Rispondi a: Raccogliamo i nostri sogni particolari ?

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#37867

deg
Partecipante

[quote1221661160=giusparsifal]
Io sogno da sempre, e da qualche anno li scrivo anche, sebbene a periodi alterni (a volte sono un po' pigro :)).
Come tutti quanti noi, ce ne sono tanti particolari ma qui volevo ricordarne uno:
fu un sogno molto breve fatto circa 10 anni fa: vedevo la gente camminare al rallentatore, proprio come se fossero ad una moviola. Poi li vedevo andare a dormire (o sapevo che dormivano) ed allora i loro movimenti diventavano accelerati all'inverosimile, quasi alla Ridolini.
Quando si svegliavano erano di nuovo tutti al rallentatore.
Ora, sono anni che inseguo varie tematiche (all'epoca ero studente-formatore in un istituto di psicologia privato) ma visto con gli occhi di ora questo sogno acquista ancora più significato…
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Questo tuo sogno mi ha fatto tornare in mente un sogno ricorrente che facevo quand'ero adolescente.

Io l'ho sempre attribuito al famoso disagio di transizione comune a tanti adolescenti, ma siccome è una cosa che da un poco sto rivalutando e che comincio a giudicare come un vero e proprio “lavaggio di cervello” ….. Insomma bisognerebbe aprite un 3D sulla “farsa” della psicologia, secondo me ci sarebbe da rivedere un bel pò di cose ma ….questo è un 'altra storia …!

Eccovi il sogno:
Io cammino in una città sterminata, enorme, fatta esclusivamente da altissimi grattacieli, grigia e azzurra. Non percepisco né suoni, né odori.
L'atmosfera è ovattata, il colore del cielo è opprimente, ma non so definire il colore.
Mano a mano che vado avanti per le strade il senso di oppressione aumenta, quando alzo la testa vedo i giganteschi grattacieli che ondeggiano mollemente.
Incrocio della gente, alcune persone si girano al mio passaggio e mi guardano, le loro labbra formano delle parole che non sento e i loro movimenti sono come al rallentatore.
Qualcuno mi sorride, un sorriso vuoto, ma il sorriso non mi scalda il cuore perché io non appartengo a quel mondo.

Spesso parlavo di questo sogno con mia madre perché è tornato più volte, ma ero sempre frustrata perché non riuscivo a raccontarlo “bene”.
Una mattina, l'ho descritto in modo soddisfacente e liberatorio, per me, e non l'ho più fatto.