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brig.zero
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[color=#0033cc]RIMORSO DI COSCIENZA[/color]

Sulla via per la rinascita interna, solo il vero sentimento dell'amore permette di oltrepassare la seconda soglia. Ma prima che questo sentimento possa comparire bisogna passare attraverso la fede e acquisire discernimento grazie ad una forza nutrita dalla speranza. A questo scopo è necessario un rinnovamento dell'intelligenza e della conoscenza che ristabilisca un ordine di valori in cui la personalità si sottometta all'io reale.
La fede, la speranza e l'amore sono indispensabili per l'evoluzione dell'essere, ma possono essere vissuti solo se allo stesso tempo una sofferenza volontaria permette il manifestarsi di sentimenti veri e più elevati. E' necessario sentire un rimorso di coscienza. Lo sforzo volontario consiste nel preparare le condizioni necessarie e rimanere ad osservare la propria inadeguatezza: soffrire per la propria insufficienza. In questo modo si sviluppa una volontà che altrimenti non si formerebbe e sorge un sentimento che non è frutto di una reazione. Quando si è toccati da una forza superiore, l'esperienza della sofferenza non è più la stessa.
In momenti di inadeguatezza, quando sono incapace di avvicinarmi alla realtà di me stesso, scopro dietro a tutte le mie manifestazioni una sofferenza costante, come se stessi perdendo qualcosa di prezioso. E' un segno. Finora la mia consapevolezza non era vera coscienza. Ho vissuto solo con le funzioni ordinarie. Ora posso andare più avanti, posso raggiungere un livello più profondo al mio interno. E in certi momenti riesco a toccare la mia essenza, come se sentissi un nuovo centro di gravità. Questa essenza è come un neonato che devo nutrire e rafforzare. E' quì che ho bisogno di concentrarmi, di rimanere centrato sul lavoro.
Sento sempre più in me il bisogno di spiritualità, che lo spirito penetri in me e mi trasformi. Tuttavia il passaggio non è libero. Rimango sulla superficie di me stesso, condizionato da una mancanza interna di connessione. Anche quando provo un forte sentimento rimango sempre in superficie. Finchè non affronto questa verità non posso scendere più a fondo dentro di me. Ma quando la vedo e la sento, sorge una sorta di sofferenza, un sentimento di mancanza, di insufficienza. Accetto di rimanere di fronte alla mia insufficienza, o di fatto la rifiuto? La sofferenza non deriva dall'attaccamento all'idea di me stesso, all'amore egoistico, né da qualche fallimento passato. E' una sofferenza dovuta alla mia stessa indifferenza, alla mia incapacità, a come vivo ora. Ho bisogno di sentire un rimorso di coscienza per avere una visione chiara di questa insufficienza, una lucida visione della mancanza.
Desidero profondamente sottomettermi ad una voce interiore, al sentimento del divino, del sacro, in me. So che c'è in me un'energia superiore, quella che le religioni chiamano Dio. Comparirà solo quando mente e corpo saranno davvero collegati. Dio si manifesta quando due forze si oppongono ed una terza viene ad unirle. Possiamo chiedere aiuto, per unire queste forze al nostro interno. Possiamo dire:”Signore, abbi pietà”, per Essere.
Jeanne De Salzmann, “La realtà dell'essere” :medit:


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