Rispondi a: Sri Aurobindo-Mère e la nuova Coscienza

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SULLA MORTE

Agenda di Mère – libro ottavo – 14 giugno 1967

Domanda: Perciò, non si muore perché l’anima lascia il corpo.

Ah, queste sono solo parole!
E possibile che l’anima lo decida, constatando che quel dato corpo è indegno o inadatto o incapace, oppure che non vuole o… qualsiasi altra cosa; insomma, che l’anima decida di andarsene e che il corpo debba morire. Ma a far morire il corpo non è certo il fatto che l’anima se ne va. Una quantità innumerevole di persone non hanno anima — un’anima ce l’hanno, ma non nel corpo — sono tante. Eppure continuano a vivere benissimo senza.
Più difficile invece è vivere senza essere psichico. L’essere psichico, capisci, è il rivestimento che sta fra l’anima eterna e il corpo transitorio, è il rivestimento individuale di ciascuno: che si forma e si individualizza, diventa insomma sempre più cosciente della propria individualità. E quando lascia il corpo, in genere il resto gli va dietro. Io però ho fatto l’esperienza di lasciarlo di mia volontà, sicché LO SO. E possibile farlo, ma bisogna saperlo. Il mio essere psichico era rimasto qui con Sri Aurobindo, io me n’ero andata col mio essere mentale, vitale e fisico. Era uno stato un po’… precario. Ma poiché d’altra parte avevo mantenuto un contatto [con l’essere psichico] ben cosciente, è stato possibile.
Quella che la gente chiama ‘la morte’… Per me, un mucchio di persone che incontro sono solo dei morti viventi (si tratta delle persone che non stanno col loro essere psichico, o che non hanno contatto con la loro anima). Ma per sapere chi ce l’ha e chi no bisogna avere la visione interiore. Quella però che la gente chiama ‘morte’, il fatto cioè che le cellule si decompongono e che la forma esterna si dissolve, è un uscire dal ‘sottogrado vitale’ più materiale, quello che tiene in contatto con la Vita — con la forza vitale, con la vita. Per gli animali, ad esempio, la morte non è nient’altro che questo. E in genere il sottogrado vitale se ne va al momento in cui l’organismo esterno non è più in grado di farcela: ad esempio se viene tagliato in due oppure gli tolgono il cuore, insomma quando gli succede qualcosa di molto radicale! Ci sono infatti casi di persone che in seguito a un incidente hanno perso diversi pezzi eppure hanno continuato a vivere. Ma persino, dico persino l’arresto cardiaco non coincide necessariamente con la morte, dato che il cuore può fermarsi e poi riprendere a battere. Chi ha una conoscenza medica dice che dopo alcuni… (non so se si tratti di alcuni secondi o di alcuni minuti) il cuore può riprendere a battere; dopo di che comincia la decomposizione. E ovviamente, una volta che interviene la decomposizione, è finita.
Si potrebbe perciò senz’altro dire che nella morte ci sono delle specie di LIVELLI diversi. Esistono diversi livelli di vita e diversi livelli di morte: ci sono esseri più o meno vivi e, se la vogliamo prendere dal lato negativo, ci sono esseri più o meno morti. Ma per chi, ah!… chi ha la conoscenza, chi sa che questa forma materiale può manifestare una luce sopramentale, beh, sa anche che quelli che non hanno dentro di loro la luce sopramentale sono già un pochino morti. Proprio così. Insomma, ci sono tanti livelli. Quello che gli uomini usano chiamare ‘morte’ è perciò solo un fenomeno assolutamente esterno, perché si trovano di fronte a un fatto innegabile: il corpo si dissolve.
Nella mia vita non ne ho visti mai tanti, di cosiddetti morti (quand’ero piccola perché nella nostra famiglia non si usava farli vedere ai bambini, e quand’ero grande perché ne ho avuto di rado l’occasione), però qui ne ho visti alcuni. E non erano tutti nello stesso stato, per niente — per niente.
(silenzio)