Rispondi a: Viaggi Astrali il vero mondo

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Jc
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[quote1389603626=Astralopiteco]

Castaneda, certo. Difficile non averlo incontrato per chiunque sia minimamente interessato al mondo astrale. La questione dell'Aquila ed il suo divorare la consapevolezza individuale conseguentemente alla morte, la interpreto come una immagine letteraria di un qualcosa che vuole descrivere utilizzando un simbolismo drammatico, quasi cruento, tipico della natura del racconto e che non sempre necessariamente convince e con la quale immagine non e' necessario essere d'accordo. Credo per questo che Castaneda piu' che letto vada colto nell'essenza.

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Personalmente, anche io propenderei per una simile interpretazione del simbolo dell' aquila.
Ma fondamentalmente c'è un problema (legato al fatto che sto cercando di comprendere).

Gli sciamani sono pragmatici, terribilmente pratici ed interessati alla percezione ultima della realtà, un livello di percezione che di metaforico o simbolico ha ben poco.
Secondo Castaneda essi risultano fastidiosamente criptici solo a chi non comprende il loro linguaggio, il quale linguaggio, è teso ad illustrare non simbolicamente, ma realmente ciò che percepiscono.
Se dunque, come soleva dire Don Juan “gli stregoni percepiscono le cose così come esse sono realmente nell' universo” verrebbe a cadere qualsiasi interpretazione che devii anche solo un poco dalla visione che loro ci hanno lasciato, in quanto sarebbe come deviare dalla realtà stessa.

Risultato? qualcosa divorerebbe davvero la consapevolezza dopo la morte, a meno di avere sviluppato il corpo del sogno.
Il punto è che fare un esegesi del lavoro di Castaneda potrebbe essere persino inutile e più fuorviante di non farla, perchè se l' opera va intesa in un determinato modo che corrisponde alle proprie percezioni interiori, allora nessun problema, anche io ho la mia personale interpretazione che si protende verso l' idea che ciò che abbiano visto gli sciamani, sia ancora il risultato delle loro convinzioni.
La realtà si configura in base alla propria disposizione a percepirla?
Bene, ma non capisco perchè si sia fatto in modo da limitare questo criterio alla sola materia.
Anche l' aquila potrebbe essere il frutto di una loro particolare disposizione a percepire le cose in un determinato modo.
Il risultato più immediato di queste considerazioni, a mio avviso forse più vicino a spiegare alcune incongruenze, è che anche gli sciamani siano caduti nella rete di cui ci hanno magistralmente spiegato la natura, essendo ciò che hanno visto, ancora una volta filtrato da un retaggio che imponeva loro di pensare che, davanti alla percezione di una consapevolezza consumata da qualcosa di indefinibile, essa avrebbe dovuto sparire per sempre, essendo evidente che non vi è traccia della sua esistenza.
Questa è una conclusione molto affrettata e pericolosa, basata sulla convinzione che le proprie percezioni siano lo spartiacque tra la realtà e la falsità.

Se l ' opera va intesa invece, così come Castaneda stesso ha lasciato intendere che debba essere intesa, allora ci troveremmo si, di fronte a qualcosa di inesplicabile e davvero senza senso, con conseguenze terribili per quanto riguarda l' esistenza stessa, una visione settaria, al servizio di pochi eletti; poichè se un bambino muore in giovane età, scomparendo per sempre dal gioco dell' esistenza, non accade perchè egli non ha avuto il tempo di “costituirsi un corpo del sogno per passare inosservato di fronte all' aquila”. Sarebbe stato impossibile, per il ragazzo, essere a conoscenza di certe nozioni in così breve tempo da metterle subito in pratica. Che cosa ne facciamo? Non è stato degno di vivere?

Vi è a questo punto (e per fortuna) qualcosa che non si incastra bene nella sua visione, che seppur si spinga oltre l' immaginario, deve essere dotata di coerenza.