Rispondi a: Thorwald Dethlefsen

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skorpion75
Partecipante

Per concludere qualche pezzo in cui parla della “malattia“(non propriamente detta) , nel senso di uomo malato, dalla culla alla tomba:

“Il cammino dell'uomo attraverso la polarità richiede che egli realizzi concretamente i principi latenti in lui, in modo da prenderne gradualmente coscienza. La conoscenza però ha bisogno della polarità e questa costringe di nuovo l'uomo a prendere continuamente delle decisioni. Ogni decisione spezza la polarità in un polo che viene accettato e in un polo che viene rifiutato. Il polo accettato viene trasformato in comportamento e quindi integrato a livello cosciente. Il polo rifiutato finisce nell'ombra e continua a richiedere tutta la nostra attenzione, in quanto sembra ritornare a noi venendo dall'esterno. Una forma specifica e frequente di questa legge generale è la malattia. In essa una parte di ombra precipita nella corporeità e si somatizza come sintomo. Il sintomo ci costringe a realizzare attraverso il corpo il principio non accettato volontariamente e riporta quindi l'uomo in equilibrio. Il sintomo è la condensazione somatica di ciò che manca alla coscienza. Il sintomo rende l'uomo onesto perché rende visibili contenuti repressi.
L'uomo è malato perché gli manca l'unità. L'uomo sano, cui non manca niente, esente da disturbi e turbative, esiste soltanto nei testi di anatomia della medicina. Nella realtà un simile esemplare è sconosciuto. Possono esserci persone che per decenni non presentano sintomi particolarmente gravi – ma questo non modifica il fatto che anche loro sono malati e destinati a morire. La malattia è lo stato di imperfezione, cagionevolezza, gracilità, mortalità. Il paziente deve guardare dentro di sé ed entrare in comunicazione coi propri sintomi, se proprio vuole conoscerne il messaggio. Deve essere pronto a mettere in discussione tutto ciò che pensa di se stesso e a integrare consapevolmente quello che il sintomo cerca di fargli capire a livello fisico. La guarigione è sempre collegata ad una dilatazione di coscienza e ad una maturazione. Se il sintomo è sorto perché una componente dell'ombra è precipitata nel corpo e li si è manifestata, così la guarigione è il processo inverso: il principio del sintomo viene portato a livello di coscienza e redento quindi dalla propria esistenza materiale.
Perfezione e unione possono essere realizzate soltanto nella coscienza, non dentro la materia, perché la materia è l'ombra della coscienza. Nell'ambito del fuggevole mondo delle forme l'uomo non può realizzare ciò che appartiene a un piano eterno. Nonostante ogni sforzo, il mondo non sarà mai sano, senza conflitti e senza problemi, senza tensioni e lotte. Non esisterà mai l'uomo sano, senza malattia e senza morte, e neppure l'amore che tutto abbraccia, perché il mondo delle forme vive dei suoi confini. Tuttavia le mete possono tutte essere realizzate – da ognuno e in ogni tempo – se la coscienza è libera. Nel mondo polare l'amore porta a imprigionare – nell'unità porta ad effondersi. II cancro è il sintomo dell'amore frainteso. Il cancro ha rispetto soltanto del vero amore. Simbolo del vero amore è il cuore: e il cuore è l'unico organo che non può essere aggredito dal cancro!

Per farsi un'idea della mancanza di sincerità che viene resa possibile dalla medicina, si provi a immaginare questa situazione: ammettiamo che con un colpo di bacchetta magica sia possibile far sparire in tutte le persone le protesi artificiali e gli strumenti di correzione: occhiali e lenti a contatto, apparecchi acustici, articolazioni artificiali, denti finti. I visi ” tirati ” col lifting riprendono il loro aspetto originale, i pacemaker spariscono e così tutto quello che era artificialmente impiantato nell'uomo: si tratta in genere di materiale in plastica e acciaio. Lo spettacolo che si verrebbe ora ad offrire sarebbe spaventoso! Adesso, con un altro colpo di bacchetta magica, facciamo sparire tutti i successi della medicina, quelli che evitano all'uomo la morte: ci troveremo così in mezzo a cadaveri, storpi, zoppi, mezzi ciechi, sordi. Sarebbe uno spettacolo tremendo – ma sarebbe sincero! Sarebbe l'espressione visibile dell'anima umana. Molta arte medica ha reso possibile evitare questa vista spaventosa ricostruendo diligentemente il corpo dell'uomo e integrandolo con protesi di tutti i generi, così che alla fine egli appare vero, autentico e vivo. Ma che ne è stato delle anime? In loro nulla è cambiato – loro continuano ad essere morte o cieche, sorde, rigide, rattrappite, curve: noi però non ce ne rendiamo conto perché non le vediamo. Per questo la paura della sincerità è così grande. È la storia del ritratto di Dorian Gray. Con abili trucchi si può ottenere per un certo tempo bellezza e gioventù – però quando finalmente si viene confrontati con la propria vera immagine interiore la paura è grande. Il lavoro costante alla nostra anima sarebbe molto più importante delle cure attente che dedichiamo al nostro corpo, perché il corpo è passeggero, la coscienza no.
La soluzione si trova al di là della polarità, ma per arrivarci bisogna unificare i poli, conciliare gli opposti. Questa difficile arte di unire gli opposti riesce soltanto a chi ha imparato a conoscere entrambi i poli. Per far questo bisogna essere disposti a vivere coraggiosamente tutte le polarità e a integrarle. ” Solve et coagula “, si legge negli antichi scritti: sciogli e lega. Prima dobbiamo distinguere e sperimentare la separazione e la spaccatura, poi potremo avvicinarci alle ” nozze chimiche “, all'unione dei contrari. L'uomo deve prima scendere profondamente nella polarità del mondo materiale, nella corporeità, nella malattia, nel peccato e nella colpa, per trovare nella più profonda notte dell'anima e nella più cupa disperazione quella luce di comprensione che gli consente di riconoscere nella propria via di dolore e sofferenza un gioco significativo che l'ha aiutato a ritrovarsi là dove è sempre stato: nell'unità.