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#47841
prixi
prixi
Amministratore del forum

[quote1313925261=Nuzzi]
Tutti gli imperi crollano.

Io ho una poszione un po' particolare su questo.
Personalmente non ritengo possibile una società perfetta, o tendente alla perfezione, in cui le persone siano tutte illuminate o quasi.
Non lo ritengo possibile perchè gli illuminati sarebbero molto restii ad una società fatta di regole comuni e questo perchè un illuminato è se stesso punto e basta.
Pensare che tutte le persone illuminate siano “simili” (a parte il fatto di essere illuminate) è un'abbaglio madronale.
E' una trappola in cui siamo caduti senza riflettere.
Forse ci siamo cascati perchè tendiamo a considerare illuminati solo gli inttellettualoidi che fanno conferenze e che scrivono libri.
Noi ascoltiamo le conferenze, leggiamo i libri e pensiamo che gli illuminati siano quelli. Ma per la cultura che ha inventato “l'idea di illuminazione” la cosa era decisamente differente.
Nei racconti delle illuminazioni troviamo vasai, macellai, assassini, poveracci che si illuminano. E mica tutti vanno in giro a predicare o si fanno monaci.
Molti rimangono alla loro vita, molti attirano l'attenzione della gente ma non per quello che dicono, ma perchè un illuminato è autentico e l'autenticità, in una mondo governato dalla ragione, è una mosca bianca.
Chi è illuminato si comporta in base alla sua natura, che questa sia sempre buona non è a noi dato di saperlo.

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Per assurdo, la società è sempre “perfetta” … nel senso che è esattamente “lo specchio” che riflette il grado di evoluzione degli esseri che la costituiscono … e per evoluzione intendo a tutto tondo; cultura, tecnologia, credenze, spiritualità, etc …
Non credo che dovremmo valutare il miglioramento della società, basandoci su il “campione di “illuminati” o “non illuminati” … poichè trovo restrittivo il termine di definizione … voglio dire che se negli individui, si insinua, una consapevolezza, anche non esemplare (come nel caso limite di un illuminato), che spinge gli stessi ad assumere un atteggiamento di responsabilità del proprio modo di porsi (quindi con caratteristiche del tutto soggettive e non standardizzate ad un modello clonante), in automatico si avrà una corrispondenza del “miglioramento” di tutta la società.
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Aprendo un po' il discorso, credo che una “società illuminata”, sia più vicina ad uno stato “animale” piuttosto che al super uomo che tutto conosce dell'universo e che spera di arrivare a una visione totale per vedere il “grande spirito”.
E' possibile argomentare questa stramba affermazione ragionando sul modo in cui noi conosciamo il mondo.
Siccome il pensiero intuitivo non è legato alla volontà del singolo, ma è capriccioso e sfuggente, dobbiamo dedurre che l'unica possibilità di utilizzare la mente in maniera volontaria sia quando utilizziamo la ragione.
La ragione, per conoscere le cose, deve catalogarle, differenziarle, e confrontarle.
Da questi meccanismi nascono i ragionamenti.
Ora la domanda è: se partiamo dall'assunto che tutto sia uno, e mi sembra che su questo possiamo trovarci daccordo in molti, come può una mente strutturata per sua natura sulla divisione essere lo strumento per comprenderlo?
Allora forse, per comprendere quest'”uno” non è il caso di usare la ragione: pensiamoci bene, già il fatto di pensare che “devo capire il mondo” è un porre divisione fra me che sono lo studioso e il mondo che è lo studiato.
Ela base del ragionamento che contraddice l'assunto principale.
Finchè continueremo ad affidare alla ragione la nostra vita non potremo essere autentici, perchè essere autentici significa poter anche essere contraddittori mentre per la ragione le contraddizioni sono un “errore”.
Un animale vive la vita in una simbiosi molto più alta col tutto, perchè?
Perchè non pensa in termini razionali!
Da qui deriva la conseguenza che forse il problema è il pensiero razionale, e che non possa la causa di un problema ad esserne anche la soluzione (o forse si ma a me piace di meno).
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E' molto probabile che non ho compreso bene il parallelismo che proponi tra istintività animale e relativa connessione al Tutto e razionalità del pensiero umano …
L'essere umano, è composto sia di una parte istintiva (animale) sia di una razionale …
Ovviamente se escludiamo nell'uomo una delle due parti, commettiamo un errore di “incompletezza” … perciò preferisco parlare della sua globalità ed interezza e semmai porre il problema dell'equilibrio armonico fra le parti …
Partendo dal presupposto, che come sopra cosi sotto, micro e macro, allora la considerazione che mi viene spontaneo fare, è il parallelismo con l'esperienza umana nel corso della sua esistenza, dalla nascita alla morte … cioè, il neonato, che prevalentemente è istintivo, passando per l'affermazione dell'ego nell'infanzia adolescenza, per arrivare (ci si augura) alla razionalità nella fase adulta (e ancora più auspicabile) alla saggezza dell'anzianità (che a mio parere è il raggiungimento dell'equilibrio armonico di tutti gli aspetti dell'essere)…
Quello che mi pare di constatare, è che noi (in quanto umanità) stiamo vivendo ancora in una fase altalenante adolescenziale-adulta … dove ego e razionalità, hanno il sopravvento sulla parte istintiva-emozionale e sulla saggezza non ancora raggiunta…

[quote1313925261=Nuzzi]

Se vogliam pensare a un mondo migliore non possiamo semplicemente prendere quello che abbiamo e chiederci “come posso migliorarlo?” dobbiamo, per prima cosa, chiederci: “ha senso migliorarlo?”
Ha senso progredire su questi binari o è meglio cambiare radicalmente?
Ma siamo così sicuri che il nostro modello che dice “più cose sappiamo meglio stiamo” non si sia dimostrato, nei 4 secoli in cui ha imperato, completamente falso?
Io penso che la popolazione italica del 1300 fosse in media molto più “felice” di quanto lo siamo noi oggi.
Per questo non penso che un sistema basato sulla ragione possa portare in nessun postoe credo credo che ogniqualvolta, nella storia dell'uomo a noi conosciuta, si è cercato di stabilire idee che fossero condivise da tutti, idee anche meravigliose, si è fatto un danno enorme.
il motivo è che la natura è molteplicità, è differenza, è particolarità.

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Cosi, come in ogni fase di “crescita” (sempre nell'esempio del corso della vita) esiste un momento di “crisi” (scelta) dove ci si chiede se è giusto demolire il “vecchio” per un radicale “nuovo” (adolescenza) … e di solito, nella maggiorparte dei casi, è proprio questo ciò che avviene … ed è probabile che dovremo passare da questo come umanità …
Staccarsi da quello che si ritiene “sbagliato” per costruire (pur senza “errori”) una visione nuova … fà parte dell'evoluzione, della crescita ….
… ed in fine (e non sò quantificare il “tempo” che occorrerà) si arriverà a quella fase dove, “la via di mezzo” sarà il raggiungimento di quell'equilibrio che armonizza tutte le parti di cui siamo portatori e le unisce con consapevolezza comprendendone il valore e la pienezza.

[quote1313925261=Nuzzi]

Non troverai mai persone daccordo sulle stesse regole, dovrai sempre insierire un meccanismo di controllo (per esempio la forza pubblica) per costringere chi non è allineato ad allinearsi.
e questo vale per regole orribili e per regole splendide.
Siamo tutti diversi, e lo saremmo anche da illuminati.
A me pare una semplificazione alla “startrec”pensare che un pinaeta di migliardi di persone abbia stesse idee su molte cose, anzi se devo dire il vero è un'ipotesi che mi spaventa moltissimo.
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… non sarà necessario “pensare” allo stesso modo, perchè quello che Unirà le diverse opinioni, ed i diversi modi, sarà un concetto comune di esperenza umana “sottile” … che passerà come “cultura di fondo” esperienza acquisita, indipendentemente dalle peculiarità e caratteristiche soggettive ….

Sarei lieta ed onorata di vedere in questa mia esperienza di vita, questo raggiungimento …
… il cuore a volte, mi dice che cosi è …
ma anche se cosi non fosse, tutto ciò che è nelle mie possibilità, e soprattutto sul piano “sottile”, è mia volontà ed impegno contribuire a questo protendere.


"Il cuore è la luce di questo mondo.
Non coprirlo con la tua mente."

(Mooji - Monte Sahaja 2015)