Rispondi a: Thorwald Dethlefsen

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skorpion75
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Per iniziare riporto prima dei pezzi che trattano dell'evoluzione dell'uomo, del suo “rompere le catene” accettando prima se stesso e poi il mondo per ciò che sono:

“Svegliati ! è quindi l’esigenza del momento. Liberatevi dall’amaro sonno ipnotico in cui come macchine eseguite solo ordini suggeriti. Essere uomini è un progetto che deve essere realizzato da ognuno. Per questo è necessario abbandonare la caverna di Platone e correre il rischio di affrontare l’accecante realtà. La sua vista è insolita ed estranea, e tuttavia è la realtà, quella di cui tutti gli uomini continuano segretamente a sognare. L’ipnotizzato non è libero, è una marionetta attaccata a fili invisibili, egli ci mostra la nostra personale misera realtà, è lo specchio dell’uomo che ancora non è divenuto consapevole. Accettare la verità significa semplicemente riconoscere il diritto all’esistenza di tutte le cose. Se ci poniamo contro la verità non modifichiamo nulla nei fatti oggettivi,però ci sentiamo oggettivamente peggiori. Perché ogni resistenza alla verità produce una contro resistenza che noi avvertiamo.
La maggior parte del dolore umano dipende dalla resistenza che noi stessi opponiamo contro le manifestazioni del reale. Tutte le cose sono in sé completamente prive di valore e neutrali. E’ l’atteggiamento dell’uomo che le rende opposte alla gioia e al dolore. Non sono mai le circostanze in se stesse che toccano il nostro animo, ma semplicemente il nostro atteggiamento nei confronti delle circostanze.
Chi modifica se stesso modifica il mondo. In questo mondo non c’è niente da migliorare, molto invece c’è da migliorare in se stessi. La via esoterica è una via di continua trasformazione,di nobilitazione del piombo in oro. Il saggio è in armonia con tutti i piani dell’essere e quindi vive nel migliore di tutti i mondi possibili. Egli vede la realtà e riconosce che tutto ciò che è, è buono. Non cerca più la felicità perché l’ha già trovata, in se stesso. L’errore sta nel convincimento che la felicità dipenda da cose esterne.Non ci si accorge che le cose del mondo esterno sono piene di fascino solo finchè non si possiedono. La felicità non può essere ottenuta inseguendola, non la si può possedere. Felici si può soltanto esserlo. La felicità è uno stato di coscienza, una condizione dell’anima. La felicità è del tutto indipendente dal mondo esterno. La felicità nasce là dove l’uomo riesce ad essere in armonia col mondo.
La felicità nasce quando l’uomo diventa consapevole dei suoi compiti e capisce quale grazia sia poter servire.

Guardando le cose se ne trasforma la qualità, perché in questo modo si porta luce, cioè coscienza, nel buio. Gli uomini vorrebbero sempre cambiare le cose e capiscono con difficoltà che l'unica cosa che viene richiesta all'uomo è la capacità di guardare. La meta ultima dell'uomo – possiamo anche chiamarla saggezza o illuminazione – è la capacità di guardare tutto e di riconoscere che tutto è bene così come è. Un simile atteggiamento significa vera autoconoscenza. Fintanto che una persona viene disturbata da qualcosa o la ritiene bisognosa di cambiamenti, non ha raggiunto l'autoconoscenza. Finché siamo bloccati, non possiamo essere redenti dal dolore, restiamo colpevoli, restiamo malati. Rimane anche la nostra nostalgia di un mondo migliore e il nostro desiderio di modificarlo. Ed ecco che l'uomo è di nuovo prigioniero dell'illusione dello specchio, perché crede nella non perfezione del mondo e non si accorge che soltanto il suo sguardo è imperfetto, perché gli impedisce di vedere la globalità.
Per questo dobbiamo imparare a riconoscere in tutto noi stessi e ad essere sereni. Questo significa raggiungere il centro della polarità e di qui osservare i poli che pulsano.
Il ” volersi cambiare ” a tutti i costi cela un enorme pericolo: in realtà non c'è niente da cambiare – a parte la nostra ottica. L'evoluzione si basa unicamente sulla modificazione del modo di vedere – tutte le funzioni esteriori sono sempre soltanto espressione del nuovo modo di vedere. Per quanto possa sembrare duro per tutti coloro che vogliono migliorare il mondo, in questo mondo non c'è niente da migliorare o da cambiare all'infuori della nostra ottica. In questo modo i problemi più complicati si riducono in ultima analisi alla vecchia formula: conosci te stesso! Questa cosa è in realtà così difficile che noi cerchiamo sempre di inventare le più complicate teorie e i più complessi sistemi per conoscere e cambiare gli altri, i rapporti e il mondo circostante. Dato tutto questo lavoro, irrita il fatto che le tante teorie, i sistemi e le macchinazioni ideati vengano cancellati in un sol colpo e sostituiti col semplice concetto ” conosci te stesso “. In realtà il concetto può sembrare semplice, ma la sua realizzazione non lo è affatto.
Migliorare se stessi non significa soltanto imparare a vedersi come in realtà si è! Conoscere se stessi non significa conoscere il proprio Io. L'Io si rapporta al Sé come un bicchier d'acqua si rapporta all'oceano. Il nostro Io ci fa ammalare, il Sé ci guarisce. La via della guarigione è quella che porta dall'Io al Sé, dalla prigione alla libertà, dalla polarità all'unità.
Soltanto l'osservazione attenta e costante supera le resistenze e fa crescere quell'amore che è necessario a integrare ciò che si è scoperto. Vedere l'ombra significa: illuminarla. La grande differenza tra ” il mondo ” e ” il saggio ” consiste nel fatto che il mondo cerca sempre di realizzare un polo, mentre il saggio predilige sempre il punto centrale tra i poli. Chi ha capito che l'uomo è un microcosmo, perde gradualmente la paura di ritrovare in sé tutti i principi.
L'unico significato della nostra incarnazione è la presa di coscienza. È sorprendente quanto poco la maggior parte delle persone si preoccupi dell'unico tema importante della propria vita. È facile ironizzare sulle cure e sull'attenzione che l'uomo dedica al proprio corpo, sebbene sia ben chiaro che esso un giorno andrà in pasto ai vermi. Chiaro dovrebbe essere anche che un giorno tutto (famiglia, denaro, casa, fama) dovrà essere abbandonato. L'unica cosa che va al di là della tomba è la coscienza – e di questa ci occupiamo veramente poco, sebbene sia lo scopo della nostra esistenza: per quest'unico scopo fu creato l'universo.

Noi sperimentiamo la nostra ombra sempre come fuori – e del resto se fosse dentro di noi o presso di noi non sarebbe più ombra, I principi rifiutati, che apparentemente ci pervengono dall'esterno li combattiamo ora appassionatamente nel mondo esterno a noi proprio come li avevamo combattuti dentro di noi. Continuiamo cioè nel tentativo di eliminare definitivamente i campi da noi valutati negativi. Questo tentativo disperato si trasforma in una occupazione a tempo pieno, che ci garantisce un continuo intenso lavoro con la parte rifiutata della realtà. Ritroviamo qui una legge ironica cui nessuno può sottrarsi: l'uomo si dedica soprattutto a ciò che non vuole. Nel far questo si avvicina tanto al principio rifiutato che finisce per viverlo!
Il lettore non dovrebbe dimenticare queste parole: il rifiuto di un qualunque principio fa con certezza in modo che la persona viva direttamente questo principio. Una persona è disturbata soltanto da quei principi esterni a lui che non è in grado di integrare dentro di sé. A questo punto dovrebbe risultare chiaro che in realtà non esiste un mondo circostante che ci forma, ci influenza o ci fa ammalare. L'ombra è la somma di tutto ciò che noi crediamo fermamente che dovrebbe essere eliminato dal mondo affinché il mondo possa essere bello e sano. Ma le cose stanno esattamente all'opposto: l'ombra contiene tutto ciò che il mondo – il nostro mondo – ha bisogno di avere per sanarsi. L'ombra ci rende malati in quanto ci manca la sua presenza per poter essere interamente sani. L'ombra rende malati – l'incontro con l'ombra rende sani! Questa è la chiave per comprendere malattia e guarigione. Un sintomo è sempre una parte di ombra precipitato nella materia. Nel sintomo si manifesta ciò che manca all'uomo. Nel sintomo l'uomo vive ciò che non voleva vivere nella coscienza. Il sintomo rende l'uomo nuovamente integro attraverso il giro vizioso che passa attraverso il corpo fisico. È il principio di complementarità che fa si che la globalità in ultima analisi non vada perduta. Se una persona rifiuta di vivere un principio nella propria coscienza, questo principio precipita nel corpo e si manifesta come sintomo. Questo induce la persona a vivere e a realizzare il principio rifiutato. In questo modo il sintomo guarisce la persona – è il sostituto fisico di ciò che manca all'anima.
Riassumendo: l'uomo come microcosmo è un'immagine dell'universo e contiene la somma di tutti i principi di esistenza latenti nella propria coscienza. Il cammino dell'uomo attraverso la polarità richiede che egli realizzi concretamente i principi latenti in lui, in modo da prenderne gradualmente coscienza. La conoscenza però ha bisogno della polarità e questa costringe di nuovo l'uomo a prendere continuamente delle decisioni. Ogni decisione spezza la polarità in un polo che viene accettato e in un polo che viene rifiutato. Il polo accettato viene trasformato in comportamento e quindi integrato a livello cosciente. Il polo rifiutato finisce nell'ombra e continua a richiedere tutta la nostra attenzione, in quanto sembra ritornare a noi venendo dall'esterno. Una forma specifica e frequente di questa legge generale è la malattia. In essa una parte di ombra precipita nella corporeità e si somatizza come sintomo. Il sintomo ci costringe a realizzare attraverso il corpo il principio non accettato volontariamente e riporta quindi l'uomo in equilibrio. Il sintomo è la condensazione somatica di ciò che manca alla coscienza. Il sintomo rende l'uomo onesto perché rende visibili contenuti repressi.