Rispondi a: Thorwald Dethlefsen

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skorpion75
Partecipante

Qui invece si parla dell'Amore: per il prossimo, per il mondo, i figli, il partner, e dell'unione degli opposti ( e non potere sapere quanto mi ha “aiutato”, quanto volevo sentire queste parole) :

L'uomo può prendere coscienza della parte femminile della propria anima (C.G. Jung la chiama Anima) soltanto attraverso la proiezione su una donna concreta – e la stessa cosa, rovesciata, vale per la donna. Se ora incontro una persona che vive a un livello che in me si trova nella zona superiore dell'ombra, io me ne innamoro. Mi innamoro dell'altra persona o anche della mia zona d'ombra – in fondo si tratta della stessa cosa.
Quello che noi amiamo o odiamo nell'altro, in fondo è sempre dentro di noi. Parliamo di amore quando un altro riflette una zona d'ombra che noi ameremmo rendere consapevole dentro di noi, e parliamo invece di odio quando qualcuno riflette un livello molto profondo della nostra ombra, un livello che non vorremmo incontrare in noi. Troviamo attraente l'altro sesso perché ci manca. Spesso ne abbiamo paura perché per noi rappresenta l'inconscio. L'incontro con un partner è l'incontro con l'aspetto inconscio della nostra anima. Se questo meccanismo del riflesso delle proprie zone d'ombra nell'altro è chiaro, tutti i problemi del partner vengono visti in nuova luce. Tutte le difficoltà che abbiamo col nostro partner sono difficoltà che abbiamo con noi stessi.
Il nostro rapporto col nostro inconscio è sempre ambivalente – l'inconscio ci stimola, e noi ne abbiamo paura. Altrettanto ambivalente è in genere il nostro rapporto col nostro partner – noi lo amiamo e lo odiamo, lo vogliamo possedere completamente però vorremmo anche liberarcene, lo troviamo meraviglioso e spaventoso. In tutte le attività e in tutti i contrasti che costituiscono un rapporto a due, noi abbiamo sempre a che fare con la nostra ombra. Per questo sono sempre persone relativamente diverse quelle che si mettono insieme. Gli opposti si attirano – questo lo sanno tutti, e tuttavia ci si continua a meravigliare del fatto che ” proprio quei due lì, che non sono per niente adatti l'uno all'altro, si siano messi insieme “. In realtà più grandi sono i contrasti, più le persone si attirano, perché ognuno ama l'ombra dell'altro, o – per esprimerlo in altri termini – ognuno fa si che la propria ombra viva del partner.

Il rapporto tra due persone molto simili non è pericoloso e risulta anche più comodo, però non contribuisce molto all'evoluzione dei due: nell'altro si rispecchia soltanto il proprio lato conscio – e questo è semplice e noioso. Ci si trova reciprocamente meravigliosi e si proietta l'ombra comune sul resto del mondo, che poi di comune accordo si evita. Utili in un rapporto sono soltanto i contrasti, perché soltanto lavorando con la propria ombra rappresentata dall'altro ci si avvicina di più a se stessi. In questo modo dovrebbe risultare chiaro il fatto che il fine ultimo di questo nostro lavoro consiste nel raggiungimento della propria completezza. Nel caso ideale, alla fine di un rapporto dovrebbero trovarsi due persone che sono diventate intere in se stesse o meno più integre, avendo illuminato i propri lati d'ombra inconsci integrandoli alla propria coscienza. Alla fine quindi non troviamo più la coppia innamorata di colombi, nessuno dei quali può vivere senza l'altro. La pretesa di non poter vivere senza l'altro mostra semplicemente che uno per comodità (o viltà) utilizza l'altro per far vivere la propria ombra, senza neppure tentare di elaborare e recuperare la proiezione. In questi casi (e si tratta della maggioranza!), uno dei due partner non consente all'altro di evolversi, perché, se così fosse, i ruoli assegnati sarebbero messi in discussione.
Un rapporto a due ha raggiunto il suo scopo quando non si ha più bisogno del partner. Solo in un caso del genere la promessa dell'” eterno amore ” può essere considerata seria. L'amore è un atto consapevole e significa aprire la propria coscienza a ciò che si ama, per unirsi ad esso. Questo avviene se si accoglie nella propria anima tutto ciò che il partner rappresentava, o, se vogliamo esprimerlo in altro modo, quando si sono recuperate tutte le proiezioni e ci si è uniti con esse. In questo modo la persona vista come piano proiettivo si è svuotata (da attrazione e repulsione) e l'amore è diventato eterno, cioè indipendente dal tempo in quanto si è realizzato nella propria anima. I problemi ci sono soltanto quando due persone ” utilizzano ” in modo diverso il loro rapporto, quando cioè uno elabora e recupera le proprie proiezioni, mentre l'altro resta legato alle proiezioni. Verrà allora il momento in cui uno diventa indipendente dall'altro, mentre all'altro si spezzerà il cuore. Se però entrambi restano legati alle proiezioni, il loro amore durerà fino alla tomba e ci sarà quindi un grande dolore perché l'altro manca.
Fortunato colui che capisce che quello che si è realizzato in se stessi non può esser portato via. L'amore vuole essere uno, oppure niente. Finché è rivolto a oggetti esteriori, non ha raggiunto il suo scopo.
Quando l'uomo trova in sé la propria legge, si libera da tutte le altre. La legge più autentica di ogni individuo è trovare il proprio centro, il proprio Sé, e realizzarlo, ovvero diventare una cosa sola con tutto ciò che esiste. Lo strumento che serve a unire gli opposti si chiama amore. Il principio dell'amore è aprirsi e lasciar entrare qualcosa che fino a quel momento era fuori. L'amore tende all'unione – l'amore vuole fondere, non separare. L'amore è la chiave per unire gli opposti, perché trasforma il Tu in Io e l'Io in Tu. L'amore è un dir di si senza limitazioni e condizioni. L'amore vuole diventare una cosa sola con tutto l'universo, e finché questo non ci riesce, non abbiamo ancora realizzato l'amore. Finché l'amore sceglie ancora, non è vero amore, perché l'amore non separa, mentre la scelta separa. L'amore non conosce gelosia, perché non vuole possedere: vuole soltanto manifestarsi.