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Legalizzare la marijuana:
l'America di Obama ci crede
Nadelmann guida la crociata pro-spinello: «Abbiamo fatto di più in questi 4 mesi che non negli ultimi 20 anni»

NEW YORK – Legalizzare la marijuana? Dopo avere eletto il primo presidente nero della sua storia e ratificato il matrimonio gay in ben cinque stati, sono in molti in America a crederci. E se in questa sponda dell’Atlantico la crociata all’insegna dello spinello libero non è certo nuova, negli ultimi tempi ha fatto passi da gigante.

CHI È NADELMANN – «Abbiamo realizzato di più in questi quattro mesi che non negli ultimi 20 anni», dichiara Ethan Nadelmann, il 52enne direttore esecutivo della Drug Policy Alliance, la più importante organizzazione per la legalizzazione della marijuana, deciso ad imitare la strategia perseguita dagli attivisti gay: varare leggi a livello statale, per poi giungere ad un codice federale. Il classico sballatone reduce da Woodstock? «Niente affatto», replica il New York Times, «Nadelmann ha una laurea in legge e un dottorato da Harvard». E tra i suoi sponsor annovera persino il finanziere di origine ungherese George Soros, le cui generose donazioni gli permettono di mantenere uno staff di 45 persone in ben sette città Usa, impiegate a tempo pieno per la legalizzazione.

AMMISSIONI E MEA CULPA – Eppure ogni americano sopra i 40 anni ricorda ancora la crociata lanciata da Nancy Reagan 25 anni fa al grido di «Just say no» («basta dire no»). A quell’era proibizionista era seguita la “mezza ammissione” dell’ex presidente Bill Clinton («ho fumato senza inalare») e poi il mea culpa del futuro premio Nobel Al Gore («ho fatto male a spinellarmi»). La vera svolta è arrivata col sindaco della Grande Mela Michael Bloomberg, il primo ad ammettere candidamente, durante la campagna elettorale del 2001: «Certo che l’ho provata e mi è pure piaciuta». Ma è stata l’amministrazione Obama, poco dopo l’insediamento, ad invertire la legge di George W. Bush che puniva l’uso della marijuana per scopi medici. Una pratica oggi legale in ben 13 stati americani. Chi ha spedito Barack alla Casa Bianca non si scandalizza della sua auto-biografia «Sogni di Mio padre», in cui confessa di aver fatto «uso frequente» di canne ed affini.

I SONDAGGI – E infatti un recente sondaggio realizzato in California rivela per la prima volta che la maggioranza degli elettori di quello stato è favorevole alla legalizzazione. Persino il governatore Schwarzenegger ha dovuto ammorbidire la sua posizione, un tempo rigida in merito. Ancora più sorprendenti i rilevamenti su scala nazionale. L’ultimo Abc-Washington Post ha scoperto che il 46% degli americani oggi è pro-spinello, contro solo il 22% del ’97. Tra i baby-boomer il sostegno è pressoché corale. E sarebbero proprio loro, oggi 50enni e 60enni, l’anima del nuovo movimento. «Negli anni ’70 i nostri genitori non avevano la più pallida idea della differenza tra marijuana ed eroina», spiega Nadelmann. «La mia generazione al contrario la conosce bene per averla usata, senza per questo passare alle droghe pesanti come sostiene qualcuno».

LE RAGIONI DEGLI ATTIVISTI – L’obiettivo finale è regolamentare l’erba, tassandola come l’alcol e le sigarette. «Oltre ad iniettare preziosi fondi nelle casse statali oggi depauperate», spiegano gli attivisti, «ciò eliminerebbe del tutto il dramma del contrabbando illegale». Una delle cause principali di criminalità violenta soprattutto al confine Usa-Messico. Eppure sono in molti a temere che la legalizzazione finirebbe per immettere sul mercato le nuove varietà di marijuana, spesso geneticamente modificata, ben più potente di quella in circolazione negli anni ’70. «Tutte balle – ribatte Nadelmann al Times – : la marijuana legalizzata sarebbe disciplinata dal governo. Che ne controllerebbe ogni suo minimo aspetto».

Alessandra Farkas

Fonte: http://www.corriere.it/esteri/09_maggio_20/farkas_usa_legalizzare_la_marijuana_acfdf5d2-4517-11de-982b-00144f02aabc.shtml?fr=correlati