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prixi
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Amministratore del forum

La ricerca di uno stato permanente di “beatitudine”, di quiete interiore, è un processo molto lungo e per ironia, non privo di forti sofferenze.

Quando si inizia a sperimentare qualche attimo di quel benessere interiore, si desidera che resti una costante nella nostra esistenza, e se riappare, qualche istante dopo, il malessere di sempre, si crede erroneamente, di non aver capito nulla e di essere sulla strada sbagliata …

Ecco che allora si cercano “maestri” in grado di darci la “formula magica”, o ci si affida alla scienza medica per mettere a tacere quel disagio, o ci si scopre credenti di un Dio, capace di miracolarci.

Accettare, che per lungo tempo, esista un’alternanza di piccoli attimi meravigliosi e lunghi periodi di caos e dolore, potrebbe essere l’unica medicina, l’unica fede, l’unico vero insegnamento utile ad un primo passo di comprensione.

Personalmente, ho sperimentato che utilizzare le proprie energie alla ricerca del “tutto e subito”, mi ha portato solo a trovare espedienti temporanei e fittizi ed a scoprire della loro precarietà e inefficacia nel lungo termine, con conseguenti episodi di sofferenza ancora peggiore ai precedenti.

La comprensione di questo “meccanismo” mi ha fatto “spostare l’obbiettivo”.

L’energia non è più impiegata nella ricerca della soluzione, ma nella comprensione del problema …

Il dolore conseguente, [u]immenso[/u], ma la forza di proseguire è data dal far tesoro di quegli attimi di “beatitudine”, che, con questa diversa attenzione, sono di frequenza esponenziale e di più ampia consistenza poiché prolungati anche nel ricordo e nell’importanza attribuita.

La felicità consiste anche nel auto incoraggiarsi a procedere in questo senso, poiché se non esiste permanenza della pace, non esiste permanenza neppure del dolore.

Il dolore diventa necessario per comprendere che dietro ad esso si nasconde un problema, la comprensione del problema porta ad una lezione da imparare, quindi un dono per farci crescere.

Avere l’umiltà, ogni volta, di voler imparare dal nostro dolore, ci cambia come persone e si scopre quanto sciocco sia credere di poter risolvere senza comprendere.

Al contempo, si crea empatia con il dolore e le difficoltà degli altri e si impara a rispettare le individuali fasi di apprendimento e crescita … comprendendo anche che, la mia esperienza non può essere la soluzione per nessun’altro che non sia identico a me … per questo motivo, nessun maestro può dare la soluzione.

Il maestro, siamo noi, ognuno di sé … ed a volte, la frase “illuminante” può essere ascoltata da un passante inconsapevole, o percepita da un colore del cielo, o da un particolare profumo …

Vorrei tanto poter donare ad ogni essere la propria soluzione, perché la felicità è un dono meraviglioso, che vorrei fosse di ogni essere, ma posso solo dirvi con sincerità di cuore, vi voglio bene, vi amo.
:cor:


"Il cuore è la luce di questo mondo.
Non coprirlo con la tua mente."

(Mooji - Monte Sahaja 2015)