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Il nucleare non è alternativo e non scherziamo sulle rinnovabili
di Annarita Bramerini*

FIRENZE. La produzione di energia nucleare ha avuto il suo boom negli anni ’60 e ’70. Dopo c’è stata una stagnazione in tutto il mondo ( eccetto il Giappone). Gli impianti attualmente in funzione sono 438 per una produzione di 370 mila MW. Ciò equivale al 6,5% di energia primaria e al 16% di energia elettrica. Gli Usa hanno il maggior numero di centrali ma è la Francia che ha il 78% dell´elettricità prodotta da nucleare.

Nel mondo vi sono attualmente 30 impianti in costruzione e 120 sono quelli annunciati. In Europa è in costruzione un solo impianto in Finlandia e un cantiere aperto in Francia. Tutti quelli in costruzione sono nei cosiddetti PVS e quegli annunciati sono in Cina e in India. Il cantiere EPR della società francese Areva in Finlandia, avviato nel febbraio 2005 e che dovrebbe servire da modello per il nucleare italiano di terza generazione concordato fra Sarcozy e Berlusconi, ha 38 mesi di ritardo nella costruzione con la richiesta dei finlandesi ai francesi di 2,4 miliardi di euro per un reattore venduto a 3 miliardi e che è già costato 5,4. Per questi motivi, a gennaio la tedesca Siemens ha annunciato che abbandonerà il progetto.

E’ vero che le sole emissioni di una centrale nucleare sono quelle relative alla realizzazione dei materiali da costruzione e che la “densità energetica” è eccezionale: 1 Kg di uranio equivale a 1.800 ton di greggio; 2.600 ton di carbone; 2,1 milioni di mc di metano. Una centrale da 1000 MW è alimentata da sole 30 tonnellate di uranio. Tuttavia, secondo l’ Agenzia internazionale per l’energia, le riserve di uranio potrebbero alimentare le centrali esistenti per altri 50 anni. Il che significa che se Cina e India costruissero le centrali annunciate l´uranio sarebbe disponibile solo per 25 anni.

Dunque: anche l´uranio è una risorsa scarsa e “finita”; la “fusione” non esiste e non si sa se e quando esisterà; vi sono problemi di sicurezza il cui rispetto impone costi elevati che nessun privato si è mai sobbarcato o si sogna di sobbarcarsi e l’America, con Obama, proprio in questi giorni, ha cancellato i fondi pubblici a questo destinato. In più, come è assolutamente non smentibile, il problema delle scorie non è risolto nonostante la marea di fondi destinati alla ricerca. Anzi, Il funzionamento dell’EPR che si vorrebbe adottare in Italia, prevede che il combustibile nucleare rimanga molto più a lungo nel reattore, il che comporta un’usura e quindi una radio-tossicità molto più elevata di quella dei reattori di seconda generazione.

C’è da considerare poi che l’inquietudine derivata dalle decisioni dell’Iran relative all’installazione di 50.000 centrifughe per l’arricchimento dell’uranio entro i prossimi 5 anni sono la prova provata del rischio di un rapporto pericoloso plutonio/militare; che i tempi di costruzione media stimati empiricamente sono di circa 20 anni ( mentre sul global warming occorre intervenire subito perché siamo già in ritardo) e che la cosiddetta quarta generazione, che dovrebbe essere migliore per sicurezza e scorie (ma non risolutiva), non sarà pronta, a detta di tutti gli esperti, prima del 2030.

Questo è il quadro complessivo che si è determinato nonostante, ad oggi, il 90% dei fondi per la ricerca sulle alternative ai combustibili fossili siano andati proprio al nucleare. Questi sono i fatti ( non ideologie, non pregiudizi ) sulla base dei quali la Regione Toscana ha approvato un Pier che esclude ( insieme all’utilizzo del carbone e per altre ragioni) il ricorso all’energia nucleare per la nostra regione. Un Pier che fa perno sulla riduzione dei gas serra del 20% al 2020; sul vero giacimento non sfruttato rappresentato dal risparmio energetico; sulla efficienza ( è l’Enea che ha evidenziato come perseguendo l’efficienza anche solo negli edifici pubblici si risparmierebbero il 20% dei consumi con il guadagno di 420 milioni di euro all’anno); sulle energie rinnovabili con l’assunzione dell’obiettivo europeo del 20% al 2020 e con l’obiettivo tendenziale del 50%; e infine sul gas come fonte di transizione che prevede la realizzazione del rigassificatore di Livorno e del metanodotto Galsi come prevede la trasformazione delle centrali di Livorno e Piombino.

Siamo ben fermi in queste convinzioni che non ci sogniamo neanche di prestarci al gioco demagogico delle tre carte cui, oramai da tempo, e anche recentemente, siamo abituati ad assistere. Sia dal versante radicale come da quello dei partiti che siedono fra i banchi della maggioranza di governo nazionale.

Sia chiaro: con scelte più oculate e partecipate possibili; con l’introduzione delle migliori tecnologie di mitigazione degli impatti, ma con fortissima determinazione la Toscana, se vuole dare senso e corpo alla parola sostenibilità, deve con determinazione, e da subito, lavorare per sviluppare secondo gli obiettivi del Pier, tutte le fonti di energia rinnovabile.

Con un avvertimento: se ci lasciamo coinvolgere nel demagogico gioco delle tre carte, per il quale sei pale eoliche accanto a una discarica diventano “un massacro del paesaggio”; un parco fotovoltaico diventa un “paesaggio lunare”; della produzione elettrica da geotermia “bisogna fare tabula rasa” e comunque e dovunque c’è sempre “ben altro da fare”; beh, allora vorrà dire che abbiamo tutti scherzato. Ma le conseguenze di questo scherzo non sarebbe difficile immaginarle fin da ora.

*assessore alla tutela ambientale e all´energia della Regione Toscana
http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=18328