Rispondi a: Sri Aurobindo-Mère e la nuova Coscienza

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Galvan1224
Partecipante

Buongiorno viandante (bel nick davvero),

In gioventù incontrai i libri della Ubaldini di Mère e più che leggerli li divorai, assieme ad altri.
Ma questi avevano indubbiamente qualcosa di originale, focalizzavano l'attenzione sul nostro corpo organico. Si parlava di cellule e per chi ne sappia qualcosa di microbiologia (han realizzato filmati e ricostruzioni di questa piccola “città”, come si può paragonare, con le sue architetture e addirittura certi componenti che paion dotati di vita propria…) non sorprende la meraviglia con cui venivano descritte le loro attività e la (presunta? non ho strumenti per esprimermi in merito) coscienza che agisce al loro interno. La cellula è davvero, come definirla, un'entità dalle molteplici possibilità. Può aggregarsi secondo un programma al suo interno (DNA) e alla fine ecco un fiore, un falco o un uomo.
Molto di quel programma è ancora da svelarsi, inattivo dicono i più, collaborativo con diverse funzioni conosciute, altri. E' indubbio tuttavia che giace colà il segreto della vita, o almeno una grande parte.
Mère, più che Aurobindo, ha lavorato sulla questione e Satprem, mirabile divulgatore-guerriero ha fortunatamente fissato su carta le sue parole, la sua esperienza.
Così se un domani quanto predissero avverrà – il sorgere di una nuova specie oltre l'uomo- gli riconosceremo il merito d'averne colto in anticipo i segni.

Al termine di quelle letture mi ero detto che bisognava attendere, chissà poi quanto, non son cose di giorni e neppur di anni. Ma se il metro son secoli allora la cosa non mi riguarda.
Di anni ne son passati un bel pò e mi ritorna in mente la questione finale di allora, chiusi quei libri.
Potevo credere che la fossa dove giacciono le spoglie di Mère ospiti in realtà cellule coscienti in trasformazione verso qualcos'altro? Perché, alla fine, non essendoci prove ma solo percorsi spirituali e le conseguenti elaborazioni mentali, si tratta di crederci o meno.
Con tutto il rispetto per quelle squisite persone – e lo dico con il cuore – io non ne sono stato e non ne sono capace.
Mi piacerebbe tanto sbagliarmi e scorgere gli albori di questa nuova specie, ma i miei occhi son quelli dell'uomo che c'è sempre stato e che incontrano la vita che c'è sempre stata.
Ho imparato ad accontentarmi… e non è poi così male.

Galvan