Rispondi a: Sri Aurobindo-Mère e la nuova Coscienza

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LA MORTE

“Perché esiste la morte? Questa domanda è stata posta almeno una volta nella vita da tutte le persone la cui coscienza si è risvegliata almeno ad un livello minimo. Nella profondità di ogni essere c’è un bisogno così intenso di prolungare, ampliare e perpetuare la vita, che il contatto con la morte produce uno shock, un movimento di avversione. In alcuni esseri particolarmente sensibili, essa genera orrore, in altri indignazione. Ci si chiede: che cos'è questa mostruosa farsa alla quale una persona deve partecipare senza averlo chiesto o senza capirne il senso? Perché nascere, se si deve morire? Perché tutto questo sforzo per crescere, per progredire, per lo sviluppo delle facoltà individuali, se si deve poi arrivare all'esaurimento fisico e infine al declino e alla decomposizione? Alcuni si sottomettono passivamente a un destino che sembra inesorabile, altri si ribellano o, se sono meno forti, si disperano. E sempre ci si ritrova davanti alla stessa domanda. Se c’è una volontà cosciente dietro a tutto ciò, tutto questo sembra mostruoso. Ma Sri Aurobindo ci dice ora che la morte è stato un mezzo indispensabile per risvegliare il bisogno della perfezione e del progresso nella coscienza della materia. Senza la morte le creature rimarrebbero indefinitamente soddisfatte della condizione in cui si trovano.
Inoltre, noi sappiamo che ogni cosa cresce e progredisce continuamente, il che è come dire che tutta la Creazione, tutto l’Universo si sta muovendo verso una certa perfezione, che comunque sembra allontanarsi quanto più si progredisce; perché ciò che è sembrato perfetto ad un dato istante in seguito non appare più così. Quegli stati dell’essere che sono i più sottili stati di coscienza seguono questa linea di progresso con la stessa velocità. Più sottili sono questi modi d’essere, più il loro ritmo di crescita si avvicina a quello divino. Ma il mondo materiale è rigido per natura, lì la trasformazione è lenta. Molto lenta, quasi impercettibile se si considera il modo in cui l’uomo percepisce il tempo, cosicché c’è un costante disequilibrio tra i movimenti esteriori e quelli interiori. E’ questo disequilibrio, questa incapacità delle forme esteriori a seguire il movimento di progresso che hanno reso la decomposizione e il cambiamento della forma una necessità.
Ma se potessimo infondere sufficiente coscienza dentro questa materia cosicché il suo ritmo di crescita si mettesse in sintonia con quello delle parti più sottili dell’essere, e se essa diventasse sufficientemente plastica da seguire il progresso interiore, allora non ci sarebbe la rottura di equilibrio e la morte non sarebbe più una necessità.
Inoltre, il nostro attuale compito – per noi che conosciamo un po’ di più al riguardo – è di realizzare la necessaria trasformazione, per quanto sia possibile nei limiti dei nostri mezzi, aspirando alla Forza, alla Coscienza, al nuovo Potere che è in grado di infondere nella sostanza materiale la vibrazione capace di trasformarla, di renderla malleabile, elastica e progressiva.”

Mère