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[color=#3333cc]Considerazioni a proposito del “segreto”….[/color]

The Secret: un segreto che dura ancora da millenni

Tempo fa ho iniziato una polemica indirizzata a quei furbastri che hanno messo in circolazione The Secret.

Roba vecchia come il cucco, soprattutto, per chi, come dovremmo essere noi italiani, è figlio di una Tradizione che ha detto tutto quello che c’era da dire sull’argomento. E l’ha detto secoli e secoli fa, se non addirittura millenni fa. I furbastri di The Secret ci spacciano per nuovo ciò che noi abbiamo insegnato a loro e questo, mi si perdoni, mi indigna, non tanto nei loro confronti (pecunia non olet diceva l’Imperatore Vespasiano), quanto piuttosto verso i polli italici che hanno abboccato all’amo. Comprare briciole di sapere vecchie e stravecchie e per di più riciclate in modo indecoroso, mi ha spinto a suo tempo a scrivere qualche breve e assolutamente non esaustiva nota sull’argomento, per le quali non pochi si sono sentiti di rimproverarmi e in qualche caso perfino di insultarmi, come è stato nel caso di certi inguaribili. Ma come, tu non credi che l’intenzione (la preghiera, il desiderio, il pensiero concentrato, eccetera, eccetera) non attiri a noi certi eventi positivi? Questa è stata la critica dei superficiali. Bastava leggere un po’ per rendersi conto che non era così. Gli inguaribili, ovvero i cretini, hanno detto di più e di peggio. Un maitre à penser disse non troppo tempo fa che il dramma del nostro tempo è che gli stupidi hanno cominciato a pensare. Quindi, perché scandalizzarsi?

Poiché uno dei vizi capitali di questa nostra era del buio, o era del ferro o Kali Yuga, come la chiamavano i saggi dell’India, è quello di leggere poco e male, ho pensato di riprodurre qui, in un solo articolo, i molti miei scritti dedicati all’argomento. Con la speranza, che i fan di The Secret siano capaci di arrivare fino alla fine.

Tirato per capelli che non ho, ma pur sempre volentieri, torno a parlare della bufala del secolo; il segreto dei segreti che più segreto non si può (ma se fai un versamento di tot Euro o tot Dollari sarà eccezionalmente tuo). Surfando qua e là per il web, scopro vari estimatori di The Secret, non tutti si direbbe totalmente disinteressati. V’è, ad esempio, chi qualche dubbietto se l’è fatto venire, come chi afferma: Pare che la formula magica esista praticamente da sempre ma l’abbiano conosciuta solo pochi privilegiati, tra i quali Platone, Shakespeare, Newton, Hugo, Beethoven, Lincoln, Emerson, Edison, Einstein. Solo dal 2006 il segreto è diventato patrimonio dell’intera umanità, grazie alla produttrice cinematografica australiana Rhonda Byrne.Al signore o signora autore del pezzo vorrei dire: ignoro se personaggi come Shakespeare, Newton, Hugo, Lincoln, Emerson, Edison, Einstein avessero a loro disposizione un loro metodo similare a quello della australiana Rhonda Byrne. Sul povero grande Beethoven coltivo seri dubbi. Il musicista dell’Inno alla Gioia ebbe una vita difficile e tormentata dai pochi soldi e dalla sordità che, per un musicista, deve essere stata una vera condanna di Dio. Circa il divino Platone, ho più di un dubbio sull’affermazione di cui sopra, ma, non essendo uno studioso del grande filosofo, lascio la risposta a chi ne sa più di me. Mi si permetta però di esprimere la mia vaga impressione che Platone fosse in tutt’altre faccende affaccendato e che i problemi che si affastellano nella mente della signora Rhonda lo lasciassero totalmente indifferente.

Ritorneri un attimo sull’incipit “Pare che la formula magica esista praticamente da sempre”. Se così fosse (e così è), non sarebbe meglio andare alla fonte e dopo aver bevuto alla sua acqua, ritornare solo in seguito alle infantili formulette alla The Secret? Forse quella fonte è anche più economica delle campagne di marketing imbastite dalla signora Rhonda Byrne. Mi piacerebbe incontrare chi ha scritto il pezzo, e che non ho il piacere di conoscere personalmente, per rassicurarlo (o rassicurarla): guardi che da sempre la Magia ha utilizzato la formula “Il simile attrae il simile”, che, a quanto pare, oggi è nota come Legge dell’Attrazione. Il problema, per chi voglia utilizzarla, è comprenderne fino in fondo il meccanismo, che non risiede solo nel pensiero positivo. Magari fosse così facile!

Cerco di chiarirmi le idee…

1) I FATTORI DELL’ATTRAZIONE.

Domanda: il simile attrae il simile?

1.1) SE IL SIMILE ATTRAE IL SIMILE, ALLORA NOI ATTRAIAMO CIO’ CHE SIAMO? Non credo proprio, anzi: mettiamoci definitivamente il cuore in pace. In genere, nella vita, se siamo una pera attraiamo una pera, se siamo una mela attraiamo una mela. In questo, sì, è vera la “Legge dell’Attrazione”. Ma va a dire a un cretino, magari pure bruttino: “Guardi, lei è cretino e pure brutto: dunque che va cercando? Lei attrarrà una donna cretina e e pure brutta e non sarà in grado di fare neppure il becco di un quattrino“. Questo non ti farà guadagnare né un dollaro americano, né un dollaro australiano, né un euro, perché nessuno è disposto a sentirsi dire che le sue chances nella vita sono quasi nulle. E’ una frase che non vende, non fa matketing! Un brand sbagliato!

1.2) ALLORA E’ SEMPRE VERO CHE “IL SIMILE ATTRAE IL SIMILE”? Se si è brutti si attraggono solo partner brutti? Non sempre: infatti non è stato il caso di Jean Paul Sartre, né quello di Woody Allen che, pur non avendo avuto in sorte la belluria di un George Clooney, hanno sempre frequentato belle donne. E personalmente ho conosciuto almeno una dozzina di uomini non bellissimi, per i quali il destino ha riservato l’incontro con donne belle e un’altra dozzina di donne che, non avendo la venustà di una belloccia di Play Boy, se ne vanno a spasso con uomini decisamente belli. E dunque? Altro che pensiero positivo: qui c’è di mezzo il fascino personale, l’intelligenza, la cultura, la simpatia, il mistero che certe personalità emanano e non c’è Legge Magica che possa trasformare un mediocre o una mediocre in persone attraenti, fascinose. Sono attraenti, perché fascinose. Per loro vige la Legge dell’Attrazione. Allora, si ha quasi l’impressione che fattori dell’Attrazione siano nelle mani di una divinità dispettosa o misteriosa, più che in quelle del pensiero positivo o di tecniche pseudo- magiche di qualsiasi genere.

A proposito: il misterioso fascino – che è ben più misterioso del segreto diThe Secret – è una parola che origina da FAS. Una radice che in Latino ha generato fas, nefas, fastum, fatum. Secondo alcuni esperti, FAS deriva dafari, parlare, secondo altri da facere, fare.Comuqnue sia fas sarebbe l’assise mistica, invisibile, senza la quale non è possibile lo ius, l’assise che sorregge tutti i comportamenti e le relazioni visibili definiti dallo ius. (G. Dumézil, La religione arcaica dei Romani, BUR 2001). Insomma, mentre ius è il diritto degli uomini, fas è il diritto religioso, ciò che gli Dei vogliono che sia. Da cui esistono cose faste e cose nefaste. E il fatum – secondo Wikipedia – indicava la decisione irrevocabile di un dio. E dunque il fascino è il mistero divino di una persona in grado di attrarre altre persone, perché così sembra essere la volontà divina. E senza che nessuno possa comprendere il meccanismo occulto che c’è dietro questo dono… L’Attrazione come dono degli dei! Nessun segreto da svelare! Ahia! E la campagna di marketing, che fine fa?

1.3) MA SE IL SIMILE ATTRAE IL SIMILE, NOI ATTRAIAMO CIO’ CHEPENSIAMO DI ESSERE? Ma dai, siamo seri! Gli uomini non belli potranno pensare per cent’anni di seguito di assomigliare a Brad Pitt e le signore non top-model a una Naomi Campbell (o a chi piace loro di più) e, ciò nonostante, non avvicinarsi neppure di un millimetro al loro modello. Oppure immaginarsi di essere persone intelligenti come Einstein, capaci uomini d’affari furbi come Bill Gates, geniali artisti come Leonardo, onde diventare famosi e ricercati o per accumulare milioni o miliardi! Tanto tempo fa, quando io ero più giovane, il segreto di The Secret si chiamava Dinamica Mentale, Alfa Training, Metodo Silva, eccetera. Non entro nella validità ultima di tali tecniche tutte più o meno simili (sulla quale validità ultima avrei pure qualcosa da ridire), ma una cosa è certa: si trattava di discipline mille anni più avanti di quelle di cui oggi siamo costretti a discutere. Come se, in 20 o 30 anni, invece di evolvere, si fosse fatto un gran bel passo all’indietro.

1.4) PENSARE POSITIVO IN UNA SOCIETA’ NEGATIVA

La paura sia con te. E’ straordinario come la cultura, che da un lato ci riempie di paure, anzi: ci vende paure, ci venda anche le tecniche per superarle. E’ come se il marketing ci vendesse contemporaneamente due prodotti opposti: il veleno e l’antitodo. C’è il brand della paura per la fine del pianeta, per l’esaurimento delle materie prime, per il riscaldamento globale, per la fine del mondo, per lo sbarco di mostri alieni cattivissimi, per l’aereo che precipiterà, che si traducono in film come 2012, The Day After Tomorrow, La guerra dei mondi, eccetera e c’è il brand del superamento della paura, con un vasto insieme di tecniche che ti insegnano (a pagamento) a superare le paure. C’è il branddell’inquinamento e quello dell’autonomia (come farsi l’orticello e vivere felici senza OGM). C’è il brand della malattia, con terrorizzanti influenze in arrivo e quello dei vaccini. E via di questo passo.

In una cultura che fa il marketing dell’instillare la paura, sembra che il brand del superarla sia molto redditizio.

Il peccato sia con te. Nonostante che tre grandi religioni – l’ebraica, la cristiana e la musulmana – mi ripetano quotidianamente che Dio è buono, che Dio mi ama, che Dio vuole che io entri in Paradiso, nei libri sacri trovo scritto tutt’altro.Trovo scritto che io sono un peccatore incallito, indegno del Suo amore. Che il 99% delle cose che faccio, provo, sento, penso, immagino, fantastico generano nella mia anima l’indelebile ombra del peccato. Se attraverso sulle strisce e un automobilista quasi mi uccide perché non rispetta il codice della strada e io gli invio una scarica di accidenti ho fatto il pieno di peccato, perché, magari in cuor mio, ho provato il desiderio di ucciderlo. E c’è un comandamento che mi vieta di pensare di uccidere un altro uomo. E se su un manifesto e su una pagina pubblicitaria, una bella fanciulla discinta o un bel ragazzone muscoloso attraggono la mia attenzione e il mio desiderio, pecco contro un altro comandamento che mi vieta di desiderare la donna d’altri (per la verità non parla di desiderare l’uomo d’altri: dunque le donne e i gay non commettono peccato?). C’è un apposito comandamento che mi vieta di rubare. Ma dove comincia e dove finisce il rubare? Lo scontrino che il barista s’è dimenticato di battermi è peccato mortale? E via di questo passo. Se, dopo tutto questo, tu credessi di essere immune dal peccato, ricorda che sei comunque nato con il marchio del peccato originale! Non si sfugge al peccato!

In una cultura che non fa che instillare il senso del peccato e generare il suo effetto più diretto,

ovvero il senso di indegnità personale, sembra che il brand del superare il senso del peccato sia molto redditizio.

Ricapitolando quanto detto poc’anzi:

1) L’Attrazione è qualcosa di mistico, di divino, se vuoi, che sfugge al controllo meccanico di qualsiasi pseudo-magia. L’Attrazione è l’effetto del fascino e il fascino è un dono divino.

2) A volte il simile attrae il simile, altre volte no.

3) Il pensiero positivo si deve esercitare in una società che quotidianamente instilla nella nostra mente la paura. La paura è un’emozione a volte congelante e, se sei congelato, non puoi pensare positivo. Alle volte, non puoi proprio pensare!

4) Non solo: ma il pensiero positivo si deve esercitare in una società che quotidianamente instilla nella tua mente il senso della tua indegnità. Come puoi pensare di aver diritto alla felicità, alla ricchezza, al successo, all’amore, se in cuor tuo ritieni di essere una persona indegna, che non merita tutto questo?

Per il momento, ignoriamo i punti 1) e 2) che affronteremo con più calma. Esaminiamo i punti 3) e 4) dalla cui lettura, si deduce che, almeno per iniziare, dovremmo vincere le nostre paure e dovremmo superare il nostro senso di indegnità. Altrimenti, un ben noto meccanismo sarà all’opera e sarà più virulento che mai proprio nei momenti in cui con maggior lena ci eserciteremo a praticare il pensiero positivo. Questo meccanismo si chiama: autosabotaggio. Che fare dunque? La Psicoterapia offre molti strumenti ma, sinceramente, mi sembra eccessivo scomodare uno psicoterapeuta solo perché si è lettoThe Secret! Allora? A mio avviso, ci sono alcuni fattori psichici ed energetici sui quali potremmo lavorare e che potrebbero darci una mano.

Tanto per cominciare, potrò ripetermi ad nauseam che sto avendo successo, che nella mia vita tutto sta andando per il meglio, che le cose migliorano giorno per giorno, se una vocina nella mia mente mi ripeterà costantemente: “No! Non puoi. Perché hai paura di aver successo. Non puoi. Perché non te lo meriti”. E come un disco rotto, la mia mente lavorerà incessantemente a dare energia ai pensieri negativi. Mi aspetto che mi si dica: “E che ci vuole! Basta azzittire quella vocina!” Già, ma come si fa?

Facciamo insieme un esperimento. Leggete attentamente quanto segue:

NON state vedendo tre delfini che saltano nell’acqua,

NON state vedendo tre delfini che saltano nell’acqua,

NON state vedendo tre delfini che saltano nell’acqua.

Adesso, prima di leggere quanto segue dopo la riga orizzontale, dovrete chiudere gli occhi e per qualche secondo cercate di vedere qualsiasi cosa che NON siano tre delfini.

Provate!

________________________

Cos’è successo? Cosa avete visto nella vostra mente? Scommetto che avete visto tre delfini che saltavano nell’acqua, vero? Bene, allora sappiamo cosa NON dobbiamo fare. NON dobbiamo impegnarci a pensare di pensare positivo, a meno che il positivo non sia già dentro di noi. E se c’è già? Se c’è già, non abbiamo alcun bisogno diThe Secret! Noi siamo già il pensiero positivo! Un serpente che si morde la coda! La prima cosa che dovrei fare è dunque superare le mie paure… Devo smettere di aver paura, devo smettere di pensare di aver paura… Già, ma come posso smettere di pensare una cosa, se ho visto che non sono in grado di NON pensare ai tre delfini?

SUPERARE LE PAURE, E’ POSSIBILE? Risponderò alla domanda con un’altra domanda: puoi uscire di prigione, se non sai di esserlo? Per superare la paura, bisogna, almeno io credo, guardarla in faccia, affrontandola per quello che è: alle volte un mostro, alle volte un maestro. Il primo passo consiste nello sforzarsi di smettere di aver paura della paura, smettere di aver paura di essere una persona che ha paura. Alcune considerazioni potrebbero aiutarci:

Disidentificarsi con la paura guardandola in faccia. Abbiamo visto che viviamo in una società che letteralmente produce e vende paura. Ora, esistono due tipi di paure:

a) quelle che ci spingono ad essere più cauti;

b) quelle raggelanti, che ci bloccano (terrore, attacchi di panico, eccetera). Queste bloccano i muscoli e la mente.

Chi scala una montagna, chi nuota a chilometri di distanza dalla costa o chi naviga su una barca a vela intorno al mondo o chi guida un razzo spaziale deve coltivare la paura del primo tipo, perché questo sentimento gli eviterà di fare cose azzardate o stupide o di correre rischi inutili, di fare poca attenzione. Insomma, la paura potrà salvargli la vita. Ed è per questo che Madre Natura ha inventato la paura: se i topi non avessero paura dei gatti, i topi oggi non esisterebbero. Sarebbero una razza estinta. Questa paura è una emozione utile e positiva. Un maestro.

Le paure del secondo tipo sono spesso di altri due tipi:

a) quelle relative ad eventi reali;

b) quelle relative ad eventi immaginari.

Se girato l’angolo, mi trovo di fronte ad una tigre siberiana fuggita dallo zoo, resterò quasi sicuramente congelato dal terrore (freezing) e non sarò in grado di muovere un muscolo. Per la verità, anche questa reazione è un dono di Madre Natura: il topo congelato dalla paura può sembrare al gatto un topo morto, magari un topo poco interessante. Oppure, il restare immobili di fronte ad un animale pericoloso può evitare che ci attacchi, perché ogni nostro movimento può essere da lui considerato una sfida o la premessa di un nostro attacco. Non funziona sempre, solo alle volte, ma, se non c’è altra via di scampo, potrebbe essere la nostra salvezza. L’altra potrebbe essere quella di mettersi ad urlare e gesticolare sperando di spaventare la tigre siberiana, ma non sempre sarà un tecnica migliore del restare congelati. Insomma: tanto vale pregare e sperare nella misericordia divina!

Per fortuna, raramente incontriamo tigri siberiane.

CONCLUSIONE: non dobbiamo aver paura di aver paura di eventi reali. E’ giusto e naturale e utile avere questo tipo di paura.

Le paure relative ad eventi immaginari: ecco il vero mostro!

[color=#3333cc]L'articolo non finisce qui, se volete leggerlo tutto: http://www.stampalibera.com/?p=20898 :legg:[/color]