Rispondi a: Sri Aurobindo-Mère e la nuova Coscienza

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viandante
Partecipante

[quote1368635118=Galvan1224]
Buongiorno viandante (bel nick davvero),

In gioventù incontrai i libri della Ubaldini di Mère e più che leggerli li divorai, assieme ad altri.
Ma questi avevano indubbiamente qualcosa di originale, focalizzavano l'attenzione sul nostro corpo organico. Si parlava di cellule e per chi ne sappia qualcosa di microbiologia (han realizzato filmati e ricostruzioni di questa piccola “città”, come si può paragonare, con le sue architetture e addirittura certi componenti che paion dotati di vita propria…) non sorprende la meraviglia con cui venivano descritte le loro attività e la (presunta? non ho strumenti per esprimermi in merito) coscienza che agisce al loro interno. La cellula è davvero, come definirla, un'entità dalle molteplici possibilità. Può aggregarsi secondo un programma al suo interno (DNA) e alla fine ecco un fiore, un falco o un uomo.
Molto di quel programma è ancora da svelarsi, inattivo dicono i più, collaborativo con diverse funzioni conosciute, altri. E' indubbio tuttavia che giace colà il segreto della vita, o almeno una grande parte.
Mère, più che Aurobindo, ha lavorato sulla questione e Satprem, mirabile divulgatore-guerriero ha fortunatamente fissato su carta le sue parole, la sua esperienza.
Così se un domani quanto predissero avverrà – il sorgere di una nuova specie oltre l'uomo- gli riconosceremo il merito d'averne colto in anticipo i segni.

Al termine di quelle letture mi ero detto che bisognava attendere, chissà poi quanto, non son cose di giorni e neppur di anni. Ma se il metro son secoli allora la cosa non mi riguarda.
Di anni ne son passati un bel pò e mi ritorna in mente la questione finale di allora, chiusi quei libri.
Potevo credere che la fossa dove giacciono le spoglie di Mère ospiti in realtà cellule coscienti in trasformazione verso qualcos'altro? Perché, alla fine, non essendoci prove ma solo percorsi spirituali e le conseguenti elaborazioni mentali, si tratta di crederci o meno.
Con tutto il rispetto per quelle squisite persone – e lo dico con il cuore – io non ne sono stato e non ne sono capace.
Mi piacerebbe tanto sbagliarmi e scorgere gli albori di questa nuova specie, ma i miei occhi son quelli dell'uomo che c'è sempre stato e che incontrano la vita che c'è sempre stata.
Ho imparato ad accontentarmi… e non è poi così male.

Galvan

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benvenuto a te Galan 1224.

Ti rispondo per quello che è il mio sentire.
Nello yoga integrale non si tratta di credere ma di fare, ed è una azione che parte da una profonda aspirazione.
Questa aspirazione ,che è dell'anima, o la si ha o non la si ha. Non c'è altro modo.
Non è un credere intellettuale, la mente puo' dimostrare tutto e il contrario di tutto, ma non è certo uno strumento di verita'.

D'altra parte anche lo stesso Sri Aurobindo e Mère dicevano che questa è un strada mai percorsa prima dall'umanità, quindi irta di grandi difficoltà e si sarebbe arrivati all' essere supermentale per tappe, passando prima per passaggi intermedi.
Ti riporto qui di seguito un brano di Mère che ho postato addietro che forse chiarisce un pochettino, ben consapevole che non esaurisce certo i dubbi che hai posto, ma possono essere un punto di partenza.

Noi vogliamo una trasformazione integrale, la trasformazione del corpo e di tutte le sue attività. Tuttavia, esiste un primo passo, assolutamente indispensabile, che deve essere compiuto prima che qualunque altra opera possa essere intrapresa: è la trasformazione della coscienza. Il punto di partenza è, con ogni evidenza, l’aspirazione verso tale trasformazione e la volontà di realizzarla, giacché senza di ciò nulla può essere compiuto; ma se all’aspirazione si aggiunge un’apertura interiore, una sorta di ricettività, diventa possibile penetrare d’un solo colpo in questa coscienza trasformata e permanervi. Tale cambiamento di coscienza è, per così dire, brusco; esso si produce in maniera improvvisa, per quanto lunga e lenta possa essere stata la preparazione. Non mi riferisco qui a un semplice cambiamento dal punto di vista mentale, bensì a un cambiamento della coscienza stessa. Si tratta di un cambiamento completo e assoluto, una rivoluzione dell’equilibrio di base; il movimento corrisponde al rivoltare un pallone dall’interno all’esterno. Per la coscienza trasformata, tutto appare non soltanto nuovo e differente, ma quasi l’opposto di quanto appariva alla coscienza ordinaria. Nella coscienza ordinaria si avanza lentamente, attraverso esperienze successive, dall’ignoranza verso una conoscenza assai relativa e il più delle volte discutibile. Nella coscienza trasformata il punto di partenza è la conoscenza e si avanza di conoscenza in conoscenza. E questo non è che un inizio, poiché la coscienza esteriore, le diverse gradazioni e parti dell’essere esteriore e dinamico non si trasformano che lentamente e gradualmente, come una conseguenza della trasformazione interiore.C’è un cambiamento parziale della coscienza che fa perdere ogni interesse nei confronti delle cose che si era abituati a considerare come desiderabili; ma si tratta semplicemente di un cambiamento di coscienza, e non di quanto noi chiamiamo trasformazione, in quanto questa è fondamentale e assoluta; e non si tratta solo di un cambiamento, è un ribaltamento della coscienza: l’essere si ripiega, per così dire, e si situa in una posizione completamente diversa. Nella coscienza così ripiegata, l’essere si tiene al di sopra della vita e delle cose, e da lì si occupa di esse; è al centro di tutto e da lì dirige la sua azione verso l’esterno. Viceversa, nella coscienza ordinaria, l’essere si colloca al di fuori e al di sotto; dall’esterno, cerca di raggiungere il centro; dal basso, schiacciato sotto il peso della propria ignoranza e della propria cecità, lotta disperatamente per elevarsi al di sopra di esse. La coscienza ordinaria ignora ciò che le cosa sono in realtà, non ne vede che il guscio. Mentre la vera coscienza si trova al centro, nel cuore della realtà e possiede la visione diretta dell’origine di tutti i movimenti. Situata dentro e in alto, conosce la sorgente, la causa e l’effetto di tutte le cose e di tutte le forze.E, ripeto, questo capovolgimento è immediato. Qualcosa si apre e ci si trova d’un tratto in un mondo nuovo. Il cambiamento può non essere finale e definitivo sin dall’inizio, può richiedere talvolta del tempo per installarsi in modo permanente e diventare la normale natura. Però, una volta che il cambiamento ha avuto luogo, è là come principio, una volta per tutte; dopodiché, diventa necessario esprimerlo progressivamente nei dettagli della vita concreta. La prima manifestazione della coscienza trasformata sembra essere sempre brusco. Non ci si sente cambiare lentamente e in modo graduale da uno stato all’altro; ci si sente come risvegliati all’improvviso, o come appena nati.Nessuno sforzo del pensiero può condurre a tale cambiamento, giacché non è possibile immaginare con il pensiero di che si tratta, così come nessuna descrizione mentale può essere adeguata.E questo è il punto di partenza di qualunque trasformazione integrale.
Mère
1950