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#42726

mudilas
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NOTE A ESPERIENZE GUIDATE

Lo schema con il quale sono costruite le Esperienze Guidate è: 1) entrata ed ambientazione 2) aumento della tensione 3) rappresentazione del nucleo psicologico problematico 4) soluzione (o possibilità di soluzione) del nucleo problematico 5) diminuzione della tensione e 6) uscita in modo progressivo, in generale ripercorrendo le tappe precedenti. Quest’ultimo punto ci permette una specie di sintesi di tutta l’esperienza.
Gli asterischi (*) segnalano le pause in cui elaborare le proprie immagini.

NARRAZIONI

I. Il bambino
Il quadro attraverso il quale si entra nel luna-park si ispira alla prima carta dei Tarocchi. Si tratta della figura di un giocatore a cui si sono sempre associati l’inversione della realtà, la sparizione ed il trucco. E’ parente del prestigiatore e apre un filone di irrazionalità che permette di entrare nella dimensione del meraviglioso, propizio al ricordo infantile.

II. Il nemico
La “paralisi” che domina buona parte del racconto consente di ricreare delle situazioni in cui molte emozioni perdono peso proprio grazie al fatto che la dinamica delle immagini viene resa più lenta. E’ così che si può generare un clima di riconciliazione; inoltre chi “perdona” viene a trovarsi in una posizione di superiorità rispetto a chi in un altro momento controllava la situazione, vale a dire, l’“offensore”.

III. Il grande errore
La scena dei pompieri come agenti ed esecutori della giustizia si ispira a Fahrenheit 451 di Bradbury. In questo caso, l’immagine è usata per creare un contrasto con la pena di morte per sete nel deserto. La stessa idea permette di sviluppare la situazione assurda di un giudizio in cui l’imputato, anziché scaricare la sua presunta colpa, “carica” la propria bocca con un sorso d’acqua.
Quando il Segretario conclude: “Quello che ho detto ho detto!”, altro non fa che adeguarsi alle parole di Pilato, richiamando quell’altro giudizio surreale.
I vecchi che personificano le ore si ispirano all’Apocalisse di Lawrence.
Il tema degli occhiali invertitori è molto noto nella psicologia sperimentale ed è stato citato, fra gli altri, da Merleau-Ponty ne La struttura del comportamento.

V. La coppia ideale
L’immagine del gigante si ispira a Gargantua e Pantagruele di Rabelais. Il canto ricorda le feste dei Paesi Baschi e le canzoni che intonavano in corteo “giganti e nani dalle grosse teste”.
L’immagine olografica ricorda le proiezioni de La fine dell’infanzia di Clarke.
Il tema della ricerca e l’allusione al “non guardare indietro” rimandano alla vicenda di Orfeo ed Euridice nell’Ade.

VI. Il risentimento
L’argomento è trattato in un contesto classico, anche quando le scene della città ricordano Venezia o magari Amsterdam.
I versi recitati dal primo coro sono un adattamento dell’orfico Inno a Thanatos, che suona così: “Ascoltami, oh Thanatos, il cui illimitato impero raggiunge ovunque tutti gli esseri mortali! Da te il tempo alla nostra età concesso dipende, che la tua assenza prolunga e la tua presenza tronca. Il tuo sonno perenne annienta le folle vive e di esse l’anima gravita per attrazione verso il corpo che tutti possiedono, quali che siano la loro età e il loro sesso, poiché a nessuno è dato sfuggire al tuo possente impeto distruttore”.
I versi recitati dal secondo coro si basano sull’Inno a Mnemosine che suona così: “Tu hai il potere di destare l’assopito unendo il cuore alla testa, liberando la mente dal vuoto, rinvigorendola e stimolandola, allontanando le tenebre dallo sguardo interno e l’oblio”.
Quanto al dialogo con lo spettro, alla fine questi dice: “Addio, dunque! Il fuoco della lucciola si fa più scialbo, l’alba è prossima. Addio, addio, addio, ricordati di me”. E’ ripreso testualmente dall’atto I, scena V, dell’Amleto di Shakespeare e si riferisce all’ombra del padre che rivela al principe l’identità dei suoi avvelenatori.
La barca, che è anche un carro funebre, ricorda la radice di “carnevale” (carrus navalis). Questi carri neri, talora decorati con grandi ostriche o conchiglie che recano all’interno il feretro e sono spesso ricoperti di fiori, ricordano il viaggio acquatico. I giochi con fiori e acqua dei Lupercali romani hanno il medesimo precedente. Qui si tratta di travestimenti e trasformazioni, dove al termine del racconto il tetro Caronte, che ritorna all’isola dei morti, si trasforma nel giovane conducente di un motoscafo sportivo.
Il racconto è costruito su un ricchissimo e complesso gioco di immagini, dove ciascun elemento presuppone uno studio specifico; dal mare immobile, alla barca sospesa sull’acqua, al manto che brucia, ai cori, ai cipressi (che caratterizzano le isole greche ed i cimiteri) ecc.

VII. La protettrice della vita
Si ispira alla carta 21 dei Tarocchi. Nel Tarocchino appare l’immagine più prossima a quella di questa esperienza, non così nella prima raccolta di Court de Gébelin o nel Tarocco degli Zingari o ancora nello pseudo Tarocco egizio. Sull’Anima mundi (detta “Il mondo” nei Tarocchi) c’è un’incisione molto illuminante nel libro di Fludd Utriusque Cosmi Maioris, pubblicato nel 1617. Jung si riferisce pure a questo personaggio in Trasformazioni e simboli della libido. Da parte loro, le religioni non trascurano queste vergini delle grotte. In tal senso, la protettrice della vita è una vergine delle grotte con elementi del paganesimo greco, quali la corona di fiori e il cerbiatto che le lecca la mano, che ricorda Artemide o la sua controfigura romana, Diana. Non sarebbe difficile sostituire la corona di fiori con una di stelle o poggiare i suoi piedi su una mezza luna per trovarsi in presenza di una vergine delle grotte ormai patrimonio delle nuove religioni che hanno preso il posto del paganesimo.
L’ambientazione del racconto è tropicale e ciò contribuisce a porre in risalto la stranezza della situazione. La qualità dell’acqua che beve il protagonista richiama l’elisir dell’eterna giovinezza. Tutti questi elementi messi insieme hanno il comune scopo di facilitare la riconciliazione con il proprio corpo.

VIII. L’azione che salva
L’argomento produce un effetto straniante grazie al rilievo dato all’indefinitezza del tempo (“Non sono sicuro se stia facendo giorno o se stia per calare la sera”); al confronto tra spazi (“Vedo che il colosso separa nettamente due spazi: quello da cui provengo, sassoso e morente, da un altro pieno di vegetazione e di vita”); all’impossibilità di connessione con altre persone, od alla creazione di una babelica confusione di lingue (“Domando al mio compagno che cosa stia succedendo. Mi guarda furtivamente e risponde in una strana lingua: ‘Rex voluntas!’). Infine, lasciando il protagonista in balia di forze incontrollabili (caldo, terremoti, strani fenomeni astronomici, acque inquinate, clima di guerra, un gigante armato ecc.).
Grazie a questi accorgimenti, il soggetto, uscendo da un tempo-spazio caotico, può riflettere sugli aspetti meno catastrofici della propria vita e fare dei proponimenti di una certa solidità per il futuro.
Le quattro nubi minacciose trovano il loro corrispondente nell’Apocalisse di Giovanni di Patmos (da 6,2 a 6,9): “Guardai e vidi un cavallo bianco. Il suo cavaliere teneva in mano un arco. Dio gli fece dare una corona, simbolo di trionfo, ed egli passò da una vittoria all’altra, sempre vincitore. Quando l’Agnello aprì il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente esclamare: ‘Vieni!’; e si fece avanti un altro cavallo, rosso fiammante; al suo cavaliere Dio diede una grande spada ed il potere di far sparire la pace dalla terra, lasciando che gli uomini si scannassero a vicenda. Quando l’Agnello aprì il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente esclamare: ‘Vieni!’. Guardai e vidi un cavallo nero. Il suo cavaliere teneva in mano una bilancia; e sentii una voce che sembrava venire dai quattro esseri viventi: ‘Per un chilo di grano, la paga di una giornata. Per tre chili d’orzo, la paga di una giornata. Ma non far mancare l’olio d’oliva e il vino’. Quando l’Agnello aprì il quarto sigillo, udii il quarto essere vivente esclamare: ‘Vieni!’. Guardai e vidi un cavallo color cadavere. Il suo cavaliere si chiamava ‘Morte’, ed era accompagnato da un esercito di morti”.

IX. Le false speranze
L’esperienza inizia con elementi della Divina Commedia di Dante. Così, sull’architrave della famosa porta, Dante e Virgilio leggono:

“Per me si va nella città dolente,
per me si va nell’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina potestate,
la somma sapienza e il primo amore.

Dinanzi a me non fur cose create
se non etterne, e io etterna duro.
Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate”.

XI. Il viaggio
Il veloce spostamento della bolla d’aria ricorda il viaggio così stupendamente narrato da Stapledon ne Il costruttore di stelle. La descrizione dell’effetto Doppler, con il mutamento di colorazione delle stelle dovuto alla velocità, nell’esperienza guidata è dissimulata da questa frase: “Sento aumentare la velocità. Le stelle luminose cambiano colore, fino a scomparire nel buio totale”.
Una considerazione curiosa: “Come se fossimo lanciati da un grande elastico, partiamo in linea retta. Credo che stiamo andando in direzione di Beta Hydris o magari verso NGC 3621”. Ma perché si riportano queste direzioni cosmiche? Se nel momento della descrizione il sole sta tramontando (“Dalla parte dell’abisso è notte; dalla parte della pianura, gli ultimi raggi di sole sfumano in infinite tonalità”), basterà sapere a che ora locale stia accadendo il fatto. Tenendo presente che quest’opera fu scritta a metà del 1988 (cioè, come giorno centrale, il 30 giugno), e che il luogo in cui fu scritta si trova a 69 gradi di longitudine ovest e a 33 gradi di latitudine sud, l’ora locale corrisponde alle 19.00 (ritardata di quattro ore rispetto al GMT). E in quel momento il punto di elevazione di 90 gradi (vale a dire quello che era al di sopra della bolla e verso il quale questa si dirigeva in linea retta) ci mostra un cielo che, fra la costellazione australe della Croce e quella del Corvo e prossima ad Antlia, permette di individuare vari oggetti celesti. Fra di essi quelli in maggior risalto sono giustamente Beta Hydris e NGC 3621. Con tutte le stranezze che presentano le Esperienze guidate, questa licenza astronomica non sembra fuori posto.
Riguardo al corpo in movimento, si dice: “Avanzo fino ad arrivare ad un piano al cui centro scorgo un grande oggetto mobile, impossibile da catturare con lo sguardo perché, seguendo una direzione qualunque sulla sua superficie, questa finisce avvolta nell’interno del corpo. Mi sento venir meno e distolgo lo sguardo”. E’ chiaro che la descrizione ricorda alcune costruzioni topografiche della moderna geometria che hanno come risultato oggetti “avvolgenti”. Ponendo in dinamica questo tipo di corpo, l’autore produce un effetto sconcertante. Ricordiamo l’incisione su legno (stampata in quattro tavole) del nastro di Moebius, di Escher, per avvicinarci all’idea centrale dell’esperienza: quel lavoro, sebbene statico, lascia in noi la sensazione di superficie paradossale e di percezione paradossale. Hofstadter, in Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante afferma: “Il concetto di strani anelli contiene quello di infinito: un anello, infatti, non è proprio un modo per rappresentare un processo senza fine in modo finito? In effetti l’infinito interviene ampiamente in molti disegni di Escher. Spesso ci sono più copie di uno stesso tema giustapposte l’una all’altra in modo armonioso, e ciò che ne risulta è un equivalente visivo dei canoni di Bach”. Stando a ciò, l’oggetto dell’esperienza guidata sarebbe un “anello in movimento”.

XII. Il festival
Incielo ed inferno Huxley annota: “Per la maggioranza di noi il mondo dell'esperienza quotidiana è quasi sempre insipido e monotono. Tuttavia, per certuni frequentemente e, per un numero abbastanza cospicuo, di qua ndo in quando, qualcosa della lucentezza dell'esperienza visionaria si riversa, sulla versione corrente, trasfigurando l'universo quotidiano”.

Il punto di vista di uno psicologo che ha analizzato a fondo quest esperienza ( meditandola mentre un'altra persona la leggeva a voce alta) è il seguente: “Vedo che potrebbe indursi unpo stato di percezione aperta, senza ricorrere a droghe o ad altri procedimeti più o meno dissociatori (penso alle pratiche di veglia a oltranza; digiuno; diete alimentari a basso apporto calorico; respirazione forzata; reclusione in stato di immobilità e al buio; trance sperimentale o religiosa ecc.). Questo fatto rappresenta per me un grande progresso per la sua innocuità e per la sua possibilità che offre ai ricercatori dgli stati speciali di coscienza. Ma inoltre, nella pèratica professionale, non si potrebbe contare sulle esperienze guidate come strumenti di terapia?mE anche se mi dice che non sono state concepite ccpon tale intento, insisto che non si divrebbe trascurare di trarne profitto. E ancora, ponendoci dal punto di vista della psicologia sociale, forse si potrebbe darre orientamento a un congruo numero di persone che ricorrono alla doroga o all'alcool come panacea. Questoi sono gli interrogativi che pongo. Per quanto mi riguarda, la materia mi apre un campo di studio che solo pocjhe ore fa non avrei preso in consoderazione. Forse perchè sono rimasto fortemente impressionato da questa esperienza”.

GIOCHI DI IMMAGINI

VI. Le maschere
Sono molti gli elementi che ricordano Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio di Carrol. Ricordiamo le espansioni e le contrazioni di questo passaggio: “‘D’accordo, lo mangio’, disse Alice, ‘e se mi fa crescere, potrò prendere la chiave; se mi fa rimpicciolire, striscerò sotto la porta; in ogni caso, riuscirò a entrare nel giardino, e perciò non mi importa niente di quel che può accadere!’ […]. Ne mangiò un pezzettino, mentre si chiedeva tormentosamente: ‘Da che parte? Da che parte? In su o in giù?’ e si teneva la mano sopra la testa per controllare se stesse crescendo”. E in quest’altro passo i trasformismi dello spazio: “Facciamo finta che lo specchio sia diventato tutto come un leggero velo di nebbia, e che lo possiamo attraversare. Ma guarda, si trasforma, adesso è come se fosse una specie di brina, te lo giuro! Sarà facile passarci”. Anche ne Il signore degli anelli di Tolkien troviamo le modificazioni delle immagini nello specchio magico, come accade in quasi tutta la mitologia universale. Quanto alla trasformazione dell’essere umano in animale, una linea senza soluzione di continuità collega le più antiche tradizioni con La metamorfosi di Kafka.
Si tratta dunque di temi ampiamente noti di cui l’Autore approfitta nella costruzione dell’esperienza.

VII. Le nuvole
Questo lavoro ha lo stesso nome della commedia che Aristofane mise in scena nel 424 a.C. In tutta l’esperienza c’è un sottofondo gaio e burlesco, in omaggio allo spirito dell’opera greca. La voce che si sente all’inizio sintetizza in una stessa enunciazione le “genesi” di tre opere importanti. Così, il cantico della creazione del Rigveda ci dice: “In quel tempo non c’era né l’esistente né il non-esistente; non c’era regno dell’aria, né del cielo, al di là di esso.” Quanto a “le tenebre erano sopra la faccia dell’abisso”, la frase è testuale del Primo Libro di Mosè (Genesi 1,2). E il brano “non c’erano esseri umani, né un solo animale, uccello, pesce, granchio, legno, pietra, caverna, precipizio, erba, foresta”, deriva dal Popol-Vuh (Libro del Consiglio degli indios Quichés, secondo il manoscritto di Chichicastenango). Il passo “non c’erano galassie né atomi”, riprendendo la teoria del Big-Bang, ci colloca nella dimensione del giornalismo attuale. E, infine, “non c’erano nemmeno supermercati”: si tratta della dichiarazione di una bambina di quattro anni. L’aneddoto è questo: “Dimmi, Nancy, come era tutto prima che cominciasse il mondo?” “Non c’era papà, né mamma” rispose la piccola, “non c’erano nemmeno supermercati”.

IX. Il minatore
L’omuncolo della miniera è uno gnomo, personaggio delle profondità della terra assai diffuso in leggende e fiabe europee. Per il modo in cui è trattato in questa esperienza, risulta essere una allegoria che corrisponde alla traduzione in immagini visive di impulsi cenestesici viscerali.

INDICE

PRIMA PARTE: NARRAZIONI
I. IL BAMBINO
II.IL NEMICO
III. IL GRANDE ERRORE
IV. LA NOSTALGIA
V. LA COPPIA IDEALE
VI. IL RISENTIMENTO
VII. LA PROTETTRICE DELLA VITA
VIII. L’AZIONE CHE SALVA
IX. LE FALSE SPERANZE
X. LA RIPETIZIONE
XI. IL VIAGGIO
XII. IL FESTIVAL
XIII. LA MORTE

SECONDA PARTE: GIOCHI DI IMMAGINI
I. L’ANIMALE
II. LA SLITTA
III. LO SPAZZACAMINO
IV. LA DISCESA
V. LA SALITA
VI. LE MASCHERE
VII. LE NUVOLE
VIII.AVANZAMENTI E RETROCESSIONI
IX. IL MINATORE

NOTE A ESPERIENZE GUIDATE