Rispondi a: Guerra al cancro – fallimento totale?

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Galvan1224
Partecipante

Buongiorno,

premesso che non nutro fiducia nella medicina ufficiale, che non prendo farmaci da tempo immemorabile e altre cose inerenti… tutto questo per farvi intendere come la vedo…
quando ho letto questa notizia non son rimasto indifferente. Non solo perché si trattava di un'attrice di un certo livello (nel senso di risonanza, non entro nel merito di come esercita la sua professione), si fosse trattato di una donna non esposta mediaticamente credo sarebbe stato lo stesso.
Arrivare al punto, preventivamente, di far togliere una parte di sè… per abbassare (non annullare…) le probabilità di contrarre un male così temuto. E nel caso specifico ben entrambi i seni.
La fiducia che deve aver avuto in chi le ha consigliato una tal cosa mi lascia sgomento.
Avrà ben avuto informazioni in altre direzioni, spero.
E tuttavia ha deciso in tal senso, indubbiamente dimostrando un coraggio non comune.
Che dire, fin che si può ognuno è (relativamente) padrone della propria vita e del proprio corpo.
Si sceglie quello in cui si crede, o si spera.
Ma la signora in questione afferma d'aver compiuto tal scelta in funzione dei figli e del loro futuro.
Per quanto non la condivida mi inchino alla sua decisione, frutto di tal motivazione, mandandole un augurio di tutto cuore che mantenga per lunghi anni la salute e non abbia a rimpiangere la sua scelta.

Per concludere riporto un estratto da Wiki relativo a sir Chichester, nel caso non conosceste la sua storia

Nel 1958 a Chichester viene diagnosticato un carcinoma polmonare. Sheila, la sua futura moglie, lo mette a dieta vegetariana e in certi sensi macrobiotica, e il cancro recede. Il dott. David Lewis sostiene che si trattava di una diagnosi errata e descrive Ia sua malattia come ascessi polmonari.
Nel frattempo gli interessi di Chichester si trasferiscono al mare. Organizza la prima regata transatlantica in solitario nel 1960, e la vince a bordo del Gypsy Moth III. Alla seconda edizione del 1964 arriva secondo. Come i suoi aerei, anche tutte le sue barche si chiameranno Gypsy Moth, che letteralmente significa ‘falena zingara’.
Ma la vera avventura di Chichester arriva grazie al Gypsy Moth IV, una barca che è entrata nella storia. Parte il 27 agosto 1966 da Plymouth e vi ritorna dopo 226 giorni, il 28 maggio 1967, dopo aver compiuto il giro del mondo fermandosi unicamente a Sydney, in Australia, primo uomo ad aver circumnavigato il globo doppiando tutti i grandi capi: Capo Horn, Capo di Buona Speranza e Capo Leeuwin, e contro i venti dominanti nelle alte latitudini. Lo stesso aveva fatto Joshua Slocum a cavallo del secolo, a onor del vero, pur senza doppiare Capo Horn e passando a nord dell’Australia, impiegando oltre 3 anni.
L’impresa gli merita il titolo di ‘Sir’ e torna a dare alla marineria da diporto inglese un lustro che stava perdendo a favore dei francesi. Per la cerimonia la Regina Elisabetta II usa la spada usata dalla sua illustre omonima diversi secoli prima per nominare cavaliere un altro Francis, il famoso Drake, primo inglese a circumnavigare il globo. Nel 1967 Chichester è celebrato anche con un francobollo da uno scellino, che lo ritrae a bordo della Sua Gypsy Moth IV, raro onore tra i vivi e non di sangue reale.
Nel 1970 Chichester tenta di navigare 4000 miglia in 20 giorni, ma fallisce l’obiettivo di un giorno. In ogni caso riesce a percorrere 1000 miglia in 5 giorni, nel Mar dei Caraibi, dimostrando così che è possibile navigare oltre la soglia delle 200 miglia al giorno, ancor oggi un traguardo di tutto rispetto per le barche da crociera.
Solo dopo molti anni di distanza dalla diagnosi muore di tumore polmonare a Plymouth, il 26 agosto 1972.
Vale la pena ricordare le sue abitudini molto marinaresche e almeno una sua frase, pronunciata mentre carica casse di gin a bordo: «Ogni sciocco potrebbe fare il giro del mondo a vela, ma ci vuole un marinaio con gli attributi per riuscire a farlo da sbronzi»

Galvan