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Perché Sri Aurobindo?
(Articolo di Satprem)

Un mattino di dicembre, su un marciapiede della Gare du Nord a Parigi, quasi vent´anni fa, un adolescente si preparava a imbarcarsi per… non gli importava per dove, purché fosse il più lontano e il più avventuroso possibile – provvisoriamente si trattava dell´America del Sud. E sotto quell´enorme orologio di parecchie tonnellate, che gli appariva greve come il tempo occidentale, l´adolescente ripeteva nel proprio cuore uno strano mantra: Sri Aurobindo – Mauthausen. Non gli restavano altro che queste due parole per vivere e andare avanti. Dietro, c´era un mondo crollato una volta per tutte sotto le torrette di controllo tedesche. D´altronde quelle torrette avrebbero anche potuto essere a Boulevard Montpanasse, e sarebbe stato lo stesso un faro avrebbe comunque squarciato la scenografia una volta per tutte. In quella seconda parola c´era tutta la forza di un uomo uscito dal mondo dei morti. Poi quel nome, che non aveva un senso molto preciso: Sri Aurobindo – ma si sa che gli apriti-sesamo non hanno mai significato niente per un cervello pensante: aprono le porte e basta. £ in quella parola c´era la forza di un uomo che ha bisogno solo di una piccola cosa vera per vivere. Noi possiamo pure divertirci col nostro intelletto quanto vogliamo: le biblioteche sono piene di divertimenti del genere; possiamo ammassare tutte le spiegazioni del mondo possibili e non saremo arrivati a un bel niente, non avremo progredito di un passo se non avremo trovato la molla nascosta dietro le fioriture mentali. Perché la Verità non è quella che ci fa pensare, ma quella che ci fa andare avanti. Ma andare dove? In definitiva lo sappiamo tutti: un luogo non più grande di due metri per uno per due di profondità, dopo aver generato una progenie che farà quello che abbiamo fatto noi e che hanno fatto i padri dei nostri padri, con qualche miglioramento tecnico e con un bel po´ di televisioni – ma senza la sola visione che cambierebbe tutto. Il fatto è che non cambieremo niente del mondo finché non saremo cambiati dentro. Ecco perché i mistici ci rimandano al paradiso e i realisti alle calende greche di una società perfettamente automatizzata. Sri Aurobindo apre una porta in questo mondo soffocato sia dagli eccessi materiali che da quelli celesti. E ci dice, prima di tutto, che c´è una scoperta da fare, che siamo ricchi, più ricchi di quanto abbiamo mai potuto pensare col nostro cervello – che siamo degli straccioni seduti su una miniera d´oro. Ma bisogna scendere nella miniera. E ci dice che il potere è nostro, se siamo abbastanza puri per conquistarlo: il potere sulla Morte, sulla Vita e sulla Materia. Perché lo Spirito è in noi, ed è quaggiù che dobbiamo vincere: “Heaven´s touch fulfils but cancels not our earth” [“Il cielo non annulla la terra, la compie”] – (Savitri, op. cit., vol. 29°, pag. 719.) E ci dice che non abbiamo ancora finito di essere uomini solo perché abbiamo inventato qualche razzo e costruito qualche piramide cerebrale. Un´avventura ben più grande ci aspetta, divina e sovrumana, se soltanto avremo il coraggio di metterci in cammino. Lui ce ne dà i mezzi. “Nella storia del mondo, Sri Aurobindo non rappresenta un insegnamento, e nemmeno una rivelazione – ma un´azione». [ Da uno scritto di Mère.] Sri Aurobindo non è né un pensatore né un saggio, né un mistico né un sognatore. È una forza del futuro che impugna il presente per condurci verso “il miracolo per cui questa vita fu fatta” [“The miracle for which our life was made”] – Savitri, op. cit., voi. 280, pag. 278.] OM Satprem – Pondichéry, 12 agosto 1965 P.S. C´è forse una certa vanità nel dire «Perché Sri Aurobindo? – Per questo e per quello». E’ sempre la nostra mente che vorrebbe impadronirsi delle cose per appiccicarci sopra la sua spiegazione, come senza i suoi `chiarimenti´ non potesse esistere niente. Eppure gli avvenimenti più importanti della nostra vita sono quelli che non si spiegano, perché la loro forza continua ad agire in noi senza venire fissata in UNA spiegazione – ci sono tanti altri livelli di spiegazione; e c´è la spiegazione che non si esprime a parole, ma resta tranquilla nel fondo come un´acqua calma per sempre, o come lo sguardo di un bambino. E c´è una vanità ancora maggiore nel dire che Sri Aurobindo è questo e non quello – Sri Aurobindo è questo e quello e tante altre cose ancora; con i sì e con i no, con i percome e con i contro, e con tutto ciò che cerca senza sapere, perché cerca la Gioia attraverso i sì e i no, il buio e la luce, lentamente e per vacillanti secoli o di colpo in una Luce che tutto comprende. D´età in età questa Luce si posa sulla terra per aiutarla a diventare più in fretta ciò che essa è da sempre e che va cercando nel suo cuore turbato; e questa Luce si riveste di una parola o di un´altra, assume un volto dolce o terribile, oppure vasto e potente come un mare che tutto abbraccia – ma è la medesima sempre. E l´anima che si dischiude sotto il suo raggio riconosce in segreto un Volto tante e tante volte amato. L´anima scopre di essere, lungo i secoli, un solo medesimo bambino che a mani giunte guarda il mondo con amore.