Rispondi a: Che cos'è il male?

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Nuzzi
Partecipante

[quote1403400858=Richard]
Cammerinesi sara registrato nel forum

Intanto vi risponde :

“Caro Nuzzi, premetto subito che questo articolo nasce da una conversazione incentrata non sul male, ma sul nostro comportamento, sulla nostra reazione consueta davanti al male. Reazione che è caratterizzata dal pendolarismo attivismo/passività, materialismo/misticismo proprio della diversa costituzione animica di chi interagisce con il male esteriore.

Necessariamente dunque non poteva essere né esauriente né tantomeno esaustivo in relazione alla vastissima riflessione sul male in sé. Non avevo la pretesa, in questo breve contributo, di toccare aspetti esoterici particolarmente complessi, cosicché esso appare naturalmente parziale. Voleva essere una semplice riflessione su come normalmente noi tutti – seguaci o meno di vie spirituali – re-agiamo di fronte al male che ci viene incontro dal mondo esterno e, in particolare, al male che vediamo nelle menzogne e nelle sopraffazioni del potere.

Di fronte a questo male si passa da un estremo all'altro, dall'ira furibonda del rivoluzionario alla passività di chi crede che qualsiasi azione sia inutile perché tutto è previsto e tutto è giustificato.

Sono evidentemente d'accordo con le tue osservazioni collegate al punto 1.

I concetti di bene e male non sono assoluti ed il nostro Io è centrale rispetto alla percezione di questi due apparenti opposti. Con il nostro pensiero noi creiamo i contenuti del mondo e soprattutto contribuiamo, mediante la fantasia morale, a trasformare il mondo. Trovi comunque presente questo concetto nella domanda N.1 che recita: “Se so che il male ha comunque una funzione positiva perché combatterlo?”. Se il male ha comunque una funzione positiva va da sé che la sua essenza è relativa e strettamente interconnessa con la mia entità individuale.

Quanto al punto 2: no, non potevo risparmiarmela quella frase.

Anzi essa è essenziale rispetto all'assunto della riflessione. Il senso dell'articolo vuole proprio rispondere ad un atteggiamento interiore di molti che oggi si fanno scudo di una visione spirituale per non sviluppare una comprensione ed una azione di cambiamento – spiritualmente motivato – nei confronti delle violenze e delle menzogne del mondo che ci circonda.

La tua definizione della schiavitù e della relatività del bene ancora una volta mi trova perfettamente d'accordo.

La tua ultima domanda retorica è tanto vera da essere di fatto centrale rispetto al senso dell'”individualismo etico” di Filosofia della Libertà.

Temo, insomma – visto che non trovo nessun disaccordo con i tuoi pensieri – che tu abbia non compreso o mal interpretato la mia frase del punto 2; infatti, il termine da me usato “indifferenziato” non voleva indicare il contrario di definito – tu scrivi “un mondo in cui il bene e il male sono definiti” – ma più semplicemente si riferiva a QUELLA specifica obiezione di chi si ritira in una dimensione solo 'mistica' affermando che se tutto è giustificabile, se il male è anche bene, nulla si può fare né nulla andrebbe fatto per cambiare le cose.

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Caro Piero, secondo me la frase te la potevi risparmiare, era mendace e sibillina 😉
Detto questo se siamo d'accordo con la visione relativista del giudizio allora tutto ok, però traspare un po' poco dalla lettura dell'articolo
Condivido invece la necessità di discernere bene il fatalismo dalla pigrizia.
Comunque l'articolo è scritto bene 🙂