Rispondi a: Sri Aurobindo-Mère e la nuova Coscienza

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viandante
Partecipante

[quote1355261460=Xeno]
[quote1355248903=viandante]
Che domandone caro Xeno, mi hai messo in mezzo ad un mare di guai 🙁 …appena che mi riprendo dallo shock ti rispondero. #fisc :sagg: ' #_pomo
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:hehe:

Grazie in ognicaso
Eccomi, appena ripresomi dal domandone. :hehe:
Tengo innanzitutto a precisare che questa è una strada mai battuta prima, e gli stessi Sri Aurobindo e Mère erano ben consci delle trappole derivanti da schemi preconfezionati da seguire.
Questa è una strada che si fà percorrendola, ed ognuno a seconda delle proprie attitudini trovera' la sua.
Tuttavia ci sono dei punti fermi da tener presente, che senza i quali non si arriverà da nessuna parte.

Ero un po' in apprensione nel dover dare una risposta esaustiva data la complessità dell'argomento, ma evidentemente si deve essere attivata in qualche modo quella che Young chiama Sincronicità, e cosi' la Grazia mi ha aiutato.
Mentre bighellonavo su fb dopo il domandone, nel mio gruppo dedicato a questo argomento,come per magia, è comparsa la risposta per intero.
Si tratta di un intervento fatto dal mio amico Roberto durante un incontro di gruppo che abbiamo avuto a maggio, e che un'altro membro oggi l'ha publicato per intero. Ve ne riporto un stralcio:

“Lo ha reso possibile nella spontaneità, questo lo voglio sottolineare, perché ci fa vedere come quando qualcosa è animato da un’aspirazione sincera e in questo qualcosa non esiste nessun progetto e nessun interesse, riceve veramente una forza; è quindi come se noi dovessimo dare soltanto un piccolo impulso e se questo piccolo impulso è in armonia con la “Nuova Coscienza”, è la forza stessa di questa Nuova Coscienza che cavalca l’impulso e lo realizza. In qualche modo, in questa piccola esemplificazione, c’è il senso dello Yoga Integrale … questo sconosciuto. Cercherò adesso di dire alcune cose e di tracciare alcune linee sul Purna Yoga per quello che mi è consentito, ma soprattutto – ovviamente – riferendomi a S.Aurobindo in un libro che alcuni di voi hanno letto, che è: “L’ora di Dio”. Un piccolo libro fondamentale perché S.Aurobindo fa comprendere chiaramente il senso di questo percorso.

L’INVITO ALL’UMILTÀ – IMPORTANZA DI OGNUNO DI NOI
Prima di leggere alcune cose di S.Aurobindo vorrei che fosse chiara una cosa per tutti. Quello che è lo spirito del Purna Yoga, dello Yoga Integrale, calato nella dimensione degli individui, quindi di noi esseri umani, è che nessuno di noi può riconoscersi un’autorevolezza…e questa è la bellezza. Nello Yoga Integrale, ognuno di noi è uno sperimentatore che tenta di trovare, attraverso un proprio processo che deve scoprire di volta in volta, la propria disciplina, la propria Sadana. Quindi in questo percorso, proprio perché non esistono maestri di nessun tipo, (e questo è molto importante sottolinearlo) c’è il tentativo di ognuno di cercare di comprendere, di realizzare, questo percorso, ciò che invece da la forza è la possibilità di condividere. Ognuno di noi scopre, attraverso il proprio lavoro e la propria ricerca, una serie di cose che possono aiutarci enormemente ad aggiustare il tiro, a comprendere degli aspetti che non comprendevamo, ad attivare quel senso di campo, di energia, di comunione che è fondamentale in un percorso del genere. Io adesso vi parlo perché storicamente sono la persona che ha dato inizio a tutto questo, però è veramente importante che ci rendiamo conto che ognuno di noi è fondamentale, ognuno di noi esprime, nella sua ricerca, una parte importantissima di questo percorso e ognuno di noi può insegnarci delle cose attraverso la sua esperienza. Questo fa la grande differenza tra alcune vie spirituali codificate in cui c’è l’autorità; a volte è molto comodo che ci sia l’autorità di un maestro che nei momenti in cui uno si sente smarrito da la possibilità di avere una chiarezza. Qui non c’è tutto questo ed è questa la bellezza. Proprio perché non c’è tutto questo, questo percorso non è facile, perché non essendoci delle regole bisogna comprendere i principi fondamentali di questa via, perché solo comprendendo ciò ognuno può adattare la sua esperienza, gli strumenti che ha rimanendo fedele a questi principi . Ovviamente i principi non sono ideologici, lungi da Aurobindo e Mère, lo stesso Satprem, face ciò. Sono leggi, sono modi di funzionare, sono dei meccanismi che dobbiamo comprendere chiaramente. Sono meccanismi sia dell’essere umano così com’è, sia di un livello ancora più ampio, di un processo che riguarda la coscienza, un processo che, in questa fase storica, sta vedendo il suo inizio, il suo sbocciare ed è l’inizio di questa nuova coscienza. Quali sono allora questi punti, questi principi fondamentali?

LA PRESENZA
Il primo principio fondamentale, seguendo quello che dice S.Aurobido nelle lettere sullo Yoga nel primo volume, è che almeno un prerequisito per iniziare questa Sadhana, così come qualsiasi processo di cammino interiore, sta nella possibilità di sviluppare quello che lui chiama: “la quiete mentale” che non è il silenzio mentale. Un concetto che è ripreso sempre di più da tanti altri insegnanti, ultimamente EckartTolle attraverso i suoi libri come “Il potere di adesso”. Che cosa significa questo in parole semplici. Se prima non si sviluppa, non si comincia ad avere la percezione di un osservatore, ovvero si è totalmente incollati, identificati con tutti i processi della mente, cioè non si è capaci di avere almeno un piccolo spazio di separazione da tutti questi processi della mente per cominciare ad aprire gli occhi dentro di sé e dire: io ci sono e non sono totalmente immerso in questi processi, non c’è veramente nessun soggetto che possa parlare…. Parlano cinquemila soggetti che continueranno a parlare per un sacco di tempo, probabilmente per tutta la vita, però, dobbiamo sviluppare il “momento della presenza” in cui posso identificarmi, riconoscermi come una coscienza che osserva la mente; una coscienza che osserva le emozioni; una coscienza che osserva tutti i processi che normalmente noi chiamiamo il nostro carattere, quelle strutture che offuscano la chiara percezione della nostra identità. Quindi, tutto quello che è legato alla possibilità di sviluppare questo spazio di coscienza che osserva, quindi la vera meditazione intesa come capacità di stare, è lo strumento, secondo me, privilegiato e fondamentale che ognuno di noi dovrebbe prendere in mano e cominciare ad esplorare veramente con grande intensità. Nel mio caso privilegio la Vipassana, perché questa è l’esperienza che sto facendo da tempo, lo Zen, poi qui c’è Danilo che può dirci cose ancora più chiare su questo argomento. Quindi lo sviluppo della presenza è il primo passo fondamentale. Sviluppare l’esperienza della presenza non è una cosa mistica, metafisica, un concetto ideologico, una filosofia. Il primo passo per avere l’esperienza della presenza è avere la possibilità di collegarsi consapevolmente con il respiro. Ciò per un motivo banalissimo, perché quando ci si collega con il respiro si è nel corpo, ed il corpo funziona nel qui ed ora, questa è la sua caratteristica. Quando noi siamo nel corpo, noi siamo nel presente. Questa cosa è di una banalità incredibile ma è la radice di tutto quanto il percorso. Se si è nel corpo, si è nel presente, se si è nel presente non si è nelle rappresentazioni della mente e quindi si comincia a sviluppare una spazio di coscienza e di identità vera. Magari inizialmente può accedere per un secondo, poi per due secondi, poi si è portati via … non importa, qualcosa rimane! Questo è un altro aspetto fondamentale: ogni qual volta si è nello stato della presenza, ovvero c’è questo assetto nella struttura dell’individuo, da un punto di vista neurofisiologico, endocrino, realmente c’è una modificazione del sistema. Ormai si è visto in vari studi ormai reali: il corpo cambia assetto e visto che il corpo è capace di imprimere l’esperienza, di memorizzare lo stato di sé, tutte le volte che il corpo (inteso noi, perché il corpo siamo noi) che realizza lo stato di presenza, memorizza questa condizione, e più questa condizione viene attivata attraverso un processo di meditazione (sia nello stato stanziale, sia meditazione intesa come presenza nella vita, momento per momento) più questa condizione diventa sempre più chiara e dura sempre di più nella vita di ognuno di noi. Quindi la presenza è una condizione che si memorizza e che cresce se viene continuamente stimolata.

UN’ASCESA VERSO DIO – IL LAVORO SULLA STRUTTURA E IL LAVORO SULL’ESSENZA
La seconda cosa fondamentale è che se è vero che per attuare il processo della presenza necessita lo sforzo personale (Sri Aurobindo lo ripete molte volte), quindi c’è un intento di un individuo, cioè ci assumiamo la responsabilità di questo processo, è altresì vero che questo processo segue delle leggi e delle vie che sono molto oltre noi stessi. Noi stiamo parlando della possibilità di andarci a collegare con un nuovo modo di essere, di funzionare, con una nuova fase evolutiva: processo impossibile per ognuno di noi da realizzare da soli. Sarebbe addirittura presuntuoso pensare che ognuno di noi, da solo, possa realizzare questo processo. Ecco allora che ci viene in aiuto quella forza, quel movimento fondamentale che, nello Yoga Integrale, è veramente l’aspetto cardine che è l’apertura del cuore attraverso il movimento dell’anelito, dell’aspirazione e del surrender. Questo movimento di aspirazione, questo di richiamo dell’anima, questa apertura che non può essere mentale, ma un processo che cominciamo a vivere, anche se, ripeto, a piccole dosi ma veramente, questo costituisce il richiamo, il collegamento con quella forza sovra mentale che è questa nuova coscienza che farà per noi il vero lavoro. E’ la risposta di questa coscienza che fa il vero lavoro. Noi ci colleghiamo ad essa, ma essa fa il lavoro. Vi leggo alcune cose che ha scritto Sri Aurobindo in proposito perché lui è molto più chiaro e molto più autorevole di me, io sono solo un interprete, un lettore, uno sperimentatore come voi,…
(S.A.) – L’ESSENZA DELL’EVOLUZIONE NON È LO SVILUPPO DI UN CORPO SEMPRE PIÙ ORGANIZZATO, O DI UNA VITA SEMPRE PIÙ EFFICIENTE, ESSENDO QUESTI SOLTANTO STRUMENTI E FENOMENI ESTERIORI. L’EVOLUZIONE È LA LOTTA CHE LA COSCIENZA ADDORMENTATA NELLA MATERIA,
Sottolineo coscienza addormentata nella materia … quindi addormentata anche nel nostro corpo.
(S.A.) – COMPIE PER RISVEGLIARSI E RITROVARE LA PROPRIA LIBERTÀ. PER RICONQUISTARE SE STESSA E TUTTE LE PROPRIE POSSIBILITÀ, LE PIÙ ESTREME, LE PIÙ AMPIE, LE PIÙ VASTE E LE PIÙ ELEVATE. L’EVOLUZIONE È L’EMANCIPAZIONE DI UN’ANIMA CHE SI RIVELA A SE STESSA, NASCOSTA NELLE FORME E NELLE FORZE. E’ IL LENTO DIVENIRE DI UNA DIVINITÀ ED È LA CRESCITA DI UNO SPIRITO.
Continua Sri Aurobindo.
(S.A.) – LA NATURA DELL’EVOLUZIONE E LA POSIZIONE INTERMEDIA DELL’UOMO NON SONO IMMEDIATAMENTE EVIDENTI. AD UN OSSERVATORE ESTERNO PUÒ SEMBRARE CHE L’EVOLUZIONE, ALMENO QUELLA FISICA, SIA FINITA MOLTO TEMPO FA, PRODUCENDO L’UOMO COME SUO MISERO RISULTATO MIGLIORE E CHE NON POSSANO APPARIRE NUOVI ESSERI O CREAZIONI SUPERIORI; MA, TUTTO CIÒ CI SEMBRA VERO FINCHÉ GUARDIAMO SOLO ALLE FORME ESTERIORI E NON PRESTIAMO ATTENZIONE ALL’INTIMO SIGNIFICATO DELL’INTERO PROCESSO. LA MATERIA, IL CORPO, LA VITA, SONO I FONDAMENTI NECESSARI AL LAVORO CHE DOVEVA ESSERE FATTO. NON NASCONO NUOVE FORME DI VITA PERCHÉ LA FORZA EVOLUTIVA NON SI OCCUPA ORA, O ALMENO IN MODO PREPONDERANTE, DI FARE EVOLVERE NUOVI ESSERI, MA, PIUTTOSTO DI FAR EVOLVERE NUOVI POTERI DI COSCIENZA. QUINDI NON SI TRATTA DI MIGLIORARE L’ESSERE UMANO PER RENDERLO PIÙ EFFICACE E PIÙ PERFETTO, MA SI TRATTA DI RENDERLO CAPACE DI ESPRIMERE UNA COSCIENZA PIÙ VASTA CHE NON PASSA PIÙ ATTRAVERSO LE RAPPRESENTAZIONI DELLA MENTE E CHE SI POSSA ESPRIMERE NEL CORPO E IN UNA VITA UMANA.
Questo è il senso meraviglioso del percorso di cui noi siamo dei vagiti. Dice Sri Aurobindo,
(S.A.) – LA MENTE NON È TUTTO, PERCHÉ OLTRE LA MENTE C’È UNA COSCIENZA PIÙ GRANDE, ESISTONO UNA SUPERMENTE ED UNO SPIRITO. COME LA NATURA HA LAVORATO NELL’ANIMALE, L’ESSERE VITALE, PER GIUNGERE A MANIFESTARE L’UOMO, MANU, IL PENSATORE, COSÌ STA LAVORANDO, NELL’UOMO, PER RIUSCIRE A MANIFESTARE UNA DIVINITÀ SPIRITUALE SUPERMENTALE PER REALIZZARE IN OGNUNO DI NOI IL VEGGENTE CONSAPEVOLE DELLA VERITÀ, COLUI CHE CONOSCE PER IDENTITÀ, OVVERO CONOSCE NON AVENDO IL FILTRO DELLA MENTE MA DIVENTANDO L’OGGETTO CHE CONOSCE E SCOPRENDO CHE SONO LA STESSA COSA.
E’ la conoscenza per identità. Adesso qui entriamo in ciò che veramente ci interessa.
(S.A.) – CHE COS’È LO YOGA SUPERMENTALE? E’AL TEMPO STESSO UN’ASCESA VERSO DIO E UNA DISCESA DELLA DIVINITÀ NELLA NATURA INCARNATA.
Ecco, qui ci sono i due movimenti del Purna Yoga. Il primo movimento spetta a noi! Spetta a noi attraverso l’apertura del cuore, ovvero: il contatto con l’essenza… e qui il gioco è chiaro! Ma che cos’è allora che impedisce l’esperienza della coscienza in ognuno di noi? E’ l’ego, che è funzionale … (si scherzava sui Gabs dicendo; ma insomma questo ego è cattivo, buono, poverino …) come ogni cosa che si è formata in natura l’ego è meraviglioso, non c’è niente di brutto, direi addirittura che non c’è niente di bello. L’ego è funzionale ed è stato il massimo della possibilità evolutiva dell’uomo mentale. Quindi è meraviglioso, ci ha permesso di arrivare a diventare anche auto coscienti, con tutta la corticalità. Semplicemente, adesso (cioè adesso … ci vorranno centinaia d’anni, noi veramente siamo dei bambini piccoli in questo) adesso comincia a diventare disfunzionale, semplicemente perché l’ego ha preso tutto lo spazio della coscienza, per cui invece di riconoscersi come coscienza, ci riconosciamo come mente… Tutto li .. ma non solo… Ci riconosciamo come mente completamente distorta… se fosse una mente che ha una funzionalità chiara, quindi senza condizionamenti, già sarebbe un ottimo strumento; il problema è che non solo è una mente e quindi è un filtro, ma è una mente condizionata da millenni di esperienze e quindi è una lente opaca. Allora, il primo vero lavoro che noi possiamo fare (e ognuno lo fa in tutti i modi che crede perché non è che c’è una via canonica) è lavorare sulla struttura dell’ego, che in termini molto più semplici per noi, significa lavorare sulla nostra personalità, sul nostro carattere. E siccome la nostra personalità ed il nostro carattere sono fatti di livelli, perché c’è un livello mentale, un livello emotivo, un livello istintuale, c’è un livello prettamente corporeo di percezione corporea, lavorare su di sé e sulla struttura dell’ego non significa che io mi rendo conto che c’ho un problema o c’ho un conflitto, significa lavorare in maniera chiara su tutte le varie funzioni. Quindi lavorare emotivamente, sciogliersi emotivamente, recuperare un contatto reale con il proprio corpo, avere la capacità di esprimere delle emozioni bloccate, avere la capacità di comprendere in maniera chiara come si sono strutturate a livello di pensiero e come noi abbiamo trappole mentali continue che ci danno l’illusione di interpretare la realtà ideologicamente portandoci lontano da noi stessi. Ecco perché è un lavoro molto difficile, perché non basta che uno si metta li venti minuti a fare il ‘compitino’ della meditazione perché non serve a niente in questo modo. Il vero lavoro è questo: ogni giorno, in ogni momento e con tutti gli strumenti disponibili (e qui la psicologia viene molto in aiuto) lavorare sciogliendo, aprendo la struttura del nostro carattere e l’apertura della struttura del nostro carattere mette in primo piano un’essenza, che già esiste, la nostra vera coscienza, che si può manifestare in maniera più chiara. Così manifestandosi in maniera più chiara ecco che, se poi inseriamo in questo processo il lavoro, il contatto con l’essenza attraverso la meditazione, questo percorso ulteriormente potenzia l’ascolto dell’essenza. Quindi ecco perché il lavoro sulla struttura e il lavoro sull’essenza sono fondamentali e non può esserci l’uno senza l’altro. Perché se il lavoro viene fatto soltanto sul tentativo di contattare uno spazio interiore (ognuno lo può chiamare come vuole), inevitabilmente, anche se si possono avere delle esperienze incredibili, e ci si può sentire gli unti del Signore, l’ego, e tutta la struttura del carattere, distorcono l’esperienza e la fanno diventare un’esperienza al servizio dell’affermazione narcisistica di se stessi. Infatti, potrei dire paradossalmente che se già ognuno di noi è narcisisticamente un disastro, nel senso che ognuno di noi è tutto immedesimato nell’importanza personale, ognuno con i suoi gradi, quando si entra in un cammino spirituale si diventa ancora più pompati, cioè è proprio ancora peggio. Più si entra in un percorso spirituale, più si gonfia l’ego, più si gonfia l’importanza personale, perché si è troppo importanti per ancora ritenere che questa robetta che riguarda la struttura del carattere, le nevrosi, ecc. possa essere presa in considerazione; siamo troppo importanti… facciamo solo il lavoro della coscienza, tutto il resto è per quei poveracci che ancora stanno li con i conflitti … e non è vero…! e li ci freghiamo completamente. Ecco perché una caratteristica fondamentale di questo lavoro è ‘l’umiltà’. Non è importante dove siamo, dove ognuno è… Non è importante minimamente… non c’è bisogno di fare questo tipo di valutazione perché non c’è nulla da raggiungere… Si tratta veramente di riconoscere in maniera molto essenziale quello che uno è di volta in volta, momento per momento. Tra l’altro, uno dei meccanismi che danno forza alle strutture del carattere è l’opposizione. Al contrario di quello che pensi (e viene detto chiaramente da Mère in tanti brani) non ci sono cose di noi ‘brutte’ per cui le deve buttare via opponendosi, perché questo significa dare forza a questi aspetti di noi, creare un’pposizione, cioè si entra nel conflitto ed il conflitto da potenza a ciò che limita l’esperienza della coscienza … E’ tutto l’opposto… accogliere, stare con, includere, mettere la coscienza in quello che c’è che da la possibilità di sciogliere gradualmente questo meccanismo.
(S.A.) – L’ASCESA SI PUÒ OTTENERE SOLAMENTE CON L’ASPIRAZIONE DELL’ANIMA… MA NON SOLO…
E qui ecco perché è importante ritornare su questo aspetto per cui bisogna lavorare sulle altre parti di sé, perche Sri Aurobindo dice che
(S.A.) – L’ASCESA SI PUÒ OTTENERE SOLAMENTE CON L’ASPIRAZIONE DELL’ANIMA…
E li tutti siamo meravigliosamente in grado, lo sappiamo che cos’è,
(S.A.) – MA AVVIENE ATTRAVERSO L’ASPIRAZIONE DELLA MENTE
Hai hai hai, l’aspirazione della mente? E che cos’è? L’aspirazione del vitale, cioè l’aspirazione di tutta la parte emozionale, quindi anche questa parte c’ha un’aspirazione. Ed ancora:
(S.A.) – E L’ASPIRAZIONE DEL CORPO.
Ma l’aspirazione della mente, del vitale, del corpo per potersi manifestare ha bisogno di sciogliere, sciogliere, sciogliere le incrostazioni. E’ molto chiaro quello che dice Sri …Aurobindo, è anche molto scomodo. Perché ripeto, l’aspirazione dell’anima, magari noi lo chiamiamo sentimentalismo, è già più possibile, ma questa? L’aspirazione del corpo? Cos’è questa cosa..? Forse sarà il desiderio sessuale..? No, è qualcosa che quando si ha l’esperienza della discesa della forza, li uno la riconosce l’aspirazione del corpo; è evidente.
(S.A.) – LA DISCESA AVVIENE SOLO QUANDO L’INTERO ESSERE INVOCA CON TUTTO SE STESSO IL DIVINO.
Con tutto se stesso, non solo con il cuore e basta … questa è la grande differenza dello Yoga Integrale rispetto ad altri cammini, cioè: alla nuova Coscienza. Non potremmo più chiamarlo Yoga Integrale, perché non è lo Yoga Integrale è la differenza della Nuova Coscienza, così come si svilupperà e la vecchia umanità, cioè l’aspirazione di tutto il sistema. Tutto, tutto, carne, cellule … come espressione del Divino. Questo rende la cosa nobile ed eccezionale, ma di una difficoltà enorme perché siamo formichine… proprio formichine su questo, ma va bene così, va bene così. (S.A.) – L’INVOCAZIONE E L’ASPIRAZIONE SONO SOLO REQUISITI DI BASE, DEVONO ESSERCI ANCHE, COME LORO CONSEGUENZA, UN’APERTURA DELL’INTERO ESSERE AL DIVINO, UNA RESA TOTALE.
Ecco questo è il surrender. Mi arrendo totalmente al Divino. Cioè mi arrendo totalmente così come sono, non è che devo diventare chissà cosa; così come sono, cioè lo si può fare istante per istante, momento per momento, e tra l’altro, guarda caso, il senso profondo della Vipassana, oserei dire anche dello Zen, è proprio l’arrendersi a quello che c’è… sto con quello che c’è… è un primo grande passo: sto con quello che c’è, è l’inizio vero del Surrender.

LA DISCESA DELLA DIVINITÀ NELLA NATURA INCARNATA – “CONSENTIRE CHE AVVENGA”.
Qui, meno male, S.Aurobindo dice una cosa che ci da un po’ di respiro …
(S.A.) – MA DATO CHE NESSUN SISTEMA UMANO DISPONE DI UNA RICETTIVITÀ INFINITA E DI UNA CAPACITÀ INFALLIBILE, LO YOGA SUPERMENTALE PUÒ AVERE SUCCESSO SOLO SE LA DISCESA DELLA FORZA DIVINA AUMENTA IL POTERE PERSONALE E PAREGGIA LA FORZA DELL’ESSERE CHE RICEVE, CON LA FORZA CHE DISCENDE DALL’ALTO PER AGIRE SULLA NATURA DI COLUI CHE RICEVE.
Cioè, detto in parole molto più semplici, se non ci fosse la possibilità di questa discesa della forza che ci viene in aiuto sarebbe impossibile per noi fare questo tipo di Yoga, ma sarà molto più chiaro nelle prossime righe.
(S.A.) – CIÒ È POSSIBILE SOLO SE DA PARTE NOSTRA C’È UN ABBANDONO PROGRESSIVO DELL’ESSERE NELLE MANI DEL DIVINO. E’ NECESSARIO UN ASSENSO TOTALE ED IMMANCABILE, UNA VOLONTÀ CORAGGIOSA DI LASCIARE CHE IL POTERE DIVINO FACCIA IN NOI TUTTO CIÒ CHE È NECESSARIO PER IL LAVORO DA COMPIERE.
In realtà il nostro Yoga è consentire che avvenga, ripeto: consentire che avvenga, che non è un atto passivo, assolutamente no, è un atto di molto coraggio, perché è un atto di una fiducia estrema . Bisogna avere proprio fiducia nel dire: va bene, rischio il tutto per tutto, offro, con tutti i miei limiti, offro quello che sono… Questo è il vero coraggio che pure nella parola è: agire con il cuore – essere nel cuore.
(S.A.) – L’UOMO NON PUÒ CON IL SUO SOLO SFORZO SUPERARE LA PROPRIA UMANITÀ.
Cioè andare oltre.
(S.A.) – L’ESSERE MENTALE NON PUÒ DA SOLO, SENZA ALCUN AIUTO, NON PUÒ DIVENIRE LO SPIRITO SUPERMENTALE.
Lo dice chiaramente S.Aurobindo. In realtà, se uno legge attentamente S.Aurobindo da le chiavi precise del processo. Non c’è la codifica (si fa questo, poi questo poi … ) ma lo dice chiaramente cosa dobbiamo fare e come dobbiamo farlo, che è responsabilità individuale di ognuno , per trovare il modo di avere un ‘come’ personale per realizzare però un progetto preciso le cui tappe Sri Aurobino, descrive e definisce chiaramente.
(S.A.) – SOLO LA DISCESA DELLA NATURA DIVINA PUÒ DIVINIZZARE IL RICETTACOLO UMANO PERCHÉ I POTERI DELLA NOSTRA MENTE, DEL VITALE E DEL CORPO, SONO COSTRTETTI DAI LORO LIMITI E PER QUANTO POSSANO INNALZARSI O ESPANDERSI NON POSSONO OLTREPASSARE I LIMITI NATURALI.
E’ di una semplicità enorme, è quasi lapalissiano. C’è un limite e non può essere superato perché non è nella natura di questi strumenti. Ecco perché se uno entra nella logica, direi vecchia, dello Yoga (mi dispiace parlare così, ma non so come dirlo) può magari realizzare delle esperienze incredibili… i grandi maestri del passato hanno realizzato esperienze incredibili, ma non hanno mutato la sostanza della nostra natura, è questa la differenza. Hanno sperimentato esperienze incredibili al di fuori della natura umana. In una realizzazione, evoluzione, fuori dalla terra, fuori della logica umana. Noi invece (cioè … noi … ) noi comprendiamo, ma nemmeno comprendiamo, aderiamo al fatto che invece è questa natura che può cominciare ad essere trasformata; magari ci vorranno centinaia d’anni, noi facciamo una piccola cosa, ma è questa la natura.
(S.A.) – AD OGNI MODO L’UOMO MENTALE PUÒ APRIRSI A CIÒ CHE LO TRASCENDE ED INVOCARE LA DISCESA DELLA LUCE, DELLA VERITÀ, E DEL POTERE SUPERMENTALI, PERCHÉ COMPIANO IN LUI CIÒ CHE LA MENTE NON PUÒ FARE.
Ecco, l’invocazione, questo anelito di cui parlavamo, che nasce dal contatto con l’essenza, con il cuore, che diventano più chiari se la mente e tutte le strutture del vitale si allentano e si sciolgono. Il circolo è chiaro del perché bisogna lavorare anche sulla struttura.
(S.A.) – SE LA MENTE NON PUÒ DA SOLA SUPERARE SE STESSA. LA SUPEMENTE PUÒ DISCENDERE E TRASFORMARLA A PROPRIA IMMAGINE. LA DISCESA DELLA FORZA, LA SUA AZIONE PERÒ NON È PRIVA DELLA POSSIBILITÀ DI CADUTE RISCHIOSE O DI PERICOLI.
Noi dobbiamo sapere che non è una passeggiata.
(S.A.) – SE LA MENTE UMANA O IL DESIDERIO VITALE SI IMPOSSESSANO DELLA FORZA CHE DISCENDE
… tradotto nel vecchio linguaggio: se l’ego si impossessa è lo farà tantissimo…
(S.A.) – E CERCANO DI USARLA IN ACCORDO CON LE LORO IDEE FALLACI E LIMITATE O AI LORO IMPULSI EGOISTICI ED IMPERFETTI E CIÒ INCERTA MISURA È INEVITABILE, FINCHÉ L’ESSERE INFERIORE NON HA IMPARATO A FUNZIONARE DIVERSAMENTE, NON SI POSSONO EVITARE INTOPPI, DEVIAZIONI, OSTACOLI ARDUI NEL CAMMINO ED APPARENTEMENTE INSUPERABILI, FERITE E SOFFERENZE OD ANCHE LA CADUTA E LA MORTE, NON SONO IMPOSSIBILI. SOLO QUANDO LA MENTE, IL VITALE ED IL CORPO AVRANNO INTESO ABBANDONARSI TOTALMENTE AL DIVINO IL CAMMINO DELLO YOGA DIVENTERÀ FACILE, DIRETTO, RAPIDO E SICURO. PERCIÒ IL NOSTRO ABBANDONO NON DEVE ESSERE PASSIVITÀ CIECA ED INERTE A QUALUNQUE INFLUENZA, MA UNA RESA SINCERA, COSCIENTE, VIGILE E RIVOLTA ALL’UNO ED AL SUPREMO SOLTANTO.
Ecco perché certe volte, anche in maniera un po’ antipatica, ci sono dei percorsi verso cui ho diffidenza; percorsi in cui il collegamento non è diretto con il Divino; tutti percorsi che vanno su livelli intermedi, su altri tipi di energie che noi non conosciamo, per cui siamo dei bambini nell’ambito di queste energie. Ecco perché Sri Aurobindo mette in guardia dal fatto che quando si contattano certi piani spesso, ciò che si contatta, si manifesta come luminoso ma in realtà non lo è. Ecco perché Mère ha dato un Mantra, perché attraverso il Mantra delle cellule, al di la di tutto quello che possiamo dire, è una sicurezza. Il Mantra vibra sulla frequenza della coscienza di verità. Questo lo dice chiaramente Mère. Quindi quando attiviamo la frequenza del Mantra siamo certi che il piano su cui siamo collegati è il piano supermentale. E siccome noi, con la nostra miopia siamo incapaci di conoscere gli altri piani che si mostrano (ripeto) come luminosissimi e non lo sono! Il Mantra diventa un vero e proprio guardiano… è la frequenza che ci impedisce di andare su diverse frequenze che non conosciamo. Termino con quest’ultima frase.
(S.A.) – L’ABBANDONO DEL PROPRIO ESSERE ALLA MADRE INFINITA E DIVINA
nello yoga integrale la madre infinita e divina è l’espressione di tutto il creato
(S.A.) – PER QUANTO DIFFICOLTOSO RIMANE L’UNICO NOSTRO MEZZO EFFICACE ED IL SOLO RIFUGIO SICURO. ABBANDONARCI A LEI SIGNIFICA CHE LA NOSTRA NATURA DEVE DIVENIRE UN SUO STRUMENTO E L’ANIMA, SIMILE AD UN BIMBO TRA LE BRACCIA DELLA MADRE.
E’ di una chiarezza inequivocabile!

#bye

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