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sephir
Partecipante

il problema rimane sempre lo stesso Maisha. Se per te è importante il rispetto della vita in qualsiasi corpo si trovi, e se come dici alla fine del tuo post iniziale la coerenza è elemento essenziale, allora sarai anche convinta che il problema si complica a seconda di dove vuoi porre il confine fra vita e non vita… a pensarci sai che questo confine non è certo fra animale e vegetale, non è neppure (se vogliamo scomodare teorie più sottili che conosco fin troppo poco ma che nondimeno mi attraggono) fra un vegetale e un masso; nè fra quest'ultimo ed un atomo… diciamo che tutto è vita…anche la morte quindi…snche uccidere nelle estreme conseguenze del ragionare.

Con questo non voglio dirti che sia allora inutile pensare di salvare miliardi di vite animali massacrate dall'uomo e che sia meglio fare un pò come ci viene… sono sempre più convinto però che vi sia un'evoluzione personale da seguire (legata sicuramente al collettivo, non ne dubito) in cui accelerare i tempi personali, può nuocere più che salvare… quando il proprio tempo arriva si sente si capisce e nessuno ti avrà dovuto convincere, al massimo parole esterne potranno far risuonare qualcosa che già in te era deciso…

Non ci conosciamo, ma ti dico che per un bel pò non ho toccato pesce e carne…e pochissime uova, 0 lattcini…. molta macrobiotica etc etc… il fatto fondamentale è alla fine la coscienza, il suo grado e la sua ampiezza determinano le scelte.

Sto riflettendo da un pò su questo… se a volte desidero del pesce (se non carne…ma è più raro) prima che il mio pensiero si soffermi sulla sofferenza causata a quell'animale, qual'è la via più giusta, a livello biologico e poi spirituale (del sè superiore)…l'astinenza “forzata” da giuste motivazioni difensive della vita altrui, che spesso sono supportate da molte e numerose motivazioni salutistiche (alcune giuste altre da indagare) o la coerente adesione al desiderio (ovviamente raffinato: non mangerei del pesce surgelato, simil findus, e sempre di più tendo al vero biologico, “cibo del luogo”, filiera corta, km 0 etc, sempre per quanto mi è concesso)?

Il contrasto vivo interiore, quando esiste, fra etica e materia, come dev'essere affrontato?
Mi avvicino alla scuola del buddha (non sono buddhista), sai che mangiò del riso nel lungo periodo di astinenza a cui si sottoponeva per riconsocere la verità, mentre per i suoi compagni asceti quella si dimostrava un tradimento al percorso spirituale che si accingeva ad affrontare con loro… ognuno è quel che comprende mi sà!

Credo allora che si tratti anche qui di un percorso che ci riguarda tutti direttamente, e con cui faremo i conti… io spero seriamente nel suo divenire velocissimo, che inizi a riguardare davvero ogni individuo, che impregni la cultura umana in toto di modo che non si tratti più di uno sforzo per molti “disobbedienti” i quali in buona fede e spesso con giusta indignazione vogliono combattere il sistema con i propri nuovi modelli ( a volte disorganizzati, anche se sempre più coscienza alimentare entra nelle nostre case).

Non ci serve solo forza esteriore che spesso può ledere chi la utilizza male ma una crescita interiore verso una, allora si, naturale forma di sussistenza che non intacchi minimamente i nostri compagni di viaggio animali e… i vegetali forse, quando come sperano i macrobiotici l'uomo sarà in grado di autoprodurre amminoacidi e proteine tramite le energie eteriche…
quando allora il nostro corpo sarà trasceso… ma sappiamo come il percorso sia lungo.

Insomma mi piacerebbe che vi fossero sempre più vegan vegetariani completamente “naturali”… e secondo me aumenteranno a dismisura…chi non dovesse ancora esserlo deve fare il suo percorso che sia un carnivoro indifferente al dolore altrui, un vegetariano poco/molto/del tutto cosciente, un vegano poco/molto/del tutto cosciente, un fruttariano poco etc etc…

L'ultima cosa che dico è che ad un'etica importante deve affiancarsi un'ottima conoscenza alimentare che permette al livello biologico al nostro corpo di avere il giusto… quindi passare da un'alimentazione pessima carnivora ad una pessima vegetariana/vegana (è chiaro che molti vegani e vegetariani, di qualsiasi cultura, vivono con facilità e consapevolezza il tutto, parlo degli “altri” fra cui mi pongo io) ha un effetto minimo rispetto a chi unisce in questo passaggio la capacità e la pazienza (ce ne vuole molta e se non la si ha, lo dico a me stesso, và stimolata) di imparare ciò che il corpo domanda. La coscienza deve viaggiar in parallelo col corpo perchè tutto sia davvero coerente e perchè sempre meno vita soffra.

Un abbraccio.