Rispondi a: Sapienti, saccenti o vanesi?

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mysterio
Partecipante

[quote1224765146=giusparsifal]
@ mysterio
Riprendendo il discorso, (scusatemi tutti ma ieri ero strano, scrivevo in uno strano modo, ero preda di un'eccitazione strana, ero agitatissimo senza capire il perchè) dai nostri ragionamenti mi sembra di capire, correggettemi se sbaglio, che il fatto di avere ricchezza materiale non è un male in se (ovviamente se acquisita in modo da non rubare ad altri) ma viene vista come una condizione per la quale poi risulta difficile acquisire quella ricchezza spirituale a cui tutti (o quasi) aneliamo.
Io sono d'accordo, se è così ed anzi questo è stato proprio il mio ragionamento tempo fa.
Personalmente, cioè, mi son reso conto che di fondo queste due questione cozzavano un po' l'una con l'altra.
La lettura di testi inerenti la Legge di Attrazione hanno richiamato la mia attenzione su questo punto nel senso che han fatto uscire fuori di me un ragionamento che “regnava” incontrastato nelle mie profondità.
Mi sono reso conto (ovviamente sto parlando per me, non so se possa essere un ragionamento che calza a tutti) che io, come te, reputavo incompatibile le due condizioni.
Allora mi sono chiesto: è ingiusto possedere ricchezza materiale o lo vedo solo come un ostacolo ad una sincera ricerca interiore che possa portarmi ad elevarmi spiritualmente?
Per me il punto è questo: il “non esser ricco” è stata vista come una “situazione di comodo” e non di giustizia, nella misura in cui l'esser ricco voleva dire essere egoista, cattivo ecc.
Continuando mi son chiesto: sono vigliacco?
Cioè non “oso” esser ricco (con il pensiero eh?!) solo perchè temo il giudizio Divino?
E se la sfida fosse proprio quella di godersi la vita materiale pur nel rispetto della crescita spirituale interna?
Queste domande mi hanno portato sulla strada della sfida con me stesso, una sfida spero quanto mai appassionante, come uomo e come Essere.
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Gius..comprendo il tuo ragionamento..e ribadisco che la questione è complessa.

Alla domanda se è giusto o meno possedere ricchezza materiale(ottenuta in maniera onesta e rispettando il proprio prossimo) io non so dare una risposta certa. Però parto dal presupposto che se in un qualsiasi momento venissi a possedere qualcosa più di ciò che mi è necessario per vivere..io mi sentirei di dover dividere questo “qualcosa in più” con coloro che ne hanno bisogno. E non di dover soddisfare i miei “appetiti” materiali.

Certo..affermo ciò tra mille contraddizioni..perchè sono conscio del fatto che è difficile stabilire con certezza il confine tra il “necessario” e il “superfluo”..e questo è uno dei grandi limiti di noi uomini oggi. L'aver perso la capacità di riconoscere cosa ci è strettamente necessario e cosa no. Quindi non sappiamo più qual'è il limite oltre il quale ciò che abbiamo è superfluo..e questo contribuisce a renderci(chi più chi meno) avidi ed egoisti. ME COMPRESO.

Personalmente..però(parlo per me)..non credo che un atteggiamento del genere sia dettato dal “terrore” di dover subire un giudizio divino. La vedo più come una voce interna..proveniente dalla nostra coscienza che fa sì che si debbano rispettare dei principi di giustizia e di amore verso il prossimo. E..di conseguenza..se possiedo infinitamente più beni rispetto al mio prossimo(ribadisco:seppur guadagnati onestamente) mi dovrei sentire in dovere di dividerli con lui.