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Omega
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[quote1236634835=brig.zero]
E' la dichiarazione-choc dello psicologo Aric Sigman, che ha esposto la sua tesi sulla rivista Biologist dell'Istituto inglese di Biologia. Facebook e simili, secondo l'esperto, riducono il contatto fisico tra le persone, con enormi effetti biologici: il maggiore isolamento potrebbe modificare il modo in cui i geni funzionano e sconvolgere le risposte immunitarie, i livelli ormonali e la funzionalita' delle arterie. Compromettendo anche le prestazioni mentali.
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sulla falsariga di quanto sopra….

[size=18]Facebook fa regredire il cervello all'infanzia :hehe: #fisc ?!

[color=#0077dd]Secondo una neurologa inglese, i social network espongono le menti giovani e adolescenti al rischio di tornare al livello infantile[/color].

[ZEUS News – 25-02-2009]

Ce l'hanno tutti con Facebook: non solo fa venire il cancro (dice qualcuno) ma è in grado di far regredire i cervelli degli adolescenti e dei giovani che lo utilizzano (gli adulti sono meno esposti al rischio, perché hanno una maggiore esperienza al di fuori dei social network) allo stadio infantile: “come i bambini sono attratti da luci e rumori, hanno una bassa soglia dell'attenzione e vivono solo il presente”.

L'ipotesi è di Lady Susan Greenfield, neurologa e docente di Oxford, che ne ha parlato nientemeno che durante una seduta della Camera dei Lord.

Il problema sarebbe la velocità: passare da una schermata all'altra, da uno stimolo all'altro, in un mondo “basato sul modello dell'azione-reazione veloce” potrebbe portare il cervello ad assumere questa modalità come normale, formandoloperché esso operi sulla stessa scala temporale“.

Dal momento però che il mondo reale ha tempi di reazione diversi, generalmente più lunghi, ecco che questa disparità forse potrebbe portare all'”insorgere di un disturbo di deficit dell'attenzione”.

In sostanza, “la mente del ventunesimo secolo è pressocché infantilizzata, caratterizzata da tempi d'attenzione ridotti, tendenza al sensazionalismo, incapacità di partecipazione empatica e da un debole senso dell'identità”.

Passare tutto il tempo sui social network, insomma, aprirebbe le porte a una forma mentis che si troverebbe a disagio nel mondo reale, fatto di tempi più lunghi e di attese e in cui è necessario, a volte, concentrarsi anche a lungo su determinati argomenti, sebbene non abbiano niente di “sensazionale”.

Addirittura, una frequentazione eccessiva di Facebook e soci potrebbe generare dipendenza nei giovani, che ne trarrebbero soddifaciemnto immediato dei piaceri: “l'acuta dipendenza dal soddisfacimento concreto e immediato può esser posto in relazione con l'analogo funzionamento di quei sistemi cerebrali che giocano un ruolo nella creazione della dipendenza da droghe. Così non dev'essere sottovalutato l'elemento del piacere nell'interagire con uno schermo, quando ci arrovelliamo sul perché sia così attraente per i giovani”. [color=#ffcc00]Fonte[/color]: –> http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=9546