Rispondi a: Dove si fermeranno?

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#51867

ezechiele
Partecipante

[quote1220897605=Richard]
i popoli indigeni dicevano che non dobbiamo prendere piu di quanto serve alla natura, il problema è la mancanza di rispetto con cui lo facciamo e lo spreco ecc..
Siragusa in un dibattito spiegava che come esseri di 3o livello di evoluzione di coscienza noi aiutiamo gli animali nutrendocene nel modo giusto, siamo fatti di animale e vegetale e minerale diceva.
La coscienza evolve in modo ciclico, quando ci nutriamo dell'animale lo spingiamo ad un livello superiore per capirci.

Non lo trovo cosi sbagliato. Trovo sbagliato lo spreco e l'allevamento irrispettoso, come crescere maiali in una scatola.
Concordo anche sul fatto che la carne è troppo pubblicizzata, dovremmo mangiarne meno.

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a questo proposito trovo interessantissimo questo libro, il primo che ho letto sull'argomento, forse anche per questo mi e' cosi “caro”

autore : helena norber hodge
titolo: il futuro nel passato, una lezione di saggezza dal ladakh: il piccolo tibet
arianna editrice

vi riporto la recensione sul sito della casa editrice…

IL FUTURO NEL PASSATO una lezione di saggezza dal Ladakh, il piccolo Tibet
[09/09/2005]

Il Ladakh, situato sotto al Karakoram nella regione transhimalayana del Kashmir, è una terra remota dalle ampie valli aride, per più di mille anni culla di una cultura fiorente. Vivere nel Ladakh, il “Piccolo Tibet”, non è facile: clima rigido e risorse limitate. Nonostante ciò, una fiera popolazione è riuscita a conservare una cultura di tipo tradizionale dove il rispetto per un ambiente pure inospitale occupa un posto predominante. Un’esistenza autosufficiente e quasi indisturbata per secoli subisce ora la “tendenza globale”, e il vento della “modernizzazione” soffia sulle nuove disarmonie sociali. Dobbiamo alla linguista Helena Norberg-Hodge (presidente del Progetto Ladakh), la possibilità di scoprire le trasformazioni in corso in questa regione transhimalayana del Kashmir. Dall'intensa e profonda esperienza di quest’illustre redattrice di The Ecologist nasce Futuro arcaico, lezioni dal Ladakh, con prefazione del Dalai Lama. Il libro costituisce uno spaccato puntuale del mondo ladako, caratterizzato dall'immagine tipicamente tibetana di una realtà circolare, dove la vita e la morte sono concepite come aspetti di un processo d’eterno ritorno, dove è evidente la comprensione intuitiva della temporaneità, e dove, anche se non supinamente, le cose si accettano così come si manifestano. Nel cuore della vita del Ladakh risiedono gli insegnamenti buddisti, che condannano lo spreco e incoraggiano l'efficiente connubio di terra e acqua; una frugalità che non ha niente a che fare con l'avarizia – altrettanto deprecata negli insegnamenti buddisti – ma nasce piuttosto dal rispetto e dalla gratitudine per le risorse limitate della terra. Fino a qualche anno fa, i bisogni essenziali dei Ladaki erano soddisfatti con prodotti locali, fatti a mano; il lavoro della comunità, offerto generosamente per costruire case o nella stagione del raccolto, o per sorvegliare le mandrie, è quindi una risorsa preziosa.
È venuta poi la “modernizzazione” che, presentatasi come veicolo di “progresso” e di prosperità, ha prodotto inquinamento, prevaricazione e avidità, rompendo l’equilibrio ecologico e l'armonia sociale che hanno regnato per secoli. Sulla base di questa diretta esperienza antropologica si muove l'intero pensiero dell'autrice, che indica i limiti della società occidentale, divisa sull'interazione fra scienza, tecnologia e un dominante paradigma economico, che sta portando ad una sempre maggiore centralizzazione e specializzazione. L'allarme che lancia l'autrice è che una cultura incontaminata e indipendente possa sparire, attaccata dal diffondersi di un’opposta visione della vita, quella del profitto, che tanti danni ha causato in ogni dove. In sedici anni – racconta la Hodge – molto è cambiato in quest’angolo del pianeta, e non è servita neppure la protezione della catena Himalayana: la globalizzazione colpisce anche qui, e tra le piccole comunità Ladaki comincia a farsi strada l’avidità. Si nota uno strisciante disprezzo per la propria cultura, si emigra, richiamati dall'idea di migliorare la propria condizione, si scoprono gli affari. Questa falsa emancipazione porta i Ladaki allo sgretolamento culturale.
L'alternativa nasce dalla comparazione del futuro col passato, senza nostalgie idilliache. In Ladakh, le strutture comunitarie hanno favorito un intimo legame con la terra e una democrazia partecipativa, garantendo valori condivise, famiglie solide e un maggior equilibrio fra uomo e donna; tali strutture a loro volta, hanno permesso la sicurezza necessaria per il benessere individuale e, paradossalmente, per sentirsi più liberi nell'appartenenza e nel radicamento culturale. Una lezione di saggezza dall'arcaico Ladakh.