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La Prestigiacomo: fino a 300 metri di profondità “non si registrano radioattività” Il “pentito” Francesco Fonti sarà ascoltato dalla Direzione distrettuale antimafia

“Quella nave non è la Cunski”
Ma il ministro non esclude il pericolo

E anche il procuratore Grasso dice che su quel relitto non c'è “certezza”. Ma il sindaco di Cetraro incalza: “Voglio quella nave fuori: ci faccio un museo”


La nave geostazionaria Oceano a largo di Cetraro

ROMA – Dalle prime analisi “è emerso che fino alla profondità di 300 metri non si rilevano alterazioni della radioattività”. Lo ha detto il ministro Stefania Prestigiacomo, in merito al relitto individuato a 470 metri di profondità a 11 miglia a largo di Cetraro, in provincia di Cosenza.

Non si esclude la radioattività.“Naturalmente – ha precisato il ministro – questi primi esiti delle ricerche non escludono la possibilità che i fusti contenuti nel relitto possano contenere rifiuti pericolosi o radioattivi e per questo il programma di indagini della 'Mare Oceano' proseguirà col prelievo di sedimenti dai fondali, di carotaggi in profondità e col prelievo di campioni dai fusti. Tale accertamento deve indurre alla prudenza ed alla responsabilità quanti fino ad ora hanno procurato, senza avere riscontri attendibili, paura e allarme sociale, con gravissime ripercussioni economiche per la Calabria”.

Parla il pentito Fonti. L'avvocatessa Claudia Conidi, legale di Francesco Fonti, il collaboratore di giustizia, appartenente alla 'ndrangheta di San Luca, che confessò di aver affondato tre navi cariche di rifiuti tossici ha precisato: “Il mio assistito, nel
memoriale, afferma di avere affondato le navi di cui gli furono forniti i nomi, ma non ha controllato se il nome era esatto o no. Domani farà approfondimenti anche in tal senso, descrivendo come erano fatte”.

Fonti sarà ascoltato domani dai magistrati delle Dda di Catanzaro e Reggio Calabria.

La Regione: “Fate presto”. “La Regione Calabria non è appassionata al dibattito relativo al fatto che la nave in fondo al mare di Cetraro sia o no la Cunski. La Calabria intera, come ha dimostrato la possente manifestazione di Amantea, vuole conoscere la natura del carico all'interno della nave, vuole sapere, cosa ci sia in quei fusti già visualizzati dalle ricerche effettuate a settembre dalla stessa Regione”.

Secondo la nota diffusa dalla Regione, “che non ci sia radioattività fino a 300 metri e che non si tratti della Cunski, come per altro organi di stampa avevano documentato, non cambia nulla. Solo escludendo definitivamente che la nave nasconda al suo interno un carico di scorie radioattive la gente si potrà tranquillizzare e l'economia legata al mare potrà ripartire. I risultati intermedi lasciano il tempo che trovano e non fugano, purtroppo, le preoccupazioni”.

Greco, assessore all'ambiente. “Bene la Prestigiacomo – sostiene Silvestro Greco – perché specifica che le ricerche continueranno, bene che il ministro stesso ammetta che la nave su cui si sta lavorando possa purtroppo contenere materiale nocivo. Ma penso che a questo punto, davanti all'evidenza che non si tratti della Cunsky, il governo dovrebbe dare l'ordine di monitorare tutta la zona, alla ricerca di altre navi”.

“Ribadisco – ha sostenuto Greco – un punto cruciale: la Regione Calabria vuole avere una parte dei campioni raccolti in modo da poter effettuare delle analisi indipendenti. Questo è un punto fondamentale e su questo il Governo non ci ha ancora risposto. Del resto che la collaborazione con il Governo non sia soddisfacente lo dimostra il fatto che ho saputo dell'annuncio della Prestigiacomo dalle agenzie di stampa”.

Il sottosegretario Menia. Il rappresentante del Governo, sottoseegretario all'Ambiente, Roberto Menia replica così all'Assessore regionale Greco: ''E' francamente incomprensibile l'atteggiamento delle Istituzioni Regionali calabresi, che sembrano palesemente contrariate dalla notizia che i rilievi effettuati per conto del Ministero dell'Ambiente, dal Reparto Ambientale Marino della Guardia Costiera e sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia escludono che il relitto a largo di Cetraro sia della Nave Cunsky e che a 300 metri di profondità non risultano tracce di radioattività”.

Il sindaco di Cetraro. “Ho partecipato, sentendomi un intruso, alla riunione presso la Capitaneria di Porto di Cetraro 40 giorni fa, alla presenza del presidente della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti, Gaetano Pecorella. In quella riunione regnava sovrana la totale confusione. E questo mi preoccupa molto”.

“Pecorella -racconta il sindaco Giuseppe Aieta” -si è molto arrabbiato ed è stato lì che ha annunciato che avrebbe utilizzato i poteri sostitutivi per sequestrare i fusti. “Ma è rimasta solo un'enunciazione. Io quella nave la voglio fuori dai fondali. Poi la farò diventare un museo, a futura memoria”

Chiesto lo stato di emergenza. ll Governo dichiari lo
“stato di emergenza” per il relitto al largo di Cetraro. Lo chiedono i sindaci del Tirreno cosentino, riuniti in un Comitato permanente.

Pecorella, Commissione bicamerale. “Grave è che l'autorità giudiziaria non abbia provveduto al sequestro della 'nave dei veleni' e di quanto fosse utile alle indagini così da preservare il corpo del reato. La Direzione distrettuale Antimafia avrebbe dovuto non solo disporre il sequestro, come ha fatto la Commissione Ecomafie, ma far presidiare il relitto dalla Marina Militare”. Così replica Gaetano Pecorella, presidente della commissione sul ciclo dei rifiuti alle critiche mosse da Piero Grasso alla decisione della Commissione di inchiesta di disporre una sorta di sequestro preventivo dei fusti, che saranno eventualmente portati in superficie dalla nave dei veleni affondata al largo di Cetraro.

Le tre navi della 'ndrangheta. La Gazzetta del Sud, in un articolo pubblicato oggi, riferisce che il collaboratore di giustizia Francesco Fonti, in un memoriale, ha parlato dell'acquisto di tre navi da parte della 'ndrangheta per continuare a gestire il traffico illecito dei rifiuti radioattivi.

Dai registri navali, sostiene il giornale, risulta che uno dei nomi forniti da Fonti è quello di un sommergibile affondato nel 1941, un altro nome non risulta mai iscritto ed il terzo corrisponde a 12 navi, molte delle quali dismesse prima del 1994. Dubbi sul fatto che il relitto individuato al largo di Cetraro fosse quello della Cunski, come riferito da Fonti, sono stati sollevati, in più articoli, dalla stessa Gazzetta del Sud.

L'altro nome della Cunski. In particolare il giornale ha riferito che la Cunski, nel 1991, l'anno in cui il pentito dice di averla fatta affondare, non si chiamava più così, ma Shahinaz, e che la nave risulta essere stata dismessa nel 1992 nel porto indiano di Alang, la terza struttura al mondo in tema di demolizione navi.

La Gazzetta ha pubblicato poi anche una foto della Cunski nella quale si nota che sulla fiancata non c'erano gli oblò, che invece si vedono sulle immagini del relitto.

(27 ottobre 2009)
http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/nave-veleni/nave-non-lacunski/nave-non-lacunski.html