fastidiose o negative all'interno di se stessi, cioè cercare di eliminare prima il vittimismo nel proprio modo di comportarsi, cercare di evitare che so io le reazioni aggressive… insomma cercare di evitare un po' alla volta tutti gli elementi che possono aumentare il sintomo impedendo di vederne la reale costituzione, la reale formazione di partenza.

D – Quindi stai dicendo che cercare di analizzare in forma “ossessiva” se stessi potrebbe essere semplicemente un ostacolo, un'aggiunta per l'aumento dello psicosomatismo.

Certamente non basta volerlo, bisogna arrivare a comprendere il perché, quindi va fatto nella maniera giusta senza ansia, senza pensare che bisogna ottenere a tutti i costi dei risultati ma bisogna cercare invece di ottenere la cosa migliore e più utile per se stessi, per se stessi come insieme di individuo.
Noi sappiamo che il meglio per l'individuo è la comprensione, di conseguenza il risultato a cui si deve tendere è la comprensione degli elementi che hanno fatto scaturire lo psicosomatismo.

D – E in questo caso specifico che magari colpisce organi specifici come piedi e mani, può esserci qualche indizio maggiore se puoi dirlo, oppure è cosa generica.

Certamente se la manifestazione avviene all'interno di un organo bersaglio e questa manifestazione si ripete, è perché attraverso quel tipo di manifestazione è possibile, per l'individuo, comprendere qualche cosa, altrimenti non ci sarebbe quella manifestazione, ma ce ne sarebbe un'altra. Mi sembra che sia tutto lì, il discorso.

D – Sì ma cerchiamo di calare un po' nel pratico la cosa… facciamo un esempio.

D'accordo prendiamo un'ipotetica amica.
Allora la nostra amica ha degli psicosomatismi piuttosto forti, molto forti.
Ora le cose non sono così semplici come potreste pensare, perché uno potrebbe pensare: “Ci troviamo davanti ad una sorta di psoriasi quindi basta capire da dove viene la psoriasi e la psoriasi sparisce”.
Eh, creature sarebbe troppo bello e troppo facile se così fosse! Anche perché, ahimè, la nostra amica porta avanti se stessa da tanti anni senza mai andare veramente a fondo alle cose, e continuando ad evitare una parte dei suoi comportamenti che più fa fatica ad accettare e la disturbano, cosicché questi tendono a cristallizzarsi, anche se non sono ancora cristallizzati. Non è una cristallizzazione perché si sta rendendo conto di avere un problema, quindi è ancora in una fase relativamente tranquilla e di natura psicosomatica.
A questo punto c'è da pensare a come migliorare la situazione della persona che si trova in una condizione del genere.
Certamente il sintomo psicosomatico arriva e si manifesta sul fisico, quindi significa che sul piano fisico c'è qualche cosa da poter fare, da poter cambiare. Per arrivare a manifestarsi sul piano fisico ha bisogno delle spinte provenienti dal piano mentale, quindi significa che anche sul piano mentale c'è qualche cosa da poter fare. Ma le spinte che provengono dall'akasico attraversano anche il corpo astrale quindi significa che anche a livello emotivo è possibile fare qualche cosa. Questo cosa fa pensare? Fa pensare che all'interno dello piscosomatismo le sfere su cui si può intervenire sono multiple.
Nel caso ipotetico della nostra amica, proviamo a partire dal corpo fisico.
Indubbiamente, dal punto di vista fisico, all'interno del suo Dna vi è una predisposizione alla manifestazione dei particolari sintomi che la tormentano. Però, attenzione: si tratta di una predisposizione non necessariamente di una effettiva reazione psicosomatica di quel tipo.
Questo significa, tanto per cominciare, che per prima cosa bisogna cercare di intervenire in qualche maniera sul corpo fisco in modo da poter attenuare i sintomi, o renderli più sopportabili, meno evidenti, e fare sì che in qualche maniera disturbino un po' meno l'andamento normale della sua vita.
Io direi che vi sono alcune cose da poter fare, che certamente non risolveranno fisicamente la situazione, perché essendoci la predisposizione e il meccanismo essendo quasi al limite della cristallizzazione, diventa difficile da poter sciogliere sul piano fisico, questi elementi riguardano un po' tutto il corpo fisico della nostra amica. La prima cosa da fare è, dunque, cercare di rendere il sintomo il meno invadente possibile, intervenendo sia attraverso l’alimentazione, sia mediante specifiche sostanze, naturali o, quand’è il caso, sintetiche, in maniera da migliorare, intanto la qualità della vita sul piano fisico dell’individuo. Ovviamente questo non è altro che un palliativo temporaneo, che non risolve il problema che sta alla base ma ne attenua soltanto i sintomi.
Ovviamente agire sul sintomo solamente non basta ma, come in tutti gli psicosomatismi è necessario – dopo aver cercato di alleviare il sintomo e, quindi, di rendere la vita attiva, di relazione dello psicosomatizzato più semplice – di arrivare ai perché mentali ed emotivi che hanno messo in moto il meccanismo della psicosomatizzazione.
A questo punto deve intervenire l'individuo ed è necessario che trovi una buona volta il coraggio di guardare dentro se stesso, e trovare quello che vuole o non vuole fare, essere sincero con se stesso, e non solo con se stessi, perché spesso non si dice ciò che veramente si prova neanche alle persone più vicine, preferendo di frequente fingere che tutto vada normalmente piuttosto che mostrare la propria vulnerabilità, cosa che costringerebbe l’Io a vedere ciò che, invece, cerca di nascondere anche a se stesso.
Questo è il percorso che chi soffre di psicosomatismi dovrebbe cercare di fare.
Era così che pensavate la cosa?

D – No, molto più semplice.

Non poteva essere più semplice perché siete talmente abituati a complicarvi la vita che se non la complicate non siete contenti.
Questo è l'esempio di base di come andrebbe trattata la sua psicosomatizzazione. Il percorso che l'individuo deve seguire per risolvere gli psicosomatismi dovrebbe essere questo.

D – Quindi il processo è questo: limitare il danno a livello fisico poi passare al piano immediatamente superiore che è l'astrale aspettare che ci sia un effetto sull'astrale e poi se la cosa non si è risolta automaticamente cercare di lavorare anche sul mentale.

Non si risolve automaticamente se non hai compreso, hai bisogno di fare tutto il percorso per poter comprendere…

D – Però a me manca un pezzetto: allora siamo partiti da quello che era l'elemento più visibile, quindi siamo partiti dall'aspetto fisico, ma come si fa a partire dal fisico andando sull'astrale per individuare quale elemento stava dietro a quello psicosomatismo che si manifestava in quel modo sul piano fisico e poi contemporaneamente arrivare al mentale, non so a me sembra che manchi un anello di congiunzione…

Vi do ancora qualche altro elemento su come fare l'osservazione di voi stessi.
Abbiamo detto che lo psicosomatismo ha in sé degli elementi che possono far risalire alla causa della sua nascita. Voi pensate un attimo simbolicamente, nell’ipotetico caso che stiamo usando come esempio, cosa significhi, per l’individuo, la perdita dei capelli: i capelli sono un'interfaccia tra se stessi e l'esterno… quindi, simbolicamente, concentrare il sintomo in quell’ambito particolare significa manifestare il fatto che vi sono delle difficoltà con l'esterno che stanno creando dei problemi. Già questo è un punto di partenza.

D – Sì, volevo appunto capire se c'era una chiave simbolica dietro a tutto ciò.

Senza dubbio.

D – Io ho mal di gola e ho delle difficoltà a capire la causa di questo psicosomatismo in questo senso: è qualcosa che non ho detto e che si è fermato alla gola, oppure ho detto qualcosa di troppo che mi ha fatto bruciare la gola? Che faccio, visto che mi sembrano due ipotesi plausibili?

Potrebbero essere vere tutte e due, non è detto che non vi siano tutte e due…

D – Quindi la gola si blocca per bloccare una reazione aggressiva?
Sì, nel tuo caso sì.

D – Certo che simbolicamente è tutto molto semplice

Certo [color=#ff6600]“tutto è uno, uno è tutto”. [/color]
Beh, mi sembra che abbiamo detto tante cose, quindi se non avete altro da chiedere io chiuderei qui.
Creature serenità a voi (Scifo)
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