Rispondi a: Vita dopo la morte

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#38281

texeira
Partecipante

In effetti il concetto di tempo come flusso di energia che crea materia è compatibile con l'invecchiamento della materia stessa, organica o inorganica. Esso non sarebbe altro che una conseguenza del degradarsi di questa energia.
La tesi è interessante senza dubbio, ma la percezione psicologica del tempo come si colloca in questo quadro?
E' noto infatti che nella nostra mente il tempo subisce delle deformazioni significative del tutto soggettive: possiamo avere ricordo di un episodio molto remoto della nostra vita come se lo avessimo vissuto solo il giorno prima, o viceversa, ricordare come molto lontani avvenimenti recenti; ancora, possiamo dilatare o comprimere il tempo “oggettivo” a seconda degli stati d'animo: a volte pochi minuti ci sembrano interminabili, altre volte molte ore passano in un lampo…
In effetti si tratta di due aspetti apparentemente in antitesi tra loro: da una parte l'invecchiamento ed il progresso dell'agire mi suggeriscono che il tempo è oggettivo, dall'altra la percezione individuale mi suggerisce che esso esista solo nella nostra mente.
La retrocausalità potrebbe aiutare a dirimere i dubbi, ma cosa significa in concreto?
Influenzare con l'intenzione un generatore di numeri casuali NON è retrocausalità, semmai si può parlare di post-causalità: non modifico il presente con un informazione futura, ma al contrario, modifico il futuro (la generazione di numeri) con un informazione presente (l'intenzione di modificarla), quindi c'è qualcosa che a livello di ragionamento non torna, ammesso che l'esperimento in questione abbia un qualche fondamento di credibilità…
Possiamo fare un esempio più conccreto di retrocausalità applicata alla vita quotidiana?