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Analisi simbolica: Il tre
Secondo la filosofia pitagorica, ogni forma è esprimibile numericamente e i numeri stessi sono archetipi divini, creando con le loro relazioni l’armonia del cosmo. Essi sono pertanto l’archè, il principio di ogni cosa. Dio, l’originario, è l’Uno, che si manifesta nella dualità. Da tesi e antitesi scaturisce, infine, la sintesi della Trinità, che rappresenta l’integrazione degli opposti e, quindi, la perfezione. Nell’antichità, la forma triadica era associata prevalentemente alle figure femminili: le Grazie (Gratiae e Charites), dee della bellezza al seguito di Venere/Afrodite: Aglaia, Eufrosine e Talia, figlie di Zeno ed Eurinome; le Ore, personificazione delle stagioni secondo un’originaria tripartizione calendariale dell’anno: Tallo (la fioritura), Auxo (la crescita) e Carpo (il frutto), figlie di Zeus e Temi. C’erano poi le Parche (o Moire, o Fate), figlie della notte, che avevano il compito di assegnare agli uomini il loro destino. Venivano rappresentate nell’atto della filatura, col fuso tra le mani:

Loto tesseva la trama della vita, Lachesi la conservava e Atropo, inesorabilmente, la tagliava. Altra triade femminile è quella delle Gorgoni: Stimo, Euriale e Medusa, esseri terrificanti dotati di ali e capigliatura serpentina. Sorelle delle Gorgoni, le Graie Enio, Pefredo e Dino: le “Vecchie” dalle “belle guance”, possedevano un occhio e un dente in comune. Altre divinità spaventose, le Erinni o Furie, dee della vendetta. nate dal sangue di Urano, Aletto, Tisifone e Megera erano rappresentate con ali e capelli di serpente, tra le mani fruste e fiaccole. Nella loro connotazione, in veste di protettrici dell’ordine morale, erano chiamate Eumenidi. Si pensi, infine, alle Muse, che originariamente dovevano essere tre e solo in seguito vennero aumentate alla seconda potenza, in numero di nove. Anche nella latinità classica ritroviamo diverse divinità femminili a struttura ternaria, chiamate genericamente Matronae.

Lo stesso accade in altre tradizioni e culture, anche in tempi più recenti: si pensi Alle Tre Beth di area alpina (Ainbeth, Wilbeth e Warbeth, altrimenti dette Caterina, Barbara e Lucia), a cui corrispondono le tre Norne di area germanica, la Trimurti della tradizione induista (Brama, Shiva e Vishnu), assimilabile e sua volta alla Trinità cristiana, rappresentazione dell’unità della natura divina nelle tre espressioni personali di Padre, Figlio e Spirito Santo. Inoltre, nella dottrina alchemica, così come nella tradizione caldea a cui si è accennato nel paragrafo precedente, è il mondo stesso ad essere tripartito in corpo, anima e spirito.

http://www.airesis.net/IlGiardinoDeiMagi/Giardino%201/Astori_Ecate.htm
…nella bibbia non si dichiara esplicitamente la trinità divina,ma almeno da quel che ho trovato io,solo pluralismi..un'altra appropriazione indebita della chiesa per scardinare conoscenze filosofico.religiose pagane…oppure,sempre dal mio punto di vista,rendere il divino della coscienza cristica ad ogni modo irraggiungibile per l'uomo,se non attraverso la chiesa,la quale istituendo l'eucarestia (fate questo in memoria di me,non si intende perpetuare illimitatamente l'evento),come strumento di raccolta degli adepti-schiavi..
sulla ritualità dell'eucarestia ci sarebbe da fà na tesi,circa la dimostrazione sulle affinità simboliche di una miriade di riti pagani….
tra Dio e l'uomo non ci sono intermediari..il Cristo ce lo insegna come fare…la Verità è semplice e senza illusioni…