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#49481

altair
Partecipante

Iniziato, il fatto è che tu ragioni da vegano che aspira ad un mondo in cui la consapevolezza prevalga.

Un mondo “veganizzato” !lol dove le case farmaceutiche chiudono i battenti, i medici si convertono alla omeopatia, naturopatia, medicina olistica, ayurveda, reiki, shiatsu, etc…

Il mondo, allo stato attuale, è molto lontano da una impostazione ideale e bisogna fare i conti con la realtà.

Chi mangia, beve, fuma, si droga come gli pare (e sono la grande maggioranza), chi vive nella miseria a contatto con malattie infettive e carenze alimentari ha bisogno dell'industria farmaceutica per curare le principali patologie che affliggono il mondo: disturbi cardiovascolari, tumori, epidemie, malattie endemiche (ovvero quelle malattie tipiche di una determinata area geografica).

Dove vivono assieme uomini e zanzara anofele che ospita il plasmodium falciparum esiste la malaria e non c'è dieta vegana che possa risolvere il problema: o adotti una profilassi specifica a base di farmaci per contrastare la malaria o ti tieni la malaria.

Per provare a contenere il problema malaria si è arrivati ad adottare la logica del male minore ovvero impiego del DDT, sostanza molto pericolosa ma in grado di sterminare le zanzare, con tutte le conseguenze negative insite in questa scelta: meglio pochi ammalati a causa del DDT che molti ammalati di malaria.

La questione farmaci va rapportata alla realtà di fatto, che non è quella di chi vive in un'area geografica sana, ecologicamente soddisfacente e ha acquisito piena consapevolezza di cosa sia la salute e di come fare per mantenerla.

Queste persone sono una minoranza, che può insegnare molto ma che difficilmente potrà cambiare un mondo ormai molto lontano da una visione sana e naturale del vivere.

Occorre capire ed accettare che lì dove la tua consapevolezza non c'è e non può attecchire i farmaci rappresentano l'ultima risorsa ed è inutile demonizzarli poiché un'alternativa non è praticabile.

Le constatazioni, che spesso possono essere amare, vanno comunque fatte e possibilmente non bisogna dispiacersi troppo: ciò che per noi rappresenta un bene e vorremmo appartenesse anche agli altri va a sbattere spesso contro il muro dell'ignoranza e dolersene è inutile.