Rispondi a: FISICA QUANTISTICA – Coscienza, Spirito, Materia

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Richard
Richard
Amministratore del forum

http://www.neuroscienze.net/public/pdfart/1517.pdf
Secondo alcuni, l’attività intrinseca cerebrale ha un ruolo determinante. M – CFS sarebbe un campo fisico speciale con caratteristiche similari a quello elettromagnetico di un tubo catodico. Questo campo non è rilevabile con le normali metodiche d’indagine cerebrale come la MRI, MRIf, la PET ecc. M – CFS si formerebbe verso gli ultimi periodi di vita intrauterina e persisterebbe per l’intera esistenza individuale. M – CFS avrebbe attività pulsatoria e condizionerebbe la volontà e l’io individuale, guidandolo nelle sue azioni, scelte ed attività cognitive. M – CFS guiderebbe la mente tramite un processo d’inferenza inconscia (Lin, Z., 2008 e Lin Z. ed He S., 2009).

M – CFS ha attività di regia sulla mente e ne comprenderebbe diverse altre, descritte da alcuni autori come l’ente critico funzionante nei processi di apprendimento e di previsione, e l’ente politico, discrezionale, sovrastato da una regia di apprendimento (Joel et all., 2002). Kosslyn S.M. et all., (1982) hanno sostenuto che le immagini virtuali sia esterne (riferite al mondo esterno) sia quelle provenienti dall’interno del proprio corpo, oppure le rappresentazioni di dati matematici e fisici avverrebbero in forma di disegni, di figure, d’immagini strettamente personalizzate che
servirebbero come base per successive analisi, manipolazioni ed elaborazioni mentali. Tutto ciò avverrebbe con precise strategie immaginative, elaborate nei diversi livelli cerebrali, per lo più nella
neocortex. Potremmo immaginare il rapporto mente/cervello analogo a quello esistente nei computer tra software/hardware. I due sistemi sarebbero però diretti da CFS, entità scalare ed aperiodica, sussistente a se stessa, extracorticale e collegata tramite il cervello col mondo esterno. Collegandosi con il campo quantico CFS formerebbe M – CFS.

Sistemi neuronali del dove e del che cosa.
Esistono due vie principali in grado di elaborare l’informazione visiva. La prima è dorsale: dalla corteccia primaria va alla corteccia parietale posteriore, formando un sistema specializzato per la percezione spaziale degli oggetti. Questo sistema neuronale è detto sistema-where, o sistema del dove. La seconda via è ventrale: parte dalla corteccia primaria e si porta alla corteccia temporale inferiore, formando un sistema finalizzato alla percezione della presenza fisica degli oggetti osservati. E’ il sistema what, il sistema del che cosa c’è. E’ stato dimostrato che una rete neuronale apprende un compito in modo rapido se è formata da due distinti insiemi di unità nascoste. Un
insieme è connesso alle unità OUTPUT, relative al dove (lo spazio in cui un oggetto osservato è) e l’altro risulta collegato alle unità di OUTPUT relative a che cosa è (identificazione dell’oggetto osservato). L’apprendimento è più rapido se due parti del compito sono distribuite tra due sottoreti che hanno in comune solo unità d’input.

Nel Ccaso specifico, l’area (mentale) di M – CFS è tanto più vasta quanto più distanti sono le due aree, del what e del where. L’area mentale è il prodotto degl’impulsi nervosi (output) elaborati nelle zone corticali, parietale inferiore e temporale inferiore. Essa è connessa ad un campo quantistico speciale dove lo spazio fisico e probabilmente il tempo fisico hanno altre valenze. Molti scienziati affermano che in alcuni campi quantici lo spazio ed il tempo siano scollegati. Alcuni
pensano che la dimensione temporale non esista in realtà, oppure sia discontinua. La simulazione di una macchina virtuale a dieci canali necessita di una durata temporale almeno dieci volte di quanto
occorra per la simulazione di una macchina di un milione di canali come il cervello umano. In questo caso, occorrerà un tempo almeno un milione di volte più lungo. La dimostrazione di Turing non dice nulla circa la velocità con la quale sarà realizzata l’imitazione. Ritornando allo schema sulle due vie visive, di what e di where, in rare malattie cerebrali, in cui le vie di OUTPUT verso la corteccia temporale inferiore sono lesionate, l’individuo può identificare subito l’oggetto che vede,
ma non è in grado di localizzarlo nello spazio. Ci sono patologie complementari con danni alle vie che arrivano dalla corteccia striata alla corteccia parietale inferiore in cui il soggetto può localizzare un oggetto, ma ha difficoltà ad identificare ciò che vede, malgrado dichiari di vederlo bene. In queste patologie, è probabile che l’interruzione di una delle due vie corticali in questione causi lassità di connessione tra aree cerebrali visive ed M – CFS. Comunque, le funzioni di M – CFS
sono collegate alle unità cerebrali d’input e di output da cui si origina il processo mentale. Questo tipo di ancoraggio può essere lasso, alterato o non esistere e la mente può agire in modo ottimale, o
limitato.

Nell’Uomo, Raichle ME. (2007) ha visto che durante l’esecuzione di un compito, l’energia cerebrale aumenta di norma del 5% rispetto all’attività basale dell’organo. Viceversa, il 60 – 80% dell’energia cerebrale è in circuiti scollegati da eventi esterni. L’Autore definisce “energia oscura” questo tipo di attività intrinseca del cervello. La questione dell’energia oscura neuronale appare evidente nella constatazione di quanto scarsa sia l’informazione che dagli organi di senso arriva alle aree percettive del cervello. Per esempio, l’informazione visiva ha una elevata degradazione nel transitare dall’occhio alla corteccia visiva. Circa dieci milioni di bit al secondo raggiungono la retina come informazione visiva del mondo esterno. Il nervo ottico ha solo un milione di connessioni in uscita e trasmette al nucleo genicolato laterale circa sei milioni di bit al secondo, ma
solo una quota limitata – circa diecimila – perviene alle aree cerebrali della corteccia visiva. Raichle M.E. (2007) dice che un flusso così esiguo non comporterebbe alcuna percezione. L’attività intrinseca cerebrale deve avere un ruolo determinante. Una ulteriore indicazione della capacità di elaborazione intrinseca del cervello deriva dal numero delle sinapsi. Nella corteccia visiva, appena il 10% del totale delle sinapsi è collegato all’informazione visiva. Da qui la deduzione secondo la quale la gran parte delle sinapsi si trova nelle connessioni interne della corteccia visiva. Questi straordinari pattern di attività cerebrale, veri flussi di energia, sarebbero presenti anche sotto anestesia generale e durante il sonno leggero. Ciò che Raichle ME. (2007) definisce “energia oscura” potrebbe essere il campo quantico collegato con le prestazioni mentali superiori e facente parte di M-CFS.

http://www.neuroscienze.net/public/pdfart/1517.pdf

http://xa.yimg.com/kq/groups/14661755/1754844124/name/Raichle_Brain's%2Bdark%2Benergy.pdf
The Brain’s Dark Energy
Marcus E. Raichle