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brig.zero
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… sempre, molto interessante :yesss:

[color=#0033ff]La formazione del simbolo[/color]
L’argomento che stiamo per trattare, il “simbolo”, metterà certamente a dura prova non soltanto la vostra capacità di comprensione, ma anche le nostre qualità di “insegnanti”, in quanto è, senza alcun dubbio, molto complesso, specialmente considerando le tante ramificazioni e i molteplici elementi di cui bisogna tener conto.
Molti di voi si ricorderanno che già più volte, in passato, abbiamo affrontato il concetto di simbolo: dalla formazione dei vari linguaggi del pianeta all’esempio della scrittura, prettamente simbolica, di Atlantide di cui vi avevo spiegato i concetti essenziali.
E’ però giunto il momento, forse, di riesaminare questo argomento, per cercare di trovarne l’utilità e le corrispondenze all’interno dell’insegnamento che, in tutti questi anni, vi è stato portato, via via più profondo e complesso. Infatti, è possibile collegare al simbolo e alla sua formazione un po’ tutti gli elementi che vi abbiamo sottoposto nel corso degli anni mentre cercavamo di fornirvi un quadro dettagliato della costituzione della Realtà e questo, come dicevo, non renderà la trattazione una cosa semplice, sia per voi che per noi.
Tuttavia ci è sembrato che l’argomento potesse tornare utile per gli agganci che si possono individuare con gli ultimi argomenti che abbiamo trattato, e in particolare con i concetti di psicosomatismo e di cristallizzazione, dal momento che l’interpretazione simbolica dei sintomi psicosomatici costituisce il ponte tra la vostra interiorità e la sua esteriorizzazione all’interno della vita che state affrontando; di conseguenza, riteniamo, quindi, che poter osservare il simbolo in maniera più strutturata e, in qualche maniera, più razionale sulla scorta dell’insegnamento filosofico possa aiutarvi, in molti casi, a risalire ai perché delle vostre reazioni psicosomatiche, fornendovi, in questa maniera, un ausilio per arrivare alla radice delle incomprensioni che sono alla loro base, permettendovi, con queste nuove connessioni logiche, di trovare ulteriori percorsi per annullare o diminuire la vostra sofferenza nel corso della vita che state affrontando.
“Figli, fratelli, sorelle, creature”…
Quante volte, in questi anni vi abbiamo appellato, esortato, coccolato con questi appellativi?
Ma avete mai pensato con una certa attenzione al perché dell’uso di quei termini? Certo, il loro significato nei vostri confronti può essere intuito abbastanza facilmente: senza dubbio non siete nostri figli nel senso più tradizionale del termine né, tanto meno, esistono reali elementi di tipo genetico che possano identificarci come vostri genitori, vostri fratelli né, tanto meno, si può affermare che siamo noi i vostri creatori.
Il significato di quelle parole, in questo contesto, è quindi in gran parte lontano dall’accezione comune e va trovato specificatamente nel significato simbolico di quei termini, un significato che è molto più complesso di quello che può essere attribuito in base alla semplice applicazione della loro definizione o all’etimologia delle parole in questione.
Questo accade perché esse vengono usate come simboli: cioè racchiudono in sé concetti ed espressioni molto più ampie, complesse e strutturate di quelli che sono loro attribuite dalla “normale” terminologia.
Ed è appunto di questa diversa complessità appartenente ai simboli che vorremmo parlarvi questa volta, nella speranza che le cose che vi andremo via via dicendo possano riuscire a offrirvi prospettive più ampie che vi aiutino ad acquisire e comprendere ulteriori sfaccettature della molteplice realtà in cui siete immersi e che, solitamente, sfuggono alla vostra elaborazione, sia per la moltitudine intricata degli elementi dell’insegnamento, sia per i bisogni più immediati del quotidiano che sollecitano la vostra attenzione. (Moti)

Per prima cosa cerchiamo di definire che cosa intendiamo col concetto di “simbolo”: esso è una rappresentazione della realtà o di una delle sue molteplici componenti espressa in maniera tale che anche il simbolo più complesso possa essere compreso correttamente da chi lo recepisce; sempre, ovviamente, che l’individuo che esamina il simbolo abbia la possibilità, per cultura, per capacità intellettive, per comprensione, o per evoluzione, di scorgerne la sua vera natura e di poterne decodificare le molte sfumature che gli appartengono.
Infatti il simbolo esprime non una singola cosa o un singolo concetto, ma reca in sé tutti gli elementi che concorrono a rendere quel simbolo una categoria generica di elementi decodificabili automaticamente (e, molto spesso, inconsapevolmente) da chi entra in contato con esso.
Per fare un esempio accessibile a chiunque consideriamo la parola “mela”.
Come abbiamo detto in passato, il linguaggio è sempre strettamente simbolico, in quanto attribuisce il significato alle parole rendendole il più generiche possibili, e tali che chi si accosta al simbolo – nel nostro esempio la parola “mela” – tramite una sola espressione simbolica possa capire immediatamente a che cosa il simbolo si stia riferendo, e questo al di là della sua frammentazione in simboli più semplici e descrittivi che forniscono una spiegazione più ristretta e specializzata del simbolo di partenza (ad esempio, per chiarire meglio cosa intendo, l’aggiunta della parola/simbolo “renetta” alla parola/simbolo “mela” allorché si voglia parlare di quel particolare tipo di mela, e solo di quella).
Se ci pensate bene la parola “mela” – che, a prima vista appare come un simbolo molto semplice da comprendere nella sua ingannevole semplicità – analizzato con attenzione porta alla sorprendente scoperta che non è poi così semplice come sembrava; infatti, esso include in sé molti altri concetti che concorrono ad arricchire e definire ciò che il simbolo trasmette: la forma della mela, il suo colore, il suo sapore, il suo profumo, il concetto che è commestibile, che è tipica di una certa stagione, che cresce sugli alberi, che il momento migliore per mangiarla è quando giunge a maturazione, che può essere mangiata cruda ma anche cotta, messa nelle torte o fatta a purea e via dicendo.
Questa piccola analisi (piccola, ma vi assicuro che con un minimo esercizio di buona volontà sarebbe molto facile trovare altri elementi che la parola mela richiama all’attenzione dell’osservatore) ci mostra con chiarezza che il simbolo “mela” è solo apparentemente semplice, mentre, in realtà, è già notevolmente complesso e denso di significati aggiuntivi che, collegati, concatenati tra di loro, forniscono una comunicazione esauriente a chi viene a contatto con questo simbolo. (Scifo)

Nell’esaminare un qualsiasi simbolo è facile individuare una sua caratteristica che, con molto acume, venne individua da Freud nella sua opera “L’interpretazione dei sogni”, ovvero la condensazione, per effetto della quale in un simbolo sono compresse ed espresse una molteplicità di elementi che, talvolta, rendono molto difficile la decodificazione completa di un simbolo.
La complessità di un simbolo e gli elementi che, condensati, ne formano la struttura non sono, né possono essere casuali, ma sono determinati da diversi elementi che esamineremo più avanti, quale l’influenza che gli archetipi transitori subiscono dal simbolo nella sua forma più semplice e l’influenza che esercitano nella decodifica del simbolo, nel suo arricchimento secondo determinate direttive dettate dall’archetipo transitorio stesso e nella sua esteriorizzazione a livello di comunicazione all’interno del piano fisico.
Ma come si crea il simbolo, com’è che diventa quasi un linguaggio “universale” per esprimere concetti complessi? (Ombra)

Per poter esaminare il simbolo nel suo percorso di formazione non è possibile prescindere dall’insegnamento che, in questi anni, vi è stato portato.
Cerchiamo, quindi, di vedere quanto ci possano aiutare, nel nostro tentativo di esaminare e precisare che cosa sia il simbolo, il complesso di elementi che, nel tempo, vi abbiamo portato. (Rodolfo)

Per prima cosa suggerirei di chiederci da che cosa sia costituito il simbolo, quale sia la materia (se di materia si tratta) che gli dà forma e struttura, e a quali influenze esso venga sottoposto nel suo processo formativo, dal suo nascere alla sua espressione prima all’interno dell’individuo incarnato e poi al suo esterno, quale substrato delle sue motivazioni interiori che indirizza la sua reattività all’interno del piano fisico nel momento in cui egli deve affrontare e interagire con le esperienze che l’esistenza gli propone. (Andrea)

Il simbolo, come abbiamo visto, può essere descritto come un insieme di vibrazioni associate e concatenate, tenute unite da parti comuni per affinità vibratoria delle vibrazioni costitutive, le quali permettono la costruzione di un’unica vibrazione complessa costituita da tante vibrazioni che, tramite queste onde vibratorie affini, creano dei legami che danno la coesione alla “massa simbolica”… lo so, sembra difficile da dirsi e da capirsi, ma, in fondo non lo è, ve lo garantisco, e, una volta capito il concetto di base di “vibrazione”, con un minimo di ragionamento potete facilmente crearvi un’immagine… simbolica della questione!
Per poter parlare di vibrazione, come ormai dovreste sapere, è indispensabile che vi possa essere della materia di qualche tipo, coinvolta nel processo di formazione e propagazione della vibrazione stessa, altrimenti il movimento vibratorio non potrebbe avere luogo e, di conseguenza, tutta la realtà, così come voi la conoscete, non potrebbe esistere nelle sue molteplici diversificazioni.
Indubbiamente la vibrazione portante che genera e mette in movimento tutte le vibrazioni che mettono in moto i vari processi vibratori all’interno della materia che costituisce la Realtà della manifestazione non può essere che la Vibrazione Prima, ovvero la vibrazione che costituisce una sorta di catena genetica della realtà, dal momento che ne è il substrato, e che la indirizza verso un certo tipo di espressione e organizzazione della materia e delle sue qualità, dando luogo alla formazione dei vari Cosmi all’interno della Realtà. (Scifo)

E’ evidente che, in questa chiave di lettura, il simbolo primario (e anche, ovviamente, il più complesso e di difficile definizione e descrizione da parte delle limitate capacità di qualsiasi creatura che cerchi di precisarlo) non può essere che l’Assoluto, il Simbolo dei Simboli.
Esso, infatti, racchiude in sé, per sua stessa natura, qualsiasi vibrazione… ma questo concetto, di così difficile comprensione, esula dall’argomento che stiamo trattando, pur costituendone la premessa necessaria ed essenziale per avere un’idea, quanto meno approssimativa, del simbolo riferito al percorso evolutivo dell’essere umano e della Realtà in cui è inserito. (Abn-el-Tar)

Come abbiamo accennato in precedenza, la somma vibrazionale che costituisce il simbolo, per poter esercitare la sua influenza, ha la necessità di trovare della materia attraverso la quale vibrare e da poter usare come supporto per arrivare a interessare quelle porzioni di Realtà sulle quali esercitare la sua influenza e la sua forza creativa.
E’ per questo motivo che i primi effetti che mette in moto la Vibrazione Prima al momento della sua emissione sono quelli che riguardano le varie materie dei piani di esistenza e che conducono alla sua strutturazione e diversificazione: infatti, senza la presenza di una materia in via di diversificazione, essa non potrebbe propagarsi all’interno del Cosmo, in quanto non troverebbe, all’interno della materia che va ad attraversare, quelle assonanze vibratorie che le permettono di avere influenza su tutta la materia del Cosmo e, quindi, di influenzarne e determinarne le caratteristiche.
Questo non significa, però, che la Vibrazione Prima e, di conseguenza, il simbolo, siano costituiti da materia (fisica, astrale, mentale, akasica e via dicendo) ma, semplicemente, che hanno la necessità di poter attraversare i vari tipi di materia per poter espletare le loro funzioni all’interno del Cosmo a cui appartengono. (Rodolfo)

Chiarite (almeno così mi sembra) le premesse necessarie e indispensabili per comprendere ciò che sta alla base dell’esistenza del simbolo, il passo successivo ci porta a cercare di farci un’idea, quanto più semplice possibile, visto l’argomento, di come si formi il simbolo e di quali siano gli elementi che concorrono alla sua caratterizzazione.
Anche se ci è sembrato utile e indispensabile ricordarvi e ampliarvi quanto detto in precedenza sulla Vibrazione Prima, teniamo questo argomento come dato acquisito e lasciamolo in sottofondo (il che, in fondo, non fa altro che ripetere in piccolo quello che la Vibrazione Prima fa in grande, cioè essere l’ordito sul quale viene tessuto il disegno del Cosmo), dedicandoci a quell’insieme vibratorio che abbiamo definito “simbolo”, sulla cui costituzione e formazione non ci soffermeremo oltre, a meno che voi, in seguito, non abbiate bisogno di ulteriori delucidazioni.
Ciò che l’individuo incarnato recepisce come simbolo è, essenzialmente, la sua strutturazione secondo le linee di orientamento che gli sono fornite dalle sue capacità e possibilità intellettuali; ma questa, in realtà, è solo la parte finale di quello che è il processo della sua strutturazione, costituisce, cioè, il modo in cui il simbolo viene a manifestarsi all’interno del piano fisico attraverso la vita di relazione individuale con le persone o gli avvenimenti che l’individuo, di volta in volta, incontra.
Lungo il percorso che il simbolo attraversa prima di arrivare a questa parte finale della sua manifestazione esso subisce molte influenze che gli danno forma e struttura e che aggregano simboli coerenti fra loro in maniera da diventare percepibili e decodificabili dall’individuo incarnato (Ombra)

Credo che le prime cose che ci si debbano chiedere siano quale sia la necessità dell’esistenza del simbolo e il perché che sta alla base di esso, ovvero quale sia la sua funzione nella strutturazione del Cosmo e, in secondo luogo, che cosa significhi la sua influenza nel percorso evolutivo dell’uomo, sia dal punto di vista del singolo individuo che da quello dell’umanità in generale.
La necessità e la funzione del simbolo possono essere ricondotte principalmente al bisogno di ottenere che gli individui abbiano delle basi comuni di comunicazione attraverso le quali non soltanto interpretare la Realtà in maniera trasmettibile da individuo a individuo ma, addirittura, permettere lo sviluppo di quell’interazione tra individuo e individuo che costituisce la base di ogni esperienza affrontata nel corso della vita, senza la quale non vi sarebbe possibilità di confrontarsi con l’interiorità degli altri traendone i frutti dell’esperienza vissuta, con la conseguenza di perdere, in questa maniera, le molteplici spinte che l’individuo ottiene dall’interazione e il rapporto con le altre persone, finendo, così, col ridurre le sue possibilità di comprensione a quelle fornite da un circolo vibrazionale chiuso in se stesso.
Il fatto che l’individuo abbia bisogno di manifestarsi all’interno del piano fisico interagendo con le altre creature rende, infatti, l’insieme dei corpi transitori un circolo aperto in continua trasformazione, offrendo dati sempre più complessi e strutturati da portare all’attenzione del suo corpo akasico e all’ampliamento della comprensione della sua coscienza. (Rodolfo)

Il succo del discorso che stiamo facendo è, insomma, che il simbolo è necessario e indispensabile per la comunicazione di tutte le creature che abitano il Cosmo.
“Tutte le creature?”, potreste chiedervi con una certa perplessità. Certo, amici miei, “tutte le creature”!
Forse non eravate arrivati a pensare che anche gli animali, pur non adoperando un vero e proprio linguaggio verbale, possiedono un tipo di comunicazione simbolica, ma, in effetti, è proprio così. Certamente si tratta di una simbologia più semplice, perché più semplici sono le necessità evolutive dell’animale e più semplici e limitati i suoi mezzi espressivi. Tuttavia, se vi ci soffermate un attimo, il cane che si siede di fianco alla ciotola vuota del suo cibo e vi guarda, magari uggiolando o la tigre che segnala la sua disposizione all’attacco tirando indietro le orecchie e muovendo la punta della coda non fanno altro che mettere in atto una comunicazione simbolica, per quanto rudimentale, in accordo con le loro possibilità espressive.
Pensiamo al nostro antenato comune Urzuk, nelle sue prime incarnazioni in forma umana, cioè quando era ancora molto vicino ai primati da cui proveniva – per cui i suoi mezzi espressivi erano limitati come quelli degli animali – ed era ancora ben lontano dall’essere in grado di esprimersi attraverso un linguaggio strutturato e complesso come quello che viene adoperato dall’uomo attuale.
La sua necessità di comunicare, e di farlo in maniera simbolica al fine di potersi intendere quanto meno con gli altri suoi simili, lo induceva ad esprimersi con grugniti (quindi, da emissioni di suoni, cioè da vibrazioni), metodo suggerito sia dall’osservazione degli altri animali con cui si trovava a contatto sia dalle esperienze vissute in precedenza nelle forme animali che aveva incarnato.
Se poteste ascoltare i grugniti che emetteva vi sembrerebbero piuttosto buffi e poco differenziati l’uno dall’altro, ma questo accadrebbe soltanto perché l’uomo attuale possiede una diversa abitudine percettiva rispetto a quella di Urzuk ed è ormai abituato a una simbologia molto più complessa e strutturata.
Ritornando ai grugniti del nostro Urzuk il simbolismo espresso vibrazionalmente veniva messo in atto, principalmente, attraverso variazioni nell’intensità e nella durata del grugnito, elementi che davano l’indicazione, a chi gli stava vicino, della maniera in cui il grugnito doveva essere interpretato, permettendo così la comunicazione da individuo a individuo. (Scifo)

In fondo, se ci pensate, è lo stesso metodo di comunicazione simbolica messo in atto dal neonato ancora al giorno d’oggi: il suo pianto, per esempio, può avere molti significati (dal mal di pancia, al bisogno di attenzioni, al pannolino bagnato e via e via e via) e, prestando attenzione al suono e con l’esperienza, molto spesso chi si prende cura del neonato riesce a interpretare il significato del pianto collocandolo nella giusta prospettiva, riuscendo, così, a intervenire nelle maniere in cui è necessario farlo per rispondere alle sue esigenze del momento.
Se quanto ho appena detto vi può risultare, in fondo, di facile comprensione, immagino che sicuramente più ostico vi risulterà riuscire a individuare una comunicazione simbolica nella vita vegetale e addirittura impossibile per quanto riguarda la vita minerale.
Questo ostacolo è reso più facile da superare se ricordate che il simbolo è costituito da vibrazioni, e se riuscite a discostarvi dalla vostra concezione comune di cosa sia il simbolo legata, principalmente, non al simbolo stesso ma a quella che è la sua manifestazione all’interno del piano fisico attraverso linguaggio, modi espressivi e attività comportamentali.
In questa maniera riuscirete ad accorgervi con maggior facilità che quanto abbiamo detto fino a questo punto può applicarsi anche alla vita vegetale.
Un esempio: se dimenticate di annaffiare la pianta che avete in casa essa cerca di comunicarlo, simbolicamente, attraverso il suo comportamento come, ad esempio, l’ingiallimento delle foglie o, il loro tendere ad afflosciarsi verso il basso. Anch’essa, quindi, usa una – se pur rudimentale – comunicazione simbolica che, a causa delle limitate possibilità espressive di queste forme di vita, sfocia, all’interno del piano fisico, essenzialmente in simbolismi espressi attraverso reazioni comportamentali legate all’ambiente in cui si trovano inserite. Per fare un altro esempio che potete aver notato anche voi nella vostra quotidianità, talvolta le piante che avete in casa tendoNO a piegarsi lentamente costantemente in una direzione il che rappresenta un tentativo di cercare di raggiungere posizioni in cui percepisce di poter ricevere una maggiore quantità della luce di cui abbisogna per la sua funzionalità. Semplice reazione fisiologica, potreste pensare voi, ma non è così: poiché la pianta è inserita in un ambiente a cui partecipa e col quale interagisce la reazione fisiologica diventa un modo per segnalare alla realtà che la circonda (e che non connota positivamente o negativamente ma di cui riconosce l’esistenza in funzione della sua realtà come parte necessaria e utile alla sua sopravvivenza) i suoi bisogni e, se vogliamo antropomorfizzare le sue razioni, il suo protestare per il fatto di non essere gratificata con ciò di cui necessita. (Ombra)

Se già, come penso, avrete fatto fatica ad arrivare da soli a fare le considerazioni che vi sono appena state fatte per quanto riguarda la vita vegetale, non ho l’ardire di aspettarmi che riusciate per conto vostro a scorgere qualche esempio di risposta comportamentale ai simboli della Realtà che riguardi la vita minerale.
Siccome capisco quali possono essere le vostre difficoltà in merito vi vengo incontro io.
Indubbiamente il minerale ha una quasi inesistente possibilità espressiva, cosicché le sue risposte alle vibrazioni simboliche non possono essere né immediate né molto complesse e, tanto meno, molto variegate. Essenzialmente possono solo tradursi attraverso le lente – molto lente, secondo i parametri della concezione temporale a cui è abituato l’essere umano – modifiche che il cristallo stesso possiede come dotazione della sua struttura. Questo significa che la sua comunicazione con l’ambiente sia praticamente limitata al suo crescere di dimensioni (per la vostra percezione pressoché infinitesimale) che avviene in tempi molto lunghi.
Tuttavia una comunicazione con l’ambiente in risposta alla simbologia cosmica esiste, ed è data semplicemente dalle spinte che, poco a poco, la crescita della massa del cristallo induce nella materia con cui, solitamente, è in contatto.
Sono certo che, a questo punto, avrete notato una certa possibilità di trasformazione (e, magari, anche di confusione) dei concetti che stiamo trattando: dalla vibrazione al simbolo, dal simbolo alla sua percezione da parte della creatura su cui influisce, da questa alla sua esteriorizzazione del simbolo in comportamenti simbolici e in mezzi simbolici di espressione (linguaggio, disegno, musica e via dicendo), il che, apparentemente, sembra semplicemente un ripetere quanto già stato detto facendo nascere in voi, magari, l’impressione di trovarsi davanti al pensiero che aggiungere a quanto abbiamo già detto negli anni la prospettiva inerente il“simbolo” sia la classica complicazione inutile.
Vi dovete rendere conto, però, che le scuole elementari sono finite e che siamo arrivati al “master” dell’insegnamento, il che significa una visione più profonda delle nozioni che vi abbiamo portato negli anni e che [color=#0033ff]dovrebbe portarvi a concepire, non più per fede ma per ragionamento e concatenazione logica, che l’intero Cosmo è un’unità di elementi, non un insieme di elementi frammentari più o meno ben assemblati, e che è possibile esplorarlo e comprenderlo veramente soltanto se si riesce a comprendere ([size=24]e ad accettare) che veramente “nulla succede a caso” e che “tutto è Uno”. [/color] Anche arrivare a comprendere veramente questo (e ad accettarlo veramente) fa parte del vostro percorso evolutivo, così come è stato, in passato, per le altre razze che vi hanno preceduto e che hanno trovato, ormai, la loro unione con quella frazione della Realtà Assoluta che è il Cosmo.
Creature, serenità a voi. (Scifo)

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