Rispondi a: La sopravvivenza dell'Anima secondo UB

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Kame1
Bloccato

Qui sotto viene mostrato come il Male e quindi il Peccato dipenda dal rischio di DEIFICARE la propria coscienza, un rischio che inibisce alla lunga, la possibilità stessa di comprendere la Verità.
6. Il paradosso umano

(1221.8) 111:6.1 Molte delle difficoltà temporali dell’uomo mortale provengono dalla sua duplice relazione con il cosmo. L’uomo è parte della natura — esiste nella natura — e tuttavia è capace di trascendere la natura. [u]L’uomo è finito, ma dimora in lui una scintilla dell’infinità. [/u]Tale situazione duale non solo fornisce il potenziale per il male, ma genera anche numerose situazioni sociali e morali impregnate di molta incertezza e non poca inquietudine.

(1222.1) 111:6.2 Il coraggio richiesto per trionfare sulla natura e per trascendere il proprio io è un coraggio che[u] può soccombere alle tentazioni dell’orgoglio di sé.[/u] [u]Il mortale capace di trascendere il proprio io può cedere alla tentazione di deificare la sua autocoscienza. [/u]Il dilemma umano consiste nel doppio fatto che l’uomo è schiavo della natura mentre allo stesso tempo possiede una libertà straordinaria — la libertà di scelta e d’azione spirituali. Sui livelli materiali l’uomo si trova asservito alla natura, mentre sui livelli spirituali egli trionfa sulla natura e su tutte le cose temporali e finite. Tale paradosso è inseparabile dalla tentazione, dal male potenziale e dagli errori di decisione, e quando l’io diviene altero ed arrogante può evolversi il peccato.

(1222.2) 111:6.3 Il problema del peccato non esiste per se stesso nel mondo finito. Il fatto di essere finiti non è male o peccato. Il mondo finito è stato fatto da un Creatore infinito — è opera dei suoi Figli divini — e perciò deve essere buono. Sono il cattivo uso, la deformazione e la perversione del finito che danno origine al male ed al peccato.