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Anonimo

L'INCAPACITÀ DI VEDERE LE COSE COME SONO

La chemioterapia in alcuni casi di tumore è indubbiamente utile, come già detto. In altri è del tutto inutile e non si capisce perché venga usata. Si direbbe che l'unica ragione sia quella di consumare grandi quantità di farmaci costosissimi, che rendono così tanto alle industrie farmaceutiche, si parla di 20.000 miliardi all'anno solo in Italia! (Dr. Sergio Martinat).

Articolo del Dr. Sergio Martinat (www.cresnatura.com), apparso sul Giornale della Natura n. 113 (maggio 1998).

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… omissis …
Tutti oramai si accorgono (avete mai provato a parlare con gli infermieri e i medici degli ospedali quando sono in vena di sincerità?) delle conseguenze delle cure massicce a base di chemioterapia e terapia radiante. Non si contesta che, in alcuni casi ben determinati queste cure siano utili, ma quello che indigna è il fatto che vengano usate massicciamente sempre, anche quando tutti vedono che non servono a nulla se non a distruggere la qualità della vita dell'ammalato e a fargli trascorrere gli ultimi mesi in condizioni terribili.

Non sarebbe meglio invece usare metodi meno cruenti che, invece di distruggere le residue possibilità di difesa dell'organismo, le esaltino in modo da prolungare la vita in condizioni più accettabili, proprio come propongono Di Bella e altre metodologie dello stesso filone?

La chemioterapia in alcuni casi di tumore è indubbiamente utile, come già detto. In altri è del tutto inutile e non si capisce perché venga usata. Si direbbe che l'unica ragione sia quella di consumare grandi quantità di farmaci costosissimi, che rendono così tanto alle industrie farmaceutiche (si parla di 20.000 miliardi all'anno solo in Italia!) e quindi di riflesso a tutto l'establishment sanitario, che dalle industrie viene continuamente blandito e omaggiato nei modi più diversi.

Adottare le conquiste della biologia il premio Nobel prof. Pauling diceva di essere in grado di ridurre il livello delle malattie a un quarto e prolungare la vita media di una ventina di anni – è una prospettiva osteggiata con la più grande determinazione dall'establishment sanitario, quasi si trattasse di una proposta turpe o dannosa.

Cerchiamo di fare un discorso franco anche se un po' cinico: le industrie farmaceutiche non sono degli enti di beneficenza. Perseguono legittimamente, come tutte le imprese di questo mondo, un profitto che consenta loro di remunerare i capitali, di crescere, di pagare gli stipendi di milioni di dipendenti.

Sentirsi dire che adottando metodiche più dolci delle attuali si potrebbe ridurre il livello delle malattie a un quarto, equivale per loro a ipotizzare la riduzione degli introiti a un quarto, e quindi a un disastro economico. Ma questa illazione è profondamente sbagliata: i dirigenti delle industrie farmaceutiche, che tutti pensano siano dei manager super intelligenti, in questo caso dimostrano di avere la vista molto corta.

È vero che adottare in grande, a scapito di una parte della medicina farmacologica, le conquiste della biologia moderna in fatto di sostanze alimentari (come vitamine, sali minerali, enzimi, oligoelementi, e ora anche ormoni), porta le persone a un maggior livello di salute, a una vita più lunga e quindi a un minor bisogno di ricorrere ai farmaci.

Ma è anche vero che per mantenere questo superiore stato di salute, occorre adottare vita natural durante una superalimentazione composta da una settantina di microalimenti, in dosi massicce, dal costo tutt'altro che indifferente. Se, cioè, le industrie farmaceutiche e le farmacie adottassero questa politica, vedrebbero crescere i loro introiti in modo considerevole. L'establishment sanitario da anni sta lottando con tutte le sue forze per uccidere la gallina dalle uova d'oro, che gli porterebbe una prosperità sinora mai sognata!

Qualche ingenuo si scandalizzerà a sentir parlare di profitti di industrie, di farmacie, di case di cura, di medici ecc., quando si parla di salute. Ma c'è poco da dire: tutto si muove, da che mondo è mondo sulla prospettiva dl ottenere un profitto. Questo nuovo modo di curare rappresenterebbe una catastrofe economica per i governi?

Neppure questo è vero: se da un lato lo Stato spenderebbe di più per la spesa farmaceutica, dall'altro lato vedrebbe ridursi enormemente la spesa ospedaliera, che rappresenta la più gran parte della spesa sanitaria. Se si mette poi in conto una popolazione più sana, più giovane, in grado di rendersi utile per un periodo più lungo dell'attuale, si può ben arguire che la bilancia delle spese sanitarie sarebbe per molti lati in attivo.
… omissis …

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