Rispondi a: Reincarnazione

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Mukunda
Partecipante

Per diversi motivi, in parte di natura politica e in parte Umani, si accesero numerose dispute teologiche in merito agli insegnamenti di Origene. Dato che Origene era riconosciuto ovunque come una delle principali figure della Chiesa delle origini, la dottrina della reincarnazione fu ben presto collegata con il suo nome. Sia i suoi seguaci che i suoi avversari lo consideravano un'autorità in materia. Nel corso dei secoli seguenti le dispute riguardo agli insegnamenti di Origene divennero sempre più accese e resero necessaria una decisione definitiva. Si giunse così all'avvenimento decisivo che determinò la condanna e la soppressione della dottrina della reincarnazione: il Sinodo della Chiesa d'Oriente, tenutosi a Costantinopoli nel 543, nel quale la dottrina di Origene venne condannata con 9 anatemi (scomuniche). Tra questi anatemi si trovano anche due scomuniche che condannano indirettamente la dottrina della reincarnazione: innanzitutto viene negata la preesistenza dell'anima e, in questo senso, anche che le anime degli uomini esistessero in origine come esseri puri dei cieli che si allontanarono da Dio e si incarnarono in un corpo umano. Con l'altro anatema si condannano tutti coloro che non credono che esista una punizione eterna per i demoni e per gli uomini empi e un castigo per tutti coloro che credono esista un riscatto delle proprie colpe e una possibilità di ritornare a Dio (apocatastasi). Gli anatemi vennero formulati per ordine dell'imperatore Giustiniano I, che si riteneva capo supremo della Chiesa. Le scomuniche da lui proclamate vennero quindi confermate dal Sinodo del 543 e, dopo dieci anni, sottoscritte da papa Virgilio, al quale vennero presentate nel Concilio di Costantinopoli, sebbene, secondo i verbali del Concilio, esse non fossero state assolutamente discusse. La personalità dell'imperatore Giustiniano, le guerre in corso nell'impero romano orientale, nonché la minaccia incombente di un ulteriore conflitto politico-religioso interno in Palestina, costituirono il movente politico della soppressione della dottrina della reincarnazione. Per colmare la lacuna formatasi con la condanna della reincarnazione e per sostenere la dottrina secondo la quale l'uomo dispone di un'unica vita, si dovettero creare nuovi articoli di fede (dogmi). In particolare, vennero introdotti il peccato originale, la creazione dell'anima al momento del concepimento, il peccato mortale, il giudizio universale, il purgatorio e la dannazione eterna. Con ciò nacque la necessità di introdurre il sacerdozio come mediatore di salvezza, affinché la struttura artificiale di queste dottrine potesse reggersi in piedi. In questo modo non è possibile però rispondere alle domande riguardo al senso della sofferenza e della colpa. Si cerca di consolare gli uomini che si pongono domande esistenziali con vuote frasi teologiche, spiegando ogni cosa con un apparente mistero divino di fronte al quale non si dovrebbe più fare alcuna domanda.
http://www.scienzablog.com/2007/10/le-scomuniche-della-chiesa-contro-la.html