Rispondi a: Sri Aurobindo-Mère e la nuova Coscienza

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CONFESSIONI DI UN GUERRIERO MEDIOCRE

(Introduzione al libro ancora inedito) di Roberto Maria Sassone

Il conflitto è il campo di battaglia del guerriero perché egli rappresenta l'anello intermedio tra l'uomo inconsapevole e l'uomo nuovo. L'uomo inconsapevole è colui che è totalmente immerso nel suo sogno mentale, identificato con le sue fantasie, la sua rappresentazione del mondo, i suoi ideali spalmati su di lui dal tessuto familiare, religioso e sociale. Egli crede senza alcuna riserva in questa struttura appiccicata su di lui, convinto che essa rappresenti la sua identità.
L'uomo nuovo è colui che funziona secondo un principio di Verità, al di fuori delle categorie mentali. La sua coscienza non è offuscata dalla struttura dell'ego perché la sua identità coincide con il suo centro psichico. L'ego si è trasformato in un apparato completamente funzionale allo psichico poiché non è più imprigionato in una ragnatela di desideri vitali e mentali e di griglie cognitive.
Il guerriero si trova in una terra di mezzo che rende la sua impresa ardua, pericolosa, scivolosa, sofferta, con fasi di Verità, di intuizioni profonde, di pienezza, di illuminazioni. Questo è il motivo per cui molti si avviliscono, si scoraggiano, si straziano e di conseguenza rinunciano, strada facendo, e abbandonano la contesa. Ci vuole molto coraggio, pietà verso se stessi, fede, ed un anelito, talvolta lancinante!
Il guerriero cade continuamente, ha mille ferite, conosce lo strazio del cuore, ma non perde la sua capacità di gridare al cielo. Pur vedendo le sue miserie, le sue piccole e grandi menzogne, le patetiche richieste, è animato da un sacro fuoco e affonda le sue mani nel fango della Terra, ove sia necessario, per comprendersi, per sollevare un ulteriore velo dai suoi lati oscuri. Dialoga con i suoi demoni, li combatte, viene torturato da essi e continua imperterrito ad esplorare la verità di se stesso.
Siccome anela alla verità con ogni fibra di sé, sotto la spinta dello psichico che spesso agisce a sua insaputa, non si risparmia nessuna prova, nessun pericolo, anche a costo di navigare sulle sue contraddizioni e le sue incoerenze. Ma tutto ciò avviene in una spietata consapevolezza; ed è proprio essa a procurargli le piaghe.
Gli viene in soccorso la Forza, quando ormai si sente perduto.
Ma c'è anche una grandezza in tutto ciò, la grandezza di un cammino vero che non resta impigliato nelle maglie di vie spirituali consolatorie, annacquate ed ammiccanti.
Non voglio spaventarvi, ma darvi un principio di realtà. Questa lotta epica ha comunque come controaltare periodi sublimi, doni inaspettati, aperture di coscienza e di cuore, comprensioni profonde. Il velo della menzogna si assottiglia sempre di più e la vista diviene gradualmente nitida. Vedere è un'arma a doppio taglio perché da un lato consente di cogliere la bellezza celata in noi, negli altri e nella vita, dall'altro la nostra vista diviene un microscopio ed anche le più piccole incrostazioni, così ben nascoste, appaiono nei minimi particolari. Non sfugge più niente allo sguardo attento del testimone.
L'aspetto più rilevante di questo processo di trasformazione riguarda il punto nodale della nostra ombra. Ognuno di noi ha un tema fondamentale attorno al quale si organizza la struttura dell'ego. Se il lavoro intrapreso è serio e veritiero, si assiste alla riduzione di quel tema. Ciò comporta un benessere progressivo che a volte ci rende euforici. Ma ci si dimentica che esiste ancora la radice di quel nucleo d'ombra e prima o poi bisogna farne i conti. Mère racconta nell'Agenda che il suo lavoro di trasformazione, quando sembrava finalmente terminato, doveva essere ripreso daccapo. Certo, Lei aveva a che fare con problemi collettivi, ma al nostro livello il meccanismo è lo stesso: se non si trasforma la radice, la pianta ricresce! La vera battaglia finale avviene proprio in questa fase. Prima o poi ci si imbatte nella prova più grande; non si sa quanto durerà la battaglia. Ma qui si vede la nobiltà del guerriero! Egli non si risparmia, si gioca il tutto per tutto.
Satprem è un esempio evidente di quanto dico: pur essendo già immerso in una realizzazione importante, avendo già avuto iniziazioni che lo avevano innalzato ad esperienze per noi incredibili, pur vivendo nella grande protezione di Mère, le scrive lettere accorate in cui mette in discussione tutto. Le trovate nel primo e secondo libro dell'Agenda.