Rispondi a: Le domande esistenziali

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deg
Partecipante

[quote1227102782=giusparsifal]
A parte il fatto di condividere tutte le vostre riflessioni (in primis quella di Mr.Rouge), io credo che si dovrebbe specificare innanzitutto cosa si intende per “bambino/a” e per “adulto/a”.
Generalmente questa distinzione viene fatta in base all'età biologica e, voglio dire, non potrebbe essere altrimenti in una società di tipo “meccanicistico”.
Ovviamente, questa differenza esiste, ma è per lo più una questione, appunto, biologica, non serve che stia a specificare il perchè.
Ma se mai vi siete interessati di psicologia infantile, su questo deg o chiunque altro penso possa aiutarmi, vi sarete certamente resi conto che in realtà, oltre a studiare il mondo dei piccoli, si studia il cosiddetto “mondo degli adulti”.
Non so a quanti di voi questo sembrerà strano o folle eppure è, almeno per me, così semplice vederlo.
Basta analizzare il comportamento infantile e riportarlo, con gli adeguati parallelismi, a quello adulto.
Innanzitutto nel mio discorso mi riferirò al “bambino-medio”, di sicuro numerosissime saranno le eccezioni, e sono altresì riferite al bambino medio della civiltà occidentale o comunque di gruppi sociali mediamente in grado di potersi occupare dei propri piccoli.

1) Un bambino, per cominciare, vive in uno stato di quasi totale dipendenza. Secondo le legislazioni e le convenzioni scientifiche (ma anche religiose) un essere umano è in grado di sopravvivere in maniera autonoma da un età “biologica” di anni 12.

2) Questa condizione di “dipendenza” lo esclude da quasi ogni responsabilità decisionale, rendendolo, di fatto, un burattino alla mercè dei propri genitori e/o istituzioni sociali.

3) E' quasi completamente disinteressato ed ignora l'ambiente che lo circonda, è fondamentalmente egoista e cerca quanto più possibile di affermare se stesso. Per questo “abbisogna” di essere inquadrato dal punto di vista civico, nel rispetto degli altri e dell'ambiente.

4) La sua condizione di dipendenza “cozza” violentemente con la necessità di affermare la propria persona, il che lo conduce ad escogitare comportamenti atti a mediare questa condizione. I meccanismi più frequenti sono negazione, bugia, capriccio, isolamento, dispetto, pianto giusto per citare i più diffusi.

Per il momento la finisco qui. Non sono in grado di essere più esaustivo senza cadere nel raccontare “storielle” di vita di cui tutti siamo a conoscenza. Inoltre, qui non sono elencati gli innumerevoli pregi che i bambini possono ampiamente vantare.
Vi chiedo però di analizzare i suddetti comportamenti “infantili” e cercare esempi nei comportamenti “adulti”.
E' abbastanza facile vedere come i soli 4 punti elencati su possano raggruppare un elevatissimo numero di adulti, riscontrabili in ogni fascia di età, classe sociale, posizione occupata all'interno della società.
Lo vediamo ogni giorno qui sul forum, lo vediamo in tv, al Parlamento, sui nostri posti di lavoro.
Fortunatamente anche qui esistono “eccezioni”, solo che in genere queste eccezioni non vengono chiamati “adulti” ma “risvegliati”…
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Concordo Gius.
Gli adulti sono bambini che hanno imparato a controllare (o a mascherare) meglio le loro emozioni.

Socializzare significa fare dei compromessi e, per la maggior parte delle persone, inevitabilmente, il meccanismo prediletto è la bugia con se stessi e con gli altri. Anche se ogni tanto non si disdegna il pianto, l'isolamento, il dispetto, il capriccio….
La dipendenza del bambino peggiora nell'età adulta perché diventa mentale. Il bambino è dipendente fisicamente dai genitori ma non mentalmente. Egli no ha paure, ansie, è solo curioso di scoprire, fiducioso della vita.

Si deve cercare di sviluppare in modo soddisfacente il concetto di rispetto, e tutti quei meccanismi diventeranno molto meno utili.
Se una persona si rispetta e rispetta gli altri, difficilmente si metterà nelle condizioni di nascondere il vero e sarà molto più serena.

E' fondamentale cercare di far capire ai bambini che il rispetto dell'altro non è un sacrificio ma una gran bella cosa, senza esagerare con le “leggi” ma insistendo sull'esempio diretto.

Il modo più semplice secondo me è rispettarlo facendosi rispettare, ascoltarlo e farsi ascoltare, dedicargli tempo ma ricavarsi delle pause, farlo sentire protetto anche quando non si è vicino.
E' altrettanto importante non soffocare quella naturale fiducia che egli possiede lasciandolo fare esperimenti in modo che ne capisca gli effetti così da accrescere il suo senso di responsabilità.

E poi non intrattenerlo sempre, un bambino che ha troppi gioccatoli o troppe cose da fare tende a perdere la sua creatività. Un bambino accudito normalemente con amore da il meglio di se quando si annoia un pochino e da libero sfogo alla sua fantasia… Mai fermarlo, se non c'è pericolo, ma osservarlo …. e ricordare!

Direi che la “dipendenza” dei bambini dovrebbe idealmente trasformarsi in “cooperazione” degli adulti……

Dovrebbe…… invece si prolunga la dipendenza e arrivano le paure.
Forse la strada è ritrovare la coscienza dell'Essere.

“L’inevitabile fallimento dell’ambiente educativo e di sostegno dei primi anni di vita porta alla perdita di quella fiducia innata e indubbia che abbiamo quando nasciamo. Ciò alimenta la perdita di coscienza dell’Essere come vera natura del cosmo nella sua totalità, l’illusione della separazione e la sfiducia nell’esistenza che sono alla base della reattività del carattere e della mancanza di fiducia in se stessi. Quella mancanza di fiducia in noi stessi che sperimentiamo come un senso di disagio interiore e della cui fonte spesso non siamo consapevoli è quindi la rievocazione delle nostre prime esperienze di impotenza di fronte al bisogno, come un segnale a metterci in guardia.” http://www.altrogiornale.org/print.php?news.3897