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Federici: «Si indaghi sulla nave dei veleni»
19 settembre 2009

Una riunione urgente con Arpal, Protezione Civile, organi investigativi per fare piena luce sul caso della nave dei veleni che, secondo le dichiarazioni del pentito dell ‘ndrangheta, Francesco Fonti, sarebbe stata affondata in una non meglio definita zona di mare “davanti alla Spezia”. L’ha chiesta il sindaco, Massimo Federici, attraverso i dirigenti dell’ufficio Ambiente del Comune, perchè di un vero e proprio caso si tratta.

Come spiega il settimanale L’Espresso in un reportage nel numero di questa settimana, oltre a navi cariche di rifiuti tossici fatte sparire dagli inizi degli anni Novanta in fondo al mare davanti alla costa calabrese e fra Scilla e Cariddi, l’ex boss della ’ndrangheta ha fatto riferimento alle nostre zone: «…ma anche nel tratto davanti alla Spezia e al largo di Livorno, dove Natale Lamonte mi disse che aveva “sistemato” un carico di scorie tossiche di un’industria farmaceutica del nord», si legge nel virgolettato, attribuito dai verbali a Fonti. In sostanza, la malavita organizzata mise in piedi un giro d’affari che partiva da quattro miliardi di lire per un carico fino a un massimo di trenta.

Non se ne sa di più sull’effettiva esistenza di questa “bomba” ambientale negli abissi né sulla sua esatta ubicazione. Logico che le dichiarazioni dell’ex boss pentito vadano appurate e approfondite. Si tenga presente, però, che nel caso del ritrovamento del primo relitto, trovato a 480 metri di profondità al largo di Cetraro, in Calabria, le sue indicazioni si sono rivelate esatte.

E se dalla Procura generale della Repubblica spezzina fanno sapere di non avere ricevuto al momento alcuna comunicazione o richiesta di avvio delle indagini da parte dei colleghi calabresi, Legambiente e l’amministrazione comunale spezzina si sono mosse. In particolare, proprio la nostra città ha avuto a che fare in passato con “storiacce” di veleni. Basti pensare allo scandalo della collina di Pitelli dove furono interrati centinaia di fusti tossici e alla nave “Jolly Rosso”, in seguito chiamata “Rosso”, utilizzata per trasportare rifiuti altamente nocivi. Si arenò nel dicembre 1990 davanti alla costa della Calabria dopo essere stata in disarmo alla Spezia con un carico di 9.532 fusti di rifiuti tossici recuperati in Libano dopo un’esportazione illegale da parte di aziende italiane. Un’ inchiesta durata anni che si è conclusa nel maggio 2009 con l’archiviazione.

«Le dichiarazioni del pentito devono fare allertare. Per questo il Comune ha chiesto una riunione urgente in prefettura aperta a tutti gli enti competenti – commenta il sindaco Federici – Vogliamo vederci chiaro perché di una rivelazione di tale portata va assolutamente appurata la fondatezza. Chiediamo un’indagine approfondita e a tutto campo da parte della magistratura».

Sul caso, note distinte di Legambiente Toscana e della Spezia. La prima chiede «l’intervento della Regione, della Capitaneria di porto e di tutte le autorità preposte al controllo del mare, dopo le rivelazioni del pentito dell’ndrangheta Francesco Fonti, secondo il quale una nave dei veleni carica di scorie tossiche sarebbe stata affondata al largo di Livorno». Per Legambiente della Spezia, [color=#ff0000]«è doveroso indagare a tutto campo anche alla Spezia sul caso “Navi a perdere”.[/color]

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/la_spezia/2009/09/19/AM7IRGwC-federici_veleni_indaghi.shtml

… e si perbacco #(