Rispondi a: La Benevolenza nel Potere Dell'intenzione

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#39198

spiritualcoach
Partecipante

[quote1221727408=iniziato]
Benvenutissimo!!

Parlaci un po' di come questa anima può riprendere il controllo sulla mente. Equilibrio si, distacco si, ma nella vita di tutti i giorni è difficile per tutti…
[/quote1221727408]

Gentilissimo e gentilissimi tutti coloro che mi hanno dato il benvenuto.

Rispondo all'invito riprendendo un articolo che parla di tale tema che qui riporto:

[http://utenti.lycos.it/francodes/animaemente.html]“L'anima può ingannar la mente[/link][link=hyperlink url][/link]

L'anima può ingannare la mente, se così possiamo dire, raggirando tutti quelli che sono gli specchi virtuali che essa crea. Purtroppo per far ciò ci vuole un lavoro costante che non vuole sforzo perchè sarebbe sempre azione della mente ma un'attenzione in applicazione continua che diventa trasformatrice, attimo dopo attimo, di tutta la nostra prospettiva di percezione.

L'anima non mente quando non è sotto la schiavitù della mente perciò porge alla nostra consapevolezza un mondo “nuovo”, la percezione dell'attimo presente che dura in eterno rinnovandosi continuamente.

Come e quando l'anima può ingannare la mente?

Innanzitutto cominciando a riprendersi il ruolo di dominatrice che dovrebbe avere, relegando la mente a mero strumento da utilizzare nell'esercizio delle sue azioni.

Quali sono le azioni dell'anima?

L'anima agisce, in modo puro, cioè quando non vi è alcuna ingerenza della mente, esercitando un'attività che è totalmente opposta alla componente “egocentrica” della mente.

Quindi se questa non ama lei ama;

se la mente si antepone al prossimo, l'anima no;

se si protegge a tutti i costi pensando sia anche giusto, lei non attiva lo stesso genere di protezione;

la mente pone mille condizioni al suo dare, l'anima dà incondizionatamente;

la mente non è mai sincera anche quando sembra dire la verità, l'anima non sa mentire;

la mente brancola sempre nel buio cioè non ha una visione netta della realtà, l'anima invece ce l'ha;

la mente teme la sofferenza senza capire il perchè e lavora continuamente per evitarla, l'anima sa che valore ha il soffrire perciò non lo evita ma lo affronta e lo supera;

la mente crede di saper pregare l'Altissimo mentre in realtà prega l'altro se stesso (classico dualismo della mente) di rimanere indenne da tutto ciò che lo fa soffrire, l'anima è in continua preghiera quando sfugge al dominio della mente perchè ha occhi solo per Dio pur se lo cerca e lo incontra nelle sue creature!

L'anima inganna la mente quando si separa (eleva) dalla stessa, rendendo autonoma la sua azione, in tale circostanza la nostra consapevolezza supera il dualismo, l'osservatore si fonde con la cosa osservata e colui che è …….è un'unità, quello che si dice il vero essere se stesso. Inoltre ha la percezione del “tutt'uno” e dell'essere in comunione con tutti.

Qual'è la forza che aiuta quest'autonomia?

L'amore!

Ma come conquistare l'amore se si è mente, cioè colei che per natura non ama altri che sè stessa?

Annullando la mente con una forza che conquista l'amore perchè nasce e si esercita per esso:

La sofferenza! (intendo la parte morale della stessa)

Questa non va vista allo stesso modo di come la mente fa (se no rimaniamo mente) ma sia come fuoco che consuma le velleità della mente, annullandola pian piano, sia e soprattutto come potenza che unisce a Cristo-Dio e con lui si deifica!

Quando non volete soffrire è la mente a pensarlo, quando accettate con umiltà la sofferenza è l'anima che agisce. Non siamo nel masochismo in quanto la sofferenza non è fine a se stessa ma “altare” di offerta a Dio!

Provate ad essere un pò anima con l'accettazione della sofferenza e vedrete che quando più umile sarà tale accettazione più persisterà in voi lo stato spirituale dell'essere anima e non mente con tutte le infinite meravigliose conseguenze.”

Aggiungo che la sofferenza serve all'uomo per attivare la “super attenzione”(questa è oggetto di una mia ricerca e studio di cui recentemente sto preparando una conferenza ed un seminario) che porta a quello che viene denominato il “risveglio”infatti proprio con essa si può attingere alla “luce” di Dio.

Premetto, poichè non è la prima volta che affronto discussione sul tema sofferenza, che bisogna esser molto attenti a non fraintendere cosa si vuol intendere con essa e spesso, a distanza e con pochi scambi di pensieri, non è facile far comprendere a pieno cosa s'intende e quale è il suo grande valore.

Al momento voglio solo sottolineare che non si sta parlando, almeno in tale contesto, della sofferenza ricercata ma di quella che ordinariamente la vita ci pone davanti e quindi del modo migliore per valorizzarla.

Saluti, a presto e grazie!